Led Zeppelin e il processo a 'Stairway to heaven': the song remains the same (ma non tutti se ne accorgono)

Led Zeppelin e il processo a 'Stairway to heaven': the song remains the same (ma non tutti se ne accorgono)

Vorremmo rassicurare quanti - magari i più giovani, o chi non abbia esattamente il culto di Zoso, Bonzo e compagnia - si siano allarmati, oggi, nel leggere nei sottopancia delle principali reti televisive all news italiane la notizia secondo la quale "uno dei più grandi brani rock di sempre" ("Stairway to heaven" dei Led Zeppelin) possa trattarsi di "un plagio": il processo apertosi oggi a L.A., per la verità, non rappresenta una novità né nel merito né per quanto riguarda la carriera della band un tempo guidata da Robert Plant.


Senza allargare il discorso alla storia del rock tutta - e di cose ce ne sarebbero, da dire - il repertorio del gruppo di "Good times bad times" è costellato da casi di crediti non concessi o aggiunti ex post, magari dietro un ricorso alle vie legali. E non stiamo parlando di oscuri lati B che darebbero a quello di "Stairway to heaven" dignità di caso esemplare: "Babe I'm Gonna Leave You" (dall'album di debutto "Led Zeppelin" del '69) solo dal 1990 è stata accreditata anche a Anne Bredon, autrice originale che scrisse il brano alla fine degli anni Cinquanta (alla quale è stato accordato un sostanzioso risarcimento delle royalties perse negli anni), così come "Dazed and Confused" (sempre da "Led Zeppelin"), nella versione di Page, Plant e soci, solo dopo una causa - risolta extragiudizialmente - è stata riconosciuta anche all'autore originale, Jake Holmes, che la pubblicò nel 1967 nel suo primo album, "The Above Ground Sound".


E che dire di "Whole Lotta Love"? Uno dei brani simbolo della corazzata hard rock britannica fu accreditato solo a partire dal 1985 anche a Willie Dixon, gigante delle dodici battute che scrisse il testo del brano - "You Need Love" di Muddy Waters - al quale Plant si ispirò per quello della traccia d'apertura di "Led Zeppelin II". Più o meno lo stesso successe con "The Lemon Song" e "Bring It On Home", sempre incluse nella seconda prova sulla lunga distanza degli Zeppelin: dopo reclami ufficiali - il primo sfociato anche in una causa legale, sempre risolta in sede extragiudiziale - ai brani vennero aggiunti i crediti mancati, rispettivamente a Howlin' Wolf (autore di "Killing Floor", "fonte di ispirazione" che la band era solita rileggere anche dal vivo) e (ancora una volta) lo stesso Dixon. Senza contare gli altri, innumerevoli casi di controversie che mai - almeno fino ad ora - hanno dato luogo a variazione nei crediti: chi voglia farsi una cultura in merito può approfondire qui, qui, qui e qui.


Venendo a "Stairway to heaven": del supposto plagio ai danni di "Taurus" degli Spirit si parla da decenni. Il diretto interessato, Randy Craig Wolfe, anche conosciuto come Randy California, il cantante degli Spirit e autore del brano incriminato, ne è di certo al corrente dal 1996, cioè un anno prima della sua morte, quando - nelle note di copertina della ristampa del primo album del suo gruppo - fece cenno alla faccenda svelando il collegamento tra i due gruppi: la canzone fu eseguita dal vivo dagli Spirit tra il '68 e il '69, ovvero ai tempi del primo tour americano dei Led Zeppelin, che per alcune date fecero da spalla alla band di California.


Il resto, come si dice, è sì storia, ma molto recente: nel 2014 il bassista degli Spirit Mark Andes, su mandato del suo amico scomparso, deposita la causa legale per plagio presso il tribunale di Los Angeles. In tanti si sono chiesti il perché di questa azione tardiva, giustificata da Andes con una sostanziale mancanza di fondi per affrontare un causa con una delle rockband più potenti del mondo. Presto o tardi, in ogni modo il processo è iniziato, e in queste ore nel tribunale della metropoli californiana di sta dibattendo - per l'ennesima volta - circa la completa (sì, perché l'accusa di plagio riguarda solo l'arpeggio iniziale di chitarra, non l'intera canzone) autenticità di un brano dei Led Zeppelin.


L'epilogo della vicenda è difficile da immaginare: se da un lato dalla parte dei querelanti si è sempre posto più l'accento sul giusto tributo a Wolfe, dall'altro è anche vero che una eventuale delibera in tal senso potrebbe sbloccare un risarcimento monstre da 40 milioni di dollari. Le ultime dall'aula parlano di una perizia Joe Bennett, musicologo forense presso il prestigioso conservatorio di Berklee, a Boston, secondo il quale entrambe le sequenze si baserebbero su una progressione in La minore risalente addirittura al Seicento e successivamente divenuta uno standard nella musica popolare occidentale, andando a fornire la base per brani incredibilmente famosi come "My Funny Valentine". Di certo, con una posta in gioco così alta ambo le parti avranno interesse a dirimere la questione definitivamente. Ma anche l'eventuale inserimento del nome del povero Wolfe nei crediti non farà diventare "Stairway to heaven" diversa da quella che abbiamo ascoltato fino a ieri...

(dp)

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