NEWS   |   Pop/Rock / 09/09/2014

Niente di innocente: il primo ascolto di "Songs of innocence" degli U2

Niente di innocente: il primo ascolto di "Songs of innocence" degli U2

Una copertina da vinile “white label” , come se fossimo ai tempi del punk, ma il disco è solo in digitale, solo su iTunes. A sorpresa, come fece Beyoncé lo scorso dicembre.

Gli U2, grazie ad un accordo con Apple, hanno regalato a sorpresa il nuovo album “Songs of innocence”: una grandiosa mossa di marketing, un colpo di teatro talmente scenografico che rischia di sotterrare la stessa band, le stesse canzoni. Però impossibile resistere alla tentazione:  l’abbiamo scaricato al volo e ci siamo messi a sentirlo, in una sorta di ascolto collettivo fatto di commenti con gli amici sui social network.

La prima questione è stato trovare il disco: in iTunes, certo. Ma non è così semplice: su iPhone non si apre, sul Mac bisogna cercarlo nella nuvola dello store, e bisogna capire dov’è - teoricamente dovrebbe scaricarsi da solo, oppure apparire automaticamente nella playlist degli acquisto. Provo a forzare il download, un certo punto credo di avercela fatta e invece il download sta solo iniziando - ed è lento, perché sta partendo in contemporanea a chissà quante altre persone. Poi eccolo, ce l’hai. Tu e centinaia di milioni di altri utenti iTunes.

Le prime impressioni di ascolto: la direzione musicale di Danger Mouse (accreditato come “album producer”, i producer “semplici” sono invece Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood) ha dato una bella ripulita ai suoni della band, che gioca molto con gli anni ’80, cercando però anche di modernizzarsi con campionamenti e manipolazioni varie. Gli U2 riescono a rimanere se stessi provando a cambiare un’altra volta, come hanno fatto spesso in passato, non ultimo in “No line on the horizon”, l’ultimo album del 2009. 

Il messaggio del disco - ribadito in un lungo scritto “Flashback 4 songs of innoncence” contenuto nel booklet - è il ritorno alle origini, alle fonti primarie della propria ispirazione e del fare musica. Citano il punk, Joey Ramone e Joe Strummer. Provano ad andare avanti guardandosi indietro. Si autocelebrano celebrando i propri eroi.

Ma non c’è niente di innocente, qua dentro. C’è una band che non ha certo la spontaneità e la freschezza del punk, forse non l'ha mai avuta; ma oggi usa la sua esperienza per provare di nuovo ad essere rilevante. Ci riesce? Probabilmente no, riesce solo a fare delle belle canzoni, come ha sempre fatto. Solo con una veste un po’ nuova, ma non per questo meno autoreferenziale del solito.

Queste le mie impressioni al primo ascolto, canzone per canzone. Poi ci si ragionerà e ci si ritornerà con calma.

(Gianni Sibilla)


“The Miracle (Of Joey Ramone)”. Paracula come solo gli U2 sanno essere, un’ode al punk fatta di coretti e schitarrate: “le vostre voci saranno ricordate”, canta Bono, che racconta di canzoni che danno senso al mondo. Molto bella l’apertura alla fine.

“Every breaking wave”: inizio che sembra un mashup tra “With or without you” e, sì, “Every breath you take”, con ritornello che si apre. Classici U2. 

"California (There is no end to love)”: inizio vocale che cita i Beach Boys (“California, Santa Barbara”, ripetuto ad libitum), archi (campionati?) e tastierone. Nonostante l’ode al Golden State, la canzone non suona per niente californiana: sound molto anni ’80, con basso alla New Order. Non convince granché, al primo ascolto.

"Song For Someone”: dalla chitarrina acustica al chitarrone elettrico in crescendo, in mezzo a voci e un tappeto fine di tastiere. Funziona, grazie alla produzione e ai suoni puliti.

"Iris (Hold Me Close)”: Ah, quell’arpeggio quasi in loop di The Edge che sembra arrivare da The Unforgettable fire… Poi, indovinate un po’?, altra apertura su un ritornello a squarciagola - che rovina l’inizio retrò.

“Volcano”: basso in bella vista e altre schitarrate (belle quelle sul canale destro, alla fine) impastate con le voci. Gli U2 tornano al rock dritto: canzone dal bel tiro, non c’è che dire.

"Raised By Wolves”: Gli U2 provano a farlo strano. Piano e chitarra e voci filtrate e campionati che preparano la via a Bono, che normalizza tutto con la sua melodia.

"Cedarwood Road”: di nuovo schitarrate, gli U2 che qua giocano invece a a fare i Black Keys e i White Stripes (o gli Zeppelin, certo).

"Sleep Like A Baby Tonight”: tornano gli anni ’80, la new wave richiamata attraverso synth scuri e ipnotici. Bello l’assolo di chitarra finale. 

"This is where you can reach me now”: dedicata a Joe Strummer, gli U2 si autocitano, citando qua e là i Clash, nelle chitarre e nei ritmi di batteria.

"The Troubles": si apre con la voce di Likke Li, che torna nel ritornello: emozionane poi partono gli archi: la ballata, il classico finale carico di pathos da U2. E buonanotte all'innocenza.

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