Concerti, Metronomy a Milano: 'Nel nuovo disco convivono epoche diverse'

E' un percorso originale e anche sorprendente quello seguito fino a oggi dai Metronomy, attesi in Italia mercoledì 16 aprile per uno show ai Magazzini Generali di Milano. Nati dalla mente di Joseph Mount, trentunenne inglese del Devon, come band elettronica e strumentale, si sono evoluti fino a diventare, con l'ultimo "Love letters" (uscito a marzo su Because/Warner), un gruppo electro-rock con forti influenze psichedeliche. "Credo si tratti semplicemente di un processo di crescita", racconta Mount al telefono prima di un soundcheck. "Quando ho cominciato a far musica avevo più o meno vent'anni. Da allora le cose sono cambiate, e anche i miei gusti. Oltre tutto, i musicisti che più ammiro sono quelli che sfidano continuamente se stessi e amano cambiare. Desideravo fare la stessa cosa: se intraprendi una carriera musicale dovresti cercare di renderla interessante e di mettere a frutto le esperienze".

"Love letters" è stata una mossa coraggiosa, considerato che nel 2011 il terzo album della band, "The English Riviera", aveva fatto il botto, conquistandosi una nomination ai Mercury Prize e recensioni più che lusinghiere su tutte le riviste specializzate. Mount confessa di esserne stato sorpreso, ma non più di tanto: "A tutti piace essere apprezzati per il proprio lavoro, e ho sempre pensato che la nostra musica potesse risultare interessante e avere una capacità di attrazione sul pubblico. Credo di avere ricercato coscientemente quel tipo di suono, con 'The English riviera', anche per far capire alla gente che la mia musica era interessante e accessibile".

Nulla faceva supporre però la svolta Sixties e psichedelica di "Love letters", già annunciata dalla copertina. "La busta di un album dovrebbe sempre dare un'idea di quel che ci troverai dentro, e quella ti rimane in testa, rosa e abbagliante com'è. Poi metti su il disco e il primo pezzo non corrisponde esattamente a quell'immmagine...ma quando arrivi al quarto, la title track, le cose cominciano ad avere un senso. Da quel punto in avanti il disco si apre".



Caricamento video in corso Link


Mount ha citato gli Zombies, Sly & The Family Stone e i Love di Arthur Lee tra le maggiori fonti di ispirazione per le registrazioni. "Sapevo che sarei andato a registrare ai Toe Rag Studios, una vecchia struttura analogica nell'East End londinese che a quanto ne so è rimasta tale e quale quel che era nel 1967, e mi sono preparato tuffandomi nella musica del periodo, quella che veniva registrata usando le stesse macchine e procedimenti analoghi: Byrds, Beatles, 'Wild honey' dei Beach Boys...Sono cose che in realtà ho sempre ascoltato, ma che mi hanno aiutato a entrare nello stato d'animo giusto. Lo studio era molto vecchio stile: niente computer, nessuna connessione Internet. Io ero abituato a quelle sale moderne zeppe di enormi banchi di missaggio, di Pro Tools e schermi di computer, e un ambiente come quello che ho trovato ha cambiato completamente le mie percezioni. Ha modificato anche il mio modo di affrontare la composizione e l'arrangiamento, ed è quello il motivo per cui ci sono andato. E' stata una decisione dettata da motivi artistici, volevo forzarmi a cambiare approccio. Allo stesso tempo, quando registri su nastro analogico, devi entrare in studio più preparato, incidere demo e lavorare sugli arrangiamenti. E così ci sono arrivato probabilmente con idee più precise di quelle che avevo in mente quando mi misi a registrare 'The English riviera' ".

Nel disco si sentono trombe (in "Love letters"), persino un clavicembalo nell'introduzione di "Monstruos": strumenti trovati in studio? "No, anche se lì c'erano un organo, un pianoforte e un set di batteria che abbiamo usato. Molte cose, però, me le sono portate io da casa e tra queste il clavicembalo: che inizialmente si sentiva su "Monstruos" dall'inizio alla fine, ma che poi ho tenuto solo nell'intro perché l'effetto era fin troppo bizzarro. In pezzi come "The upsetter", il brano iniziale, ci sono chitarre elettriche e acustiche ma anche ritmi elettronici. La cosa interessante, per me, era provare ad abbinare la tecnologia Sixties con sintetizzatori e drum machine che non sarebbero stati inventati che nei decenni successivi: portare suoni nuovi in un vecchio ambiente, far interagire diverse epoche storiche tra di loro. E' cambiata un po' l'estetica, forse il risultato è un po' più professionale. Ma in fin dei conti è sempre la stessa persona a scrivere i pezzi, a decidere cosa funziona e cosa no".

Piace, di "Love letters", la varietà dei generi musicali: "I'm Aquarius" rasenta il soul, mentre "Boy racers" è un rimando al vecchio stile, alla dance elettronica e strumentale. "Il soul mi è sempre piaciuto, ma è difficile replicarlo se non hai l'esperienza necessaria", spiega Mount. "Man mano che vado avanti cresce la mia fiducia nell'avvicinarmi a mondi musicali come quello. Ma non puoi farlo immediatamente, è un approccio che devi coltivare un po' per volta. 'Boys racers', invece, era nato come un pezzo parlato, in cui raccontavo una storia. Ma non funzionava, e sono contento di averlo trasformato in uno strumentale: così com'è diventato serve a dare respiro all'album".

I Metronomy (che oltre a Mount, voce solista, chitarra e tastiere, includono oggi il cugino Oscar Cash, sassofono, tastiere e chitarra, la batterista Anna Prior e il bassista nigeriano Olugbenga Adelekan) suoneranno in un club, in Italia, ma a Londra hanno già esaurito la Royal Albert Hall. Sembrano destinati a crescere ancora anche se, in un'intervista, Mount avrebbe confessato di non avere alcuna ambizione di suonare in una megastruttura come lo stadio di Wembley...."Sono stato mal interpretato, in realtà. Volevo solo dire che non mi interessa dove ci esibiamo, non è quello il mio traguardo: la mia ambizione è crescere artisticamente. In Italia, chissà perché, suoniamo troppo poco, ma l'altro lato della medaglia è che quando lo facciamo siamo elettrizzati. Spero che saremo in grado di impressionare il pubblico e di farlo divertire, e che la gente attenda questo appuntamento quanto lo aspettiamo noi. Non aspettatevi i nostri 'costumi di luci', stavolta. Lo spettacolo e l'immagine del gruppo si sono evoluti e ora abbiamo allestito un vero show con una bella scenografia e un ottimo impianto luci". Qualche idea, intanto, sulla direzione del prossimo album? "Ogni nostro disco è stato in qualche modo influenzato dal precedente e anche stavolta sarà così. Voglio prendere il meglio di 'Love letters' e utilizzarlo in un contesto sonoro molto più moderno, più contemporaneo. Quando? Non ne ho idea, è davvero troppo presto per dirlo".

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
12 apr
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.