Concerto del Primo Maggio 2015 a Roma, si parte con Kutso (e Alex Britti), Ghemon e Daniele Ronda

Concerto del Primo Maggio 2015 a Roma, si parte con Kutso (e Alex Britti), Ghemon e Daniele Ronda

Parte con un minuto di silenzio, chiesto dalla conduttrice Camila Raznovich per onorare la popolazione nepalese colpita dal sisma e i migranti morti nel mare Mediterraneo, la prima edizione del "nuovo" concertone romano del Primo Maggio.

Ad aprire le danze, fuori dal programma comunicato ufficialmente, è il violinista Alessandro Quarta, che prima accenna qualche nota dell'Inno di Mameli prima di lanciarsi in una torrida e originale versione di "Bella ciao" accompagnato alle percussioni dai Bottari della Cantica Popolare. Tocca poi alla prima band, i Kutso, già sul palco per l'edizione 2014 del Primo Maggio capitolino reduci - per questa edizione - da Sanremo: con la partecipazione speciale del loro discografico e concittadino Alex Britti - camuffato da ZZ Top in technicolor - i quattro aprono il loro set con "Elisa", già presentata all'Ariston, alla quale seguono "Spray nasale" e "Io rosico", prima di lasciare spazio al terzetto di band selezionate con il concorso collegato al concertone, i Bamboo, La Rua e Nigga Radio. I primi sono i più originali, ma forse un po' fuori contesto, in piazza San Giovanni: non a caso il premio viene assegnato ai La Rua, titolari di un folk più pop che combat - almeno rispetto ai Nigga Radio - che tiene un occhio al Mediterraneo e l'altro a oltreoceano e oltremanica.

Sandro Joyeux, che arriva dopo Ylenia Lucisano e la sua "Movt movt", ha l'aria dell'istrione che ha in piazze come questa il suo habitat naturale: con il levare di "Kingston" (e di chi altri, sennò?) - accompagnato solo da chitarra acustica e basso, riesce a fare suo il pubblico, prima di cedere il passo a Ghemon, primo rapper in scaletta. E' forse un po' presto, alle quattro del pomeriggio, per sfoggiare l'r'n'b di "Adesso sono qui" e "Veleno", ma il pubblico comunque sia sembra gradire.

Con Daniele Ronda si torna alle atmosfere da concertone più classiche: con i Folkclub a spingere sull'accelleratore per "L'avucat dal diaul" e "La birra e la musica" (la birra solo se portata da casa, dato che il prefetto di Roma ha proibito la vendita di alcolici in piazza San Giovanni), e con Mimmo Cavallaro ospite sulla più riflessiva "Inno alle diversità", si rientra negli stilemi più classici - il richiamo dei singalong, i "su le mani" e tutto il resto - del concertone. Che, comunque sia, funzionano sempre.

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