NEWS   |   Pop/Rock / 01/10/2016

Adele, il disco di diamante a '25' e lo smacco allo streaming (e alle colleghe tamarre): come tornare ai tempi d'oro della discografia

Adele, il disco di diamante a '25' e lo smacco allo streaming (e alle colleghe tamarre): come tornare ai tempi d'oro della discografia

Che "25" avrebbe lasciato il segno nella storia dell'industria discografica lo si era intuito già prima della sua pubblicazione, quando la Columbia Records aveva spedito nei negozi degli Stati Uniti 3,6 milioni di copie in sell-in (ovvero distribuite ai venditori) dell'ultimo album della diva pop britannica. In pochissimo tempo, Adele aveva polverizzato ogni record precedentemente detenuto da altri artisti: nella sua prima settimana di vendita, "25" aveva venduto 3,38 milioni di copie in sell-out (ovvero effettivamente acquistate), praticamente più di un milione di copie in più rispetto a "No strings attached" degli *NSYNC (che nel 2000 vendette 2,4 milioni di copie il sell-out), diventando il primo album in grado di spingersi oltre 3 milioni di copie vendute nella prima settimana di commercializzazione, negli States. Nessun altro album era riuscito a vendere così tanto. Il presentimento che "25" avrebbe lasciato il segno era diventato una certezza quando, a poco meno di un mese dall'uscita di "25", era arrivata la notizia secondo la quale il disco aveva conquistato la bellezza di cinque dischi di platino in nemmeno trenta giorni. Numeri incredibili, nell'epoca dello streaming.

Non è passato neanche un anno dall'uscita di "25" che arriva un'altra importantissima notizia che a che fare con il rapporto tra Adele e l'industria discografica: proprio in questi giorni la RIAA (Recording Industry Association of America, associazione americana dell'industria discografica - equivalente statunitense della nostrana FIMI) ha fatto sapere che l'ultimo album in studio di Adele è stato certificato disco di diamante per aver venduto, nei soli Stati Uniti d'America, la bellezza di 10 milioni di copie - vendendo, praticamente, una media di 910.000 copie al mese. "21", il secondo disco della cantante, ci aveva impiegato il doppio per ottenere la stessa certificazione: uscito nel gennaio del 2011, l'album era stato certificato disco di diamante nel novembre del 2012. "25" è diventato il 116esimo album a vendere più di 10 milioni di copie negli States e ad ottenere il disco di diamante: questa certificazione è stata istituita dalla RIAA nel 1999 e fino ad oggi ha premiato classici come - solo per citare qualche titolo - "Back in black" degli AC/DC, "Led Zeppelin IV" dei Led Zeppelin, "Nevermind" dei Nirvana, "The wall" e "The dark side of the moon" dei Pink Floyd, "Like a virgin" di Madonna, "Abbey Road" e "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, "Purple Rain" di Prince e i Revolution e "Born in the U.S.A." di Bruce Springsteen.

La certificazione di diamante non è così rara negli Stati Uniti: solamente nell'ultimo anno l'hanno ottenuta una raccolta di Garth Brooks, "Country grammar" del rapper Nelly e "Licensed to III" dei Beastie Boys. Ma si tratta di titoli "vecchi", pubblicati parecchi anni fa: la raccolta di Garth Brooks è uscita dieci anni fa, il disco di Nelly è stato pubblicato sedici anni fa, quello dei Beastie Boys addirittura trent'anni fa. In sostanza, Adele è l'unica cantante contemporanea in grado di riuscire a vendere più di 10 milioni di copie con un suo disco: nessuno come lei. Apriamo qui una breve parentesi per quanto riguarda la situazione italiana. In Italia, negli ultimi anni, la soglia per la certificazione disco di diamante è stata spesso modificata: dal 1995 al 2007 bisognava aver venduto 400.000 copie, dal 2008 al 2010 bisognava averne vendute 350.000, dal 2010 al 2011 la soglia si è abbassata a 300.000 copie per poi rialzarsi dal 2012 al 2013 con 600.000 copie. Oggi, perché un album sia certificato disco di diamante in Italia, deve aver venduto almeno 500.000 copie. E la situazione è leggermente diversa rispetto agli Stati Uniti: da noi, sono diversi gli artisti contemporanei che con i loro album riescono a raggiungere quota 500.000 copie vendute. Negli ultimi anni, Tiziano Ferro ci è riuscito con "Alla mia età" (a distanza di anni sono stati certificati disco di diamante anche "111" e "Nessuno è solo"), Vasco Rossi con "Vivere o niente", Ligabue con "Arrivederci, mostro!", Jovanotti con "Ora", Laura Pausini con "Primavera in anticipo", Giusy Ferreri con "Gaetana", i Modà con "Viva i romantici".

Chiudendo la parentesi italiana e tornando ad Adele, non era affatto scontato che con "25" sarebbe riuscita ad ottenere risultati di vendita così importanti, superando quelli del best seller "21": nei cinque anni trascorsi dalla pubblicazione di "21" e dal successo incredibile di quel disco, sono cambiate parecchie cose nel mondo della musica e nel modo di ascoltare la musica. Anzitutto, il genere a cui si rifà Adele, il soul e l'r&b rispolverato in chiave pop da Amy Winehouse ("Senza di lei non sarei qui", ha riconosciuto la voce di "Hello"), è stato soppiantato da nuove tendenze, su tutte l'elettronica e la dance. Molto schiettamente: mentre le sue colleghe cercano a tutti i costi di sorprendere con pezzoni tamarri, effetti speciali, pailettes e lustrini, Adele ha sfornato un altro disco di ballad acustiche, pianistiche e malinconiche, quasi fuori moda. Ma soprattutto, è cambiato drasticamente il modo di fruire la musica, con Spotify, Deezer e le altre piattaforme che hanno preso il sopravvento e con il digitale che ha superato il fisico. La risposta di Adele a questo cambiamento molto semplicemente: non ha reso disponibile in streaming "25" per diversi mesi (il disco è sbarcato su Spotify e dintorni solo lo scorso giugno, sette mesi dopo la sua pubblicazione).

"Quando c'è un album in uscita, sono eccitata dall'attesa della sua pubblicazione. Non uso lo streaming, la musica la compro" - ha detto la cantante al TIME - "lo streaming è un po' usa e getta. So che lo streaming della musica è il futuro, ma non è l'unico modo per fruire la musica. Non posso sostenere una cosa nei confronti della quale non ho ancora le idee chiare".


Insomma, non per fare i sensazionalisti, ma Adele sembra aver fatto un salto indietro nel tempo di vent'anni nella storia dell'industria discografica, tornando a quando si ascoltava una canzone, si andava nel negozio di musica a comprare il disco e lo si ascoltava con attenzione. Un'anomalia che sembra aver fottuto lo streaming e il modo "usa e getta" di fruire la musica al giorno d'oggi.

di Mattia Marzi


https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/5VEvhcS_SBDOkYl_eFZodaKjpQQ=/700x0/smart/http%3A%2F%2Fwww.billboard.com%2Ffiles%2Fstyles%2Farticle_main_image%2Fpublic%2Fmedia%2FAdele-sony-plague-billboard-1548.jpg

 

Scheda artista Tour&Concerti
Testi