Tra i tanti articoli (alcuni anche molto belli, ma forse parecchi erano pronti da qualche mese...) che i giornali pubblicano a commento della morte di Frank Sinatra, c’è quello di Gianni Riotta sul “Corriere della Sera”. Per descrivere ciò che Frank Sinatra rappresentava per molti americani, Riotta ha scelto le parole di Bruce Springsteen. Racconta il “Boss”:
«Il mio primo ricordo della voce di Frank viene da un juke-box in un bar buio, un sabato pomeriggio. Mia madre dice: “E’ Sinatra, uno di Hoboken”. Una voce piena di zeri in condotta, vita, bellezza, eccitazione, un senso ribaldo di libertà, sesso e la triste consapevolezza di come va il mondo. Ogni canzone sembrava avere una minaccia. “E se non ti piace, eccoti un cazzotto”. La musica di Frank è diventata celebre con gli abiti da sera, la bella vita, il whisky, le “sophisticated ladies”. Ma la sua voce avrà sempre invece il suono della sfortuna, uomini che tirano tardi di notte con gli ultimi dieci dollari in tasca, cercando di capire come cavarsela. Frank, tutti noi del New Jersey ti diciamo “Ciao, fratello: tu hai consumato la tua anima cantando”».
Noi di Rockol ci permettiamo di mandare un saluto anche a Claude François: nessuno, ma proprio nessuno, l’ha citato (e forse pochissimi lo sanno), ma fu lui l’autore e il primo interprete di quella “Comme d’habitude” che poi, con testo inglese scritto da Paul Anka, “My way”, divenne quell’evergreen che oggi tutti hanno scelto per simboleggiare la vita e la carriera di Sinatra.
«Il mio primo ricordo della voce di Frank viene da un juke-box in un bar buio, un sabato pomeriggio. Mia madre dice: “E’ Sinatra, uno di Hoboken”. Una voce piena di zeri in condotta, vita, bellezza, eccitazione, un senso ribaldo di libertà, sesso e la triste consapevolezza di come va il mondo. Ogni canzone sembrava avere una minaccia. “E se non ti piace, eccoti un cazzotto”. La musica di Frank è diventata celebre con gli abiti da sera, la bella vita, il whisky, le “sophisticated ladies”. Ma la sua voce avrà sempre invece il suono della sfortuna, uomini che tirano tardi di notte con gli ultimi dieci dollari in tasca, cercando di capire come cavarsela. Frank, tutti noi del New Jersey ti diciamo “Ciao, fratello: tu hai consumato la tua anima cantando”».
Noi di Rockol ci permettiamo di mandare un saluto anche a Claude François: nessuno, ma proprio nessuno, l’ha citato (e forse pochissimi lo sanno), ma fu lui l’autore e il primo interprete di quella “Comme d’habitude” che poi, con testo inglese scritto da Paul Anka, “My way”, divenne quell’evergreen che oggi tutti hanno scelto per simboleggiare la vita e la carriera di Sinatra.
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