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NEWS   |   Italia / 13/01/2017

Mannarino, le radici e il Sud America. Esce il nuovo album 'Apriti cielo': 'La musica è arte dell'incontro' - INTERVISTA

Mannarino, le radici e il Sud America. Esce il nuovo album 'Apriti cielo': 'La musica è arte dell'incontro' - INTERVISTA

La storia musicale di Mannarino ebbe inizio in un club romano tra la stazione Termini e Rione Monti, verso la fine degli anni '90. Quel locale era frequentato da ragazzi e ragazze di tutte le etnie: tra questi anche alcuni sudamericani. Si faceva musica e Mannarino, 18enne, decise di cimentarsi con mixer e microfono, improvvisandosi dj di world music: "Mi ha aperto le porte del samba, del tropicalismo", ricorda il cantautore a distanza di quasi vent'anni, "nel giro di poco tempo mi sono ritrovato ad esibirmi dal vivo accompagnato da una band di musicisti sudamericani. Mi hanno insegnato a scrivere in un modo diverso rispetto a quello in cui scrivevo prima. Rimasi folgorato da un album di Nitin Sawhney, 'Beyond skin', il punto più alto della world music: fu un'epifania". La passione per la musica sudamericana non è mai svanita nel cantautore romano: anzi, negli anni è cresciuta talmente tanto da ricoprire, oggi, la stessa importanza che hanno avuto per Mannarino gli stornelli romani, Gabriella Ferri e Alvaro Amici.

Il nuovo album del cantautore, "Apriti cielo", da oggi nei negozi di musica, è proprio l'incontro tra le influenze della musica sudamericana e i cantori della romanità: "Ho voluto ricercare colori, atmosfere ancestrali, il ritmo", racconta Mannarino, "questo album ha qualcosa che sa di primo disco. Ma allo stesso tempo ho capito di conoscere i ferri del mestiere: ora so usare la spatola, i colori, i pennelli, le luci. Il precedente, 'Al monte', mi è servito per arrivare a questa cifra: volevo sdoganarmi da quello che avevano rappresentato i primi album, uscire metaforicamente dalla città e mettermi in cammino. Lo definirei un tentativo di fuga doloroso dalla città: non era una fuga con lo sguardo rivolto al futuro, ma con lo sguardo rivolto all'indietro. Adesso, invece, sento di poter guardare oltre".



"Apriti cielo" è prodotto da Tony Canto e Mannarino stesso, che lo ha registrato con più di 30 musicisti. Tra questi anche Enzo Avitabile (al sax in "Vivo) e il percussionista brasiliano Mauro Refosco, che oltre ad aver suonato con Red Hot Chili Peppers, Atoms for Peace e David Byrne, è anche un membro del collettivo newyorkese dei Forro in the Dark, composto interamente da musicisti brasiliani appassionati di worldbeat e worldmusic: "Dall'incontro nascono le cose più fresche", dice il cantautore, "la musica brasiliana è l'incontro tra le armonie della musica classica occidentale e la ritmicità africana. D'altronde, la musica è arte dell'incontro". La copertina è un collage picassiano e quasi cubista che assembla bandiere di tutto il mondo, decostruite. Sullo sfondo si staglia un palazzo, chiuso da un muro: "È il muro che separa i popoli, che ci chiude nelle condizioni e nelle convenzioni sociali", spiega Mannarino, "'Apriti cielo' vuol dire proprio questo: che crolli il muro". L'album potrebbe essere definito come la sintesi tra l'aspetto più danzereccio dei primi album del cantautore e quello più concettuale di "Al monte". Alla ritmicità e alla leggerezza della musica corrisponde, infatti, una scrittura metaforica, per certi versi criptica, che torna ad avvalersi del dialetto romanesco: "È influenzata dalla scrittura dei tropicalisti, su tutti Caetano Veloso, Chico Buarque e Gilberto Gil", fa notare lui, "loro dovevano sfuggire alla censura e per questo hanno elaborato una scrittura metaforica, fatta di contenuti non facilmente accessibili". Il viaggio di Mannarino in Sud America non è stato solamente un viaggio - diciamo così - "intellettuale", ma anche fisico: "McLuhan aveva parlato di villaggio globale, negli anni '60, e quello che aveva detto si è realizzato. Anche dal punto di vista della musica: grazie a Napster, eMule e - oggi - allo streaming possiamo ascoltare musica di tutto il mondo. Ho viaggiato in Brasile anche fisicamente, più volte: una volta, da solo, ho percorso tutto il tragitto che separa l'Amazzonia da Rio de Janeiro".

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Andare a ripescare i ritmi della musica sudamericana, per Mannarino, ha un significato non solo musicale, ma anche per certi versi "politico": "Una delle tendenze principali delle canzoni e dei cantanti di oggi è quella di scimmiottare i cantanti americani. Si sono dimenticati delle loro radici, del popolare, del folkloristico, per scimmiottare gli americani. C'è un appiattimento dei contenuti artistici: in radio passano dei jingle che non disturbano, che non fanno riflettere, che non stimolano lo spirito critico. Non è nemmeno arte, per me: perché l'arte, per essere considerata tale, deve suscitare delle reazioni, stimolare, non lasciare indifferente. Ho visto gli episodi della serie 'Black mirror': ce n'è uno, particolarmente orwelliano, dove gli uomini devono pedalare tutto il giorno e tutti i giorni per racimolare punti che gli permettano di comprare un biglietto per presentarsi 'alla porta del paradiso' con l'occasione di uscire fuori da quella routine. E quella 'porta del paradiso' è un talent show. Gli dicono: 'Ce la potete fare anche voi, anche voi potete diventare delle star'. È un modo per far star buona la gente a casa. E quando qualcuno va contro di loro, viene inglobato dal sistema, come il protagonista di quell'episodio".

Ma è lo stesso Mannarino a riconoscere, dopo qualche istante di riflessione, che non sempre, nel nostro Paese, le radici vengono viste come qualcosa di positivo: a volte possono rappresentare vincoli, ostacoli. È successo anche a lui: ancora oggi, anche se in forma più attenuata rispetto al passato, Mannarino continua ad essere percepito come un cantautore che vive in una grande bolla. Quella di Roma, appunto: "Sono orgoglioso della mia romanità, delle mie radici voglio farne un punto di forza. Ma non mi sono accontentato della maschera che mi hanno messo addosso gli altri, altrimenti sarei finito a fare la sagra della salsiccia", risponde il cantautore, "ho sentito il dovere di andare oltre, mi sono messo in gioco".

Il tour partirà in primavera con due concerti ospitati dal PalaLottomatica di Roma (dopo il sold out della data del 25 marzo è stato aggiunto un secondo appuntamento, quello del 26), poi sarà la volta di Bologna, Firenze, Padova, Milano, Torino, Pescara e Napoli (dove chiuderà il 10 aprile). E quando il suo ufficio stampa gli fa notare che le vendite dei biglietti stanno andando benone, Mannarino si stupisce: "Per i contenuti, perché mi sorprende sapere che c'è parecchia gente disposta ad ascoltare quello che scrivo e canto nelle mie canzoni. Anche se non passo sui media tradizionali", dice.

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