Jon Spencer: ‘La Blues Explosion è fatta di istinto’

Jon Spencer è il rock n’ roll. Non lo è solo la sua musica, quella con i Blues Explosion. Lo è la sua faccia, occhi vivi e un po’ diabolici sulle occhiaie per una notte passata sul tour bus, spostandosi da una città all’altra per suonare. La Jon Spencer Blues Explosion, che ora si fa chiamare solo “Blues explosion”, ha appena pubblicato “Damage”, e lo sta portando in giro per l’Europa, con ritmi indiavolati come la loro musica.

Rockol ha incontrato Spencer a Milano, oggi 12 ottobre. Il trio, composto anche da Judah Bauer e Russel Simins, era appena arrivato da Monaco e in nottata ripartirà per Tolosa. Un bel ritmo, non c’è che dire. “Saremo in tour fino all’estate prossima, speriamo di prenderci anche qualche periodo di pausa…”.
La prima domanda è inevitabilmente sul quel nome sparito dall’intestazione. “Siamo sempre stati una band”, spiega Jon Spencer, “e lo saremo sempre. Volevo che fosse chiaro. Pazienza se l’ho cambiato solo ora, e comunque la gente ci percepisce come ‘Blues explosion’, per cui non credo che creerà problemi di sorta”.
“Damage” arriva dopo “Plastic fang”, disco molto discusso nella carriera dell’osannatissimo gruppo americano. “Quello era un disco di rock ‘n’ roll, ed era la prima volta che lavoravamo con un produttore esterno. Non è che quando ci siamo messi a lavorare a ‘Damage’ siamo partiti dalle critiche di chi diceva che ‘Plastic fang’ era un disco troppo pulito. Semmai hanno agito nel nostro subconscio”.
Il risultato è “Damage”, un disco contemporaneamente vario e compatto, grezzo al punto giusto nel mischiare elettronica e blues, rock e funk. “Semplicemente è venuto fuori così. Non ci pensiamo molto: facciamo musica e basta, basandoci sui nostri istinti più che su dei concetti o delle idee. Sento troppa musica di oggi rovinata dalla concettualizzazione, da una ricerca ossessiva della pulizia e del suono perfetto. Noi funzioniamo in un altro modo”.

Istinto: è questa la parola chiave per capire la Blues Explosion? Certamente. E quando si fa notare a Spencer l’attenzione che circonda tutti i nuovi gruppi rock alla Strokes e Hives, che sembrano troppo perfetti per essere veri, lui non si scompone: “Ma no, questi gruppi sono ok, alcuni mi piacciono. Voglio dire, noi facciamo rock da quasi 15 anni, e prima di noi c’erano altri gruppi a farlo. E’ semplicemente la moda odierna che infastidisce, tutti questi media che sguazzano in questo presunto ritorno del rock”.

E, in quanto a istinto, finisce per sembrare naturale che la Blues Explosion abbia recentemente collaborato con un altro “campione” del suono ruvido: Tom Waits.

Judah Bauer e Russel Simmins hanno recentemente accompagnato Waits in una esibizione al David Letterman Show, in America. “Sono contento per loro, e non sono stato invidioso perché io non c’ero. Era a New York e aveva bisogno di una band per l’occasione e ci ha contattato, tutto qua. Waits lo abbiamo conosciuto qualche tempo fa: gli avevamo chiesto di produrre ‘Plastic fang’ e lui, gentilmente, ha declinato l’invito. Lo abbiamo incontrato in modo quasi surreale, nel nord della California, ci ha dato appuntamento in un ‘diner’ di quelli di cui parlava nelle sue canzoni… Chi può dire, magari faremo qualcosa assieme in futuro”. .

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