Manuel Agnelli a Sanremo: le mignotte, Patty Pravo nuda, il culo di Iva Zanicchi, l'aragosta mangiata nel piatto del Premio della Critica e Al Bano infuriato...

Manuel Agnelli a Sanremo: le mignotte, Patty Pravo nuda, il culo di Iva Zanicchi, l'aragosta mangiata nel piatto del Premio della Critica e Al Bano infuriato...

"Per quelli della mia generazione, nell'ambiente della cosiddetta musica alternativa, Sanremo era il demonio. Per questo decidemmo di andarci con spirito avventuroso pronti a duellare senza quartiere con mignotte e avventurieri": comincia così il ricordo di Manuel Agnelli della partecipazione degli Afterhours al Festival di Sanremo 2009, pubblicato sulle pagine di Robinson (inserto domenicale di Repubblica). A distanza di otto anni dalla partecipazione del gruppo-simbolo della scena indie-alternative italiana al Festival, con "Il paese è reale", il frontman si lascia andare ad una sorta di lunga - chiamiamola così - confessione che lo vede raccontare alcuni retroscena di quell'edizione del Festival, dell'esibizione degli Afterhours sul palco dell'Ariston e alcuni episodi legati alla loro partecipazione.

La vita degli Afterhours a Sanremo non è stata, come ci si potrebbe aspettare, spericolata e rock'n'roll. Nessun eccesso, ricorda Agnelli:
 

"Il desiderio di romanticizzare tutto però, per giustificare eticamente la nostra partecipazione, ci portò a cercare dovunque prima di tutto le mignotte. Con risultati davvero scarsi. Ogni sera dopo il programma giravamo a caso prima per il teatro, poi per i luoghi di aggregazione dopofestival e per finire, immancabilmente, al casinò. Lì, fra poche persone vagamente distratte alla roulette, tutta la tristezza della nostra sconfitta e della conseguente delusione si materializzava in un paio di bicchieri di bollicine andate a male. Nessuna decadenza, solo finte sbornie e finti litigi, nessun eccesso leggendario che potesse giustificare un carrozzone così privo di contenuti. Insomma anche come festa parecchio noiosa direi, tutti a letto alle nove per non avere rughette d’espressione il giorno dopo".


La partecipazione al Festival della band di "Non è per sempre" fu fortemente voluta dal conduttore e direttore artistico di quell'edizione, Paolo Bonolis, che Manuel Agnelli ricorda come "un gran padrone di casa". Ma con quale spirito gli Afterhours si presentarono a Sanremo?
 

"Andandoci quindi decidemmo che avremmo fatto solo quello che ci sarebbe parso giusto fare. E facemmo tutto quello che ci venne in mente. E soprattutto non facemmo niente che non ci piacesse. Fummo incoraggiati e tutelati, quasi protetti da Paolo Bonolis che si rivelò con noi un signore e un gran padrone di casa. Portammo un pezzo complicato e inascoltabile per le orecchie del pubblico abituato al bel canto, rifiutandoci di partecipare alla gran parte di circo mediatico per la quale altri avrebbero ucciso e rifiutando di inserire il nostro pezzo nella compilation del Festival. Creammo una nostra compilation con la nostra canzone a far da traino per diciotto altri gruppi per lo più sconosciuti alla massa (e non solo). Tutto perché stavamo dando a Sanremo una credibilità e una grandezza che non gli apparteneva più. Perché continuavamo a vederci un nemico. Ma non ci furono battaglie, niente petto nudo davanti alle mitragliatrici. Niente contraddittorio. Le uniche critiche veramente pesanti, ferocissime, le ricevemmo dal nostro pubblico. Da quello che, come noi, aveva bisogno di un nemico per darsi un senso".


Gli Afterhours, con "Il paese è reale", vinsero il Premio della Critica "Mia Martini", ottenendo più voti degli altri due favoriti: Nicky Nicolai e Stefano Di Battista con "Più sole" e Tricarico con "Il bosco delle fragole". Il Premio della Critica, per chi non lo avesse mai visto, consiste in un bel piatto argentato: ebbene, in quel piatto Manuel ci mangiò un'aragosta.
 

"Vincemmo anche il premio della critica, un piatto argentato nel quale mangiai un'aragosta intera la sera stessa nel disperato tentativo di fare qualcosa di decadente".


Agnelli racconta poi un paio di episodi che hanno per protagonisti altri concorrenti di quell'edizione del Festival, Patty Pravo, Iva Zanicchi e Al Bano...
 

"Gli episodi che ci rimangono in mente alla fine sono perlopiù picareschi e insignificanti: la gente che ci chiede gli autografi e le foto perché ci vede uscire dal teatro senza sapere neppure se eravamo cantanti o attrezzisti, Patty Pravo che, per cambiarsi d’abito, si spoglia nuda davanti a noi e tira una manata sul sedere di Iva Zanicchi dicendole: 'Iva ma che culone che hai!'. Oppure Roberto (Dell'Era,ndr), il nostro bassista, che imita Al Bano prendendolo in giro per ritrovarselo alle spalle con lo sguardo inferocito".


...e gli incidenti tecnici relativi all'esibizione della band sul palco dell'Ariston:
 

"E soprattutto il cambio palco delirante, in una situazione non abituata alle band che vogliono suonare dal vivo, fatto durante la pausa pubblicitaria. Centottanta secondi per allestire sei postazioni per i sei musicisti con voci, amplificatori e batteria. Centottanta secondi che portarono a eseguire il pezzo con il monitor di Giorgio, il batterista, spento e il basso di Roberto scordato di un quarto di tono e io, che me l’ero fatto mettere nell’ear-monitor come riferimento, a cercare l’intonazione in una terra di nessuno per tutto il brano. Il tutto davanti a diciassette milioni di spettatori".


Gli Afterhours decisero di partecipare al Festival di Sanremo per portare su un palco importante come quello dell'Ariston, di fronte a milioni di spettatori, un progetto ambizioso (come lo definì il frontman in una chiacchierata con Rockol pochi giorni prima dell'inizio del Festival): dare visibilità alla scena indipendente italiana. Non a caso, piuttosto che inserire la loro canzone nella tradizionale compilation con tutte le canzoni del Festival, gli Afterhours pubblicarono una compilation "alternativa", contenente brani di realtà della scena indipendente italiana come Marta Sui Tubi, Il Teatro degli Orrori, Zen Cirus, Beatrice Antolini, Cesare Basile, Paolo Benvegnù e Roberto Angelini. Ma i buoni propositi e l'entusiasmo lasciarono ben presto spazio alla disillusione:
 

"Eravamo lì per sfruttare il festival, alla nostra maniera si intende, ma sempre da sfruttatori. La grandeur romantica e decadente che gli avevamo affibbiato ci era servita per rendere più grande il nostro nemico e bearci del nostro eroismo nell’essere lì ad affrontarlo. Davide contro Golia. Invece era il Bagaglino. L’Italietta. E Sanremo, come l’Italia, non si cambia".


Manuel Agnelli parla del Festival di Sanremo come di qualcosa che non si può cambiare. "Puro trash", dice:
 

"In passato, negli anni Cinquanta e Sessanta, il festival aveva rappresentato la musica italiana e la rappresentava in maniera sufficientemente completa. Intorno al festival nascevano storie e leggende che nutrivano l’immaginazione degli italiani e la creatività degli artisti. Poi, crescendo e soprattutto rimanendo per l’industria musicale del nostro paese l’unico grande veicolo promozionale al quale affidarsi, era stata la musica italiana a rappresentare il festival. Le canzoni venivano fatte in funzione del festival, con standard ben precisi. In realtà da anni Sanremo è solo un megafono promozionale. Anzi IL megafono. La cosa più potente a disposizione di tutti quelli che ne sanno approfittare e per questo tutti hanno cercato, a volte violentandola, a volte imbalsamandola, di cambiarla e di adattarla ai loro scopi. Ma il Dna del festival è troppo forte e resiste a ogni cambiamento. Con il tempo ha perso persino la funzione simbolica di nemico culturale ed è diventato puro trash".


Alla domanda "Rifaresti il Festival di Sanremo?" Agnelli non ha dubbi nel rispondere:

"Certo cari. Ma solo se conviene. Solo se conviene".

 

Dall'archivio di Rockol - Due soli concerti nel 2019: il presente e il futuro della band
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.