Sanremo 2016, vincitori e vinti (il commento del giorno dopo)

Sanremo 2016, vincitori e vinti (il commento del giorno dopo)

Fino a pochi giorni fa, nessuno avrebbe scommesso sugli Stadio. C’era grande rispetto per la band di Curreri, ma i nomi che circolavano erano altri: Caccamo/Iurato, Scanu… Almeno fino a giovedì, dopo la serata delle cover - con il tributo a Lucio Dalla che ha cambiato la storia di questo Festival. Da lì si è capito che erano papabili. Non è una storia inaspettata, alla fine: è il ritorno del saggio un po’ dimenticato, la rivincita. Ricordate Vecchioni? O Masini? Insomma, una storia da Festival.

Le storie (musicali)
Il ritorno degli Stadio, dicevamo. La contrapposizione tra Dear Jack e Bernabei, una delle possibili, non è mai iniziata, e ne escono malino tutti e due. La storia di Rocco Tanica fuori dagli Elii ha generato un po’ di interesse all’inizio, ma è stata subito ridimensionata. Il ritorno di Cristina D’Avena (di cui però ci si è dimenticati di citare i fautori, i ragazzi di AllMusicItalia che hanno fatto partire la petizione on-line).
E poi? Poco altro. Come l’anno scorso, il festival di Carlo Conti è medio: senza cadute nel trash e nel nazional-popolare più basso, e senza picchi o storie “alte”. Vincono comunque  i “10 minuti che valgono 10 Festival” (definizione di Franco Zanetti): Ezio Bosso. La vera storia che nessuno si aspettava.

Le polemiche
“Avete fatto la polemica sulla cosa sbagliata” - mi ha scritto un’amica. “A Sanremo si fanno sempre le polemiche sulle cose sbagliate: è una delle regole della sala stampa”, le ho risposto.
Il pasticcio del voto su Gabbani/Miele è durato un giorno, per qualche ora noi giornalisti abbiamo avuto il giocattolo nuovo in un festival “medio”, appunto, e poi ci siamo stufati.

Il dissing tra Morgan ed Elio non ha mai preso piede, così come la polemica sul presunto plagio di Bernabei, che è sembrata creata ad arte. Ma in fin dei conti lo sono tutte, Sanremo non è Sanremo se non c’è un’accusa di plagio.

I vincitori
Francesca Michielin, per la canzone che ha portato, per la crescita che ha mostrato, passaggio dopo passaggio: da qui riparte, e andrà lontano. E Rocco Hunt, medio in classifica finale, ma con un pezzo che sentiremo tanto: "Wake up" è già il più trasmesso in radio e il più visto su YouTube. Patty Pravo, che è arrivata da diva, e da diva se ne va con il premio della critica (attriibuito non ai passaggi, ma ad una carriera fantastica e ad una canzone bella e difficilissima). E Poi Gabbani tra le Nuove Proposte, dopo la polemica vincitore a mani basse, con un pezzo fresco, proposto con vera padronanza del palco, e dimostrando con la sua storia che la gavetta e un bravo staff sono importanti quanto il talento.

I "medi"
Il pezzo degli Elii non è mai davvero decollato (ha ragione Morgan: bello esteticamente ma troppo intellettuale) - ma se avessero fatto prima il travestimento da Kiss... Il colpo di genio è arrivato alla fine, quando i giochi erano già fatti. Arisa, sempre impeccabile con quella voce, ma passata un po’ in secondo piano a questo giro, come Annalisa. I Bluvertigo: gran bel pezzo, non meritava l’esclusione, ma già essere qua era un risultato: aspettiamo l'album.

I vinti:
Valerio Scanu, che tutti davamo sul podio. Dear Jack e Bernabei, entrambi ridimensionati.

La "qualità"
Soprattutto con vittorie come queste, c’è qualcuno che tira fuori la frase “ha vinto la qualità”. E, vista la storia degli ultimi anni, magari aggiunge soddisfatto: "Oh, non hanno vinto i talent". Bisognerebbe chiarire che cosa si intende per “qualità” - una delle parole più abusate quando si parla di musica, cinema, tv, libri, etc:  spesso c'è più "qualità" nella produzione di un talent che in molte cose "indie" o rock. Ma per me, la qualità c’era, e stava nei suoni e nella canzone di Francesca Michielin, nella classe di Enrico Ruggeri, nel carisma di Patty Pravo, nell’interpretazione di Noemi. Ma non sono così convinto che sia il Festival di Sanremo il posto dove si debba cercare questa famigerata qualità, perché da queste parti funzionano altre cose: le storie, più che le canzoni. Ci vediamo il prossimo anno.

(Gianni Sibilla)

 

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