Ligabue, Campovolo 2015: il commento di Rockol

Ligabue, Campovolo 2015: il commento di Rockol

Per stare tre ore e mezza in giardino a sfogliare l'albo delle fotografie insieme al padrone di casa bisogna essere qualcosa di più di un amico. Quasi qualcuno di famiglia, verrebbe da dire. Lo si capisce quando sul finale, durante l'ultima parte dell'esecuzione di "Buonanotte all'Italia", sul megaschermo installato alle spalle di Ligabue per Campovolo 2015 compaiono i volti del suo primo discografico, Angelo Carrara, di Feiez (degli Elio e le Storie Tese, che produsse il suo primo disco), di Stefano Ronzani - l'amico giornalista al quale fu dedicata "Il giorno di dolore che uno ha", questa sera in scaletta - e di suo padre. Che in comune, tra loro, hanno due cose: aver rappresentato molto, nella vita e nella carriera del rocker di Correggio, e il non esserci più. Certe pagine non si sfogliano davanti all'ospite occasionale: ecco perché la serata di stasera - quella dei record - pare più una questione privata che un mega evento.

Sembra paradossale, ma i numeri diligentemente sciorinati da Claudio Maioli e da Ferdinando Salzano a inizio serata in sala stampa - oltre 150mila presenze per un live a pagamento di un artista singolo, per un totale di oltre 7 milioni di incasso lordo - non confliggono con la dimensione intima di questo Campovolo. La chiamiamo intima, perché - questa volta più delle altre, sempre nell'ex scalo reggiano - Ligabue non ha suonato davanti a un pubblico, ma davanti a dei fan, che è ben diverso. Da un lato, non ci si sforza, perché i privilegi del giocare in casa sono noti a tutti, nel bene e nel male. Dall'altro, da buon padrone di casa, ci si fa in quattro perché la festa riesca, e che tutti vadano a casa soddisfatti. Prima dell’inizio del concerto, non a caso, Ligabue ha postato sul suo sito Internet questo messaggio: “Siete un grande pubblico, non so che meriti uno possa avere da questo punto di vista, quello che so e che vedo con i miei occhi è la vostra passione e partecipazione, però tutti mi dicono della vostra civiltà, della vostra pazienza, quindi a un pubblico non si può chiedere di più. Questo per noi significa sentirsi sempre in debito. Io faccio fatica a sentirmi in pari rispetto al fatto che so che ci sono delle persone fuori da due settimane ad aspettare questa serata, raggiunte da tante altre. Sono cose per cui uno non si sente mai in pari. Io faccio il meglio che posso, più di quello non posso fare, e su quello garantisco”.

Non che lo show potesse risultare poco decifrabile, agli occhi - e alle orecchie - dei non adepti: è stato interessante anche per i non fan (come noi, che in veste di cronisti siamo tenuti all'equidistanza) sentire i Clandestino risuonare "Ligabue", disco di debutto della voce di "Balliamo sul mondo" (che non a caso ha aperto la serata) uscito ormai 25 anni fa. La scelta di riproporre con gli stessi musicisti e con gli stessi arrangiamenti canzoni ormai ampiamente assimilate - ma con sonorità giocoforza aggiornate - è stata una sfida interessante. La resa è stata impeccabile, per carità. Il punto - però - ci è parso un altro.

Chiuso il discorso di "Mondovisione" - e il "Giro del mondo tour" - la necessità di aprire un nuovo capitolo non poteva non essere affrontata. E al di là delle dimostrazioni muscolari - delle quali Ligabue non ha più bisogno - "togliersi un po' dai coglioni", come ha suggerito il suo manager in sala stampa, pare la scelta più salutare. Allora meglio passare tutto in rassegna quanto fatto fino a ora - tutto, anche a costo di stare sul palco tre ore e passa - prima di prendersi la lunga pausa di riflessione e passare ad altro. A questo punto gli incassi, l'affluenza, i record e tutto il resto sono marginali: Ligabue scherza e chiacchiera col pubblico come un padrone di casa nel giardino di casa sua. Si sarà divertito, ma avrà fatto i suoi conti, sapendo che - manco ci fosse il bisogno di dirlo - ha tutto in mano lui. Durante la vacanza deciderà cosa fare, e da quello che sceglierà di fare dipenderà se tra due, cinque o dieci anni, al prossimo Campovolo, scriveremo di una fantastica, epocale carrellata su un glorioso passato e su un fortunatissimo presente o su un artista capace di conquistare un Paese e poi di spiazzarlo. Con la scusa del rock and roll, o con una qualsiasi altra...

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FRANCESCO DE GREGORI
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