DJ Jad, il nuovo album ‘Beat In My Soul’, il rap italiano, gli Articolo 31 e… Dio – INTERVISTA

Mi congeda consigliandomi di ringraziare Dio tutti i giorni. “Vedrai che la vita andrà meglio”. Prima di arrivarci, DJ Jad mi parla del suo mestiere, dei nuovi rapper, di J-Ax. E naturalmente del nuovo lavoro “Beat in my soul”, 23 tracce strumentali più una rappata in cui il beatmaker degli Articolo 31 distilla il suo gusto per l’hip-hop vecchia scuola e per il soul.

“Assemblare i sample è un’arte”, dice DJ Jad, vero nome Vito Perrini. “Non è diverso da comporre musica. È uno studio continuo. Nel disco mischio sample e parti suonate da me ed è difficile distinguere gli uni dalle altre perché il campione lo tratto, lo faccio mio. Cerco il gusto, la raffinatezza. In Italia progetti del genere sono di nicchia, negli Stati Uniti funzionano. Là il beatmaker è una figura riverita persino più dell’MC”. Da noi ci sono dj che guadagnano quanto le pop star… “Anch’io faccio le serate, ma suono con i vinili, non con una chiavetta usb dov’è già tutto programmato. Qual è la loro arte? Oggigiorno tutti fanno i dj, tutti fanno i cantanti, tutti fanno i giudici, e ogni cosa è superficiale. È un ciclo e finirà, mi auguro che la musica plasticosa venga presto sostituita da cose di valore, di spessore”.

Masterizzato in analogico, “Beat in my soul” è pubblicato solo in cd e in edizione limitata in vinile. Non a caso, è stato presentato in un locale milanese chiamato Vinile, fra vecchi giradischi e poster di film anni ’70. “L’mp3 ha ammazzato la qualità della musica. Non voglio sembrare antico e non dico di fermare l’evoluzione delle cose, ammetto che col digitale l’ascolto è più comodo, ma quando hai un oggetto per le mani è un’altra cosa. E poi comprare musica significa supportare l’artista che in un album mette soldi, lavoro, passione”. È una concezione del mestiere che Perrini ha condensato nel nomignolo che si è dato: DJ Jad the Tailor. “Come un sarto che produce abiti su misura, mi piace tagliare e cucire la mia musica con cura, anche per vestire altri artisti. E così ho in cantiere un ‘Sarto 2’, un secondo disco con i migliori MC italiani”. Ai primi di febbraio uscirà un video per il pezzo che dà il titolo a “Beat in my soul”, l’unico rappato dell’album, con ospite Avatar. “Lui è una delle realtà nascoste del nostro Paese: ascolto chiunque per trovare il meglio, e il meglio l’ho trovato in questo ragazzo di Lecce. Sto anche producendo Trenkim – vai su YouTube e cerca ‘Mr. Solitudine’ e ‘Inverno’ – ci tengo molto, non c’entra con il rap che va di moda”.

Ecco, il rap che va di moda. Da quando J-Ax e DJ Jad hanno chiuso dieci anni fa la storia degli Articolo 31 con il singolo “Nato sbagliato”, il panorama musicale italiano è cambiato radicalmente e i rapper vanno ad “Amici”, a Sanremo, ovunque. “Negli anni ’90 c’eravamo noi, Sottotono, Sangue Misto, Frankie Hi-NRG, artisti che avevano qualcosa da raccontare. C’era del sociale, della politica, dei contenuti. E oggi? C’è una bella differenza fra l’hip-hop, che è una cultura, e il rap che possono fare tutti”. Non sono stati proprio gli Articolo 31 a costruire un mercato mainstream per il rap? “Un po’ come Celentano o Little Tony che hanno portato il rock’n’roll in Italia, noi abbiamo avuto la fortuna di importare l’hip-hop che non faceva parte della cultura del nostro Paese. Oggi c’è meno spessore, meno arte, tanta superficialità. Bombardi la gente col rap e finirà per piacergli, ma quello non è hip-hop. Se mai dovessi fare tv, ho in mente un programma dedicato all’hip-hop, una cosa mai vista in Italia”. A proposito di tv, che ne pensa di J-Ax? “Capita ancora di sentirsi. L’importante è che sia felice. Non è la stessa persona di quando stavamo assieme, come contenuti e vibrazioni, ma sono contento per lui”. Mai avuto voglia di rimettere in piedi il gruppo? “Mai dire mai. Dovesse succedere, sarà un progetto hip-hop”.

“Beat in my soul” si chiude con un brano intitolato “Jesus king of king”, Gesù re dei re. Su Facebook, Jad scrive che la musica è un dono, una passione che gli ha dato il Signore. Da “Maria Maria” a Maria e basta? “I love Jesus. Sono cristiano, credo in Dio e in Gesù, ma non nella Chiesa. Le religioni sono fatte per tenere a bada i popoli. Ho dei valori forti inside. Prego molto. La gente dovrebbe ringraziare tutti i giorni Dio per questa bella palla sospesa nel vuoto che ci ha dato. Nella vita ho fatto i miei sbagli e avvicinarmi alla fede mi ha aiutato in momenti difficili, soprattutto dopo la separazione. Ti do un consiglio: ringrazia Dio tutti i giorni, vedrai che la vita andrà meglio”.

(Claudio Todesco)

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