NEWS   |   Italia / 27/10/2016

Giorgia, il nuovo album 'Oronero': 'Il pregio del tempo che passa è che puoi cominciare a fare quello che ti pare' - VIDEOINTERVISTA

Giorgia, il nuovo album 'Oronero': 'Il pregio del tempo che passa è che puoi cominciare a fare quello che ti pare' - VIDEOINTERVISTA

A tre anni di distanza da "Senza paura", la cantante romana torna sulle scene con il suo nuovo album di inediti, "Oronero". Il disco, anticipato dall'omonimo singolo scritto da Emanuel Lo, esce domani, venerdì 28 ottobre: registrato tra Milano e Los Angeles, va a consolidare la collaborazione tra Giorgia e Michele Canova, che dopo averla affiancata nelle lavorazioni dei precedenti due album è tornato a vestire il ruolo di produttore per queste quindici nuove canzoni. Tra gli autori dei brani troviamo la stessa Giorgia (che, come aveva fatto in "Dietro le apparenze" e "Senza paura", ha riscritto in italiano canzoni originariamente scritte in inglese da alcuni autori anglo-americani), Emanuel Lo, Tony Maiello e Pacifico. L'abbiamo incontrata per parlare di questo suo nuovo lavoro...

(di Mattia Marzi)

Partiamo dal titolo: "Oronero", che è anche quello del singolo che ha anticipato l'uscita dell'album. Che importanza ha questo titolo e cosa significa esattamente?
"Non è casuale che 'Oronero' ricordi anche il petrolio. Nel senso che è un po' una rappresentazione del sistema che si è creato e in cui ci muoviamo. Io ho sempre molto timore del sistema, del meccanismo e dell'impalcatura, perché comunque non c'è libertà all'interno di quello. A partire dalla canzone, 'Oronero' è un modesto richiamo al rispetto di sé e dell'altro, cioè alla ricomposizione delle relazioni personali: che non si basino solamente sul giudizio, sull''io contro di te'. Perché l'essere umano è affascinato da questa continua contrapposizione: il brutto e il bello, il bene e il male: ormai siamo in un momento in cui è necessario prendere coscienza del fatto che siamo tutti parte di una cosa e che l'essere umano, finora, ha sbagliato parecchio. Quindi è un po' un richiamo di questo tempo a ripartire dall'individuo e quindi dalla purezza di un rapporto interpersonale, che possa essere oltre il giudizio e che possa basarsi su un confronto fatto di rispetto. Anche nella diversità, però che ci sia rispetto".

Quindi un titolo "sociale", nel senso che è riferito alla società?
"Sì, assolutamente. Anche perché tutto l'album è fatto così. Mentre lavoravo al disco sono successe un sacco di cose, penso ad esempio agli attentati... E c'era davvero questa atmosfera angosciante, pesante: lì ti rendi conto di quanto siamo tutti uguali. E come lo risolvi? Da dove parti? Con chi te la prendi? In realtà la risposta, per me, è sempre individuale: l'individuo deve sempre ripartire da sé, dalla conoscenza di sé. Dal recuperare quella parte che non si ricorda mai, che è la sensibilità, il sentire. E non solamente la parte razionale, il pensiero, l'avere, l'ottenere, il mostrarsi: ma tutta quella che rimane nascosta. Penso che sia una faccenda generale dell'essere umano, quella di ritrovare il contenuto di sé, e da lì accettare anche le cose che non ti piacciono e portarla fuori, questa attitudine. Non è facile, perché non abbiamo neanche il tempo di affrontarla: tutti noi abbiamo esigenze che ci portano a vivere la vita 'fuori' invece che 'dentro'. L''Oronero' è un po' come il petrolio: se tu il petrolio lo lasci dov'è, serve, perché ha la sua funzione per la Terra. Se tu lo prendi e lo fai diventare uno strumento di arricchimento, allora diventa veleno: come può succedere nei rapporti personali quando si vive con una coscienza diversa rispetto a quella reale".



Questo disco era previsto che uscisse prima, la scorsa primavera, poi hai deciso di prenderti più tempo e posticiparne la pubblicazione di qualche mese. Cosa è successo in questi mesi, dal punto di vista artistico e musicale? E quello che è successo è andato a modificare il progetto originale del disco?
"In realtà, quel tempo che mi sono presa in più serviva per prendere un attimo la distanza dalle cose che avevamo già scritto, provinato e arrangiato. Quando riascolti le cose a distanza di un mese o due ti rendi conto che alcune non ti appartengono più: magari nel frattempo hai ascoltato una sonorità che ti ha emozionato e allora cerchi di andare più in quella direzione. È servito, più che a cambiare il progetto iniziale, a limare alcune cose, a definirle. Mi sono dovuta prendere quel tempo di 'posa' delle canzoni perché, stavolta, non volevo che uscisse il disco e mi rimanesse un non fatto, un non detto e un non sistemato. Quindi ho preferito rischiare. Adesso quando ti fermi e non hai vent'anni, te lo fanno vivere o come un rischio, perché togli, ti levi un po' di mezzo... Se magari, dopo aver fatto un disco, hai vissuto un tipo di sensazione (tipo pensare 'Però quella cosa la volevo fare meglio...'), quella sensazione non la vuoi rivivere più. Piuttosto, ti prendi il tempo, aspetti. E poi, quando te la senti, vai. Per fortuna il produttore, Michele Canova, era perfettamente allineato con me in questa scelta: abbiamo lavorato fino all'ultimo, il tempo lo abbiamo utilizzato tutto. Anzi, a un certo punto ci siamo fermati perché altrimenti i pezzi sarebbero diventati 20...".

"Oronero" è il tuo terzo disco prodotto da Michele Canova. "Dietro le apparenze" era un album quasi tutto elettronico, mentre "Senza paura" era una sorta di "mediazione" tra la tua visione e la sua. Con questo nuovo lavoro, invece, sei tornata all'elettronica spinta...
"Mentre su 'Senza paura' abbiamo avuto un po' di idee diverse, soprattutto sulla parte suonata ed elettronica, con questo eravamo convinti già dall'inizio: volevamo recuperare l'elettronica di 'Dietro le apparenze', soprattutto nelle ritmiche. E poi, là dove mettevamo delle cose suonate, calde, vere, anche rimaneggiarle, in modo da creare un campione che però non trovi in nessuna banca dati: una cosa che fosse fatta apposta".

In una recente intervista hai detto di aver fatto pace con la tua anima "pop". Puoi spiegarci meglio questo concetto? 
"Io venivo da un passato di club, negli anni '90, dove facevo le cose di Jimi Hendrix, piuttosto che soul o rhythm and blues. Poi c'è stato un momento in cui ho cantato cose per cui, per alcuni, ero diventata jazz. Diciamo che il 'pop' è il punto di arrivo".

E ti dispiace essere considerata una cantante "pop"?
"No, ci lavoro da vent'anni! Essere 'pop', per me, è un complimento: è la mia natura e la mia attitudine".

Tra gli autori di questo nuovo disco c'è Pacifico, che ha firmato "Sempre si cambia".
"Ci rincorrevamo da tempo a vicenda. Lui ci teneva tanto che io facessi un pezzo suo, però non era mai arrivato quello che ci convincesse. Il testo di 'Sempre si cambia' sembra scritto da me: insisto sempre sul concetto del 'cambiamento'. Il senso della vita è che tu nasci in un modo e poi muori in un altro: quindi lo fai, un cambiamento. La canzone di Pacifico l'ho sentita molto mia".

E poi c'è Tony Maiello, già vincitore di Sanremo Giovani nel 2010, che recentemente ha firmato canzoni anche per Laura Pausini e Francesco Renga. Tu hai inciso la sua "Credo", con musica composta insieme a Enrico Palmosi, Domenico Abbate e Daniele Rea: come ti è arrivata questa canzone?
"Tony me lo ricordavo ai tempi di X Factor. Quando ho ascoltato 'Credo' ancora non sapevo che i suoi pezzi stessero girando. Di solito, quando ascolto una canzone, non chiedo mai di chi è il pezzo. In questa canzone ci sono frasi che sento mie, e poi c'è una cassa in quattro che mi piace molto... Perché ho un'anima dance che vive dentro di me, da quando sono piccola".

Una canzone del disco si intitola proprio "Danza". E ha un finale rap...
"Mi sono divertita a fare quello. Un tempo ero davvero incapace con il parlare-cantato, mi attaccavo alle note. Da quando ho fatto 'Tu mi porti su' con Lorenzo (Jovanotti, autore della canzone, ndr) mi sono liberata, perché quello è veramente un rap: ci sono delle note, ma il movimento di fiato è proprio come se fosse un rap veloce. E ho capito che mi piace. Nasco come 'la cantante', quindi sembrava un po' tipo 'Oddio, ma cosa fa?'. Invece è stata una cosa divertente: il pregio del tempo che passa è che puoi cominciare a fare quello che ti pare".

Una cosa del genere l'ha detta anche Elisa, recentemente, parlando del suo ultimo disco. Lei ha parlato della teoria del "tempo determinato": "Se non ora, quando?". 
"La condivido questa cosa, perché io sono in ritardo sulla mia vita di cinque o sette anni. Ad esempio, andavo in discoteca a trent'anni, quando non avevo più fisico. L'ho scoperta che ero già abbastanza matura. Però è vero: se te ne rendi conto, devi cercare di recuperare quelle cose, perché poi dopo non le vivi allo stesso modo".

Tornando agli autori: alcuni sono anglo-americani, come Bryce Fox, Jana Ashley, Tommy Lee James. In sostanza, hai recuperato canzoni scritte da autori inglesi e americani, traducendole poi in italiano. Questa scelta come la spieghi?
"La vivo come una sfida che mi piace, che mi stimola: nel mio stile di canto, per le frasi che mi piace fare con la voce, l'inglese è perfetto, mentre in italiano è più difficile. La sfida è cercare di mantenere quella melodia con le parole in italiano, di farla funzionare comunque. È stimolante cercare soluzioni, ed è veramente difficile".

Un nuovo disco in inglese pensi di inciderlo, prima o poi?
"Quando ero giovanissima ne ho fatti due ('Natural woman' e 'One more go round' del 1993, ndr). Ricordo che mi piaceva tanto e che non avrei mai cantato in italiano come cantavo in inglese. Ora non lo penso più: mi piace cantare in italiano, ho quasi più gusto. Anche se ogni tanto, durante i concerti, faccio citazioni di pezzi che mi piacciono e che mi riportano alla mia origine, quando facevo le cover nei club".

A proposito di concerti, come sarà il tour di "Oronero"?
"Sarà un tour nei palasport, in primavera. Stiamo definendo bene le date e ci tengo ad andare a suonare in più città che si può. Faremo un bel giro, bello ampio".

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