NEWS   |   Italia / 11/03/2014

Afterhours, videointervista: “La riedizione di Hai paura del buio? Una festa"

Afterhours, videointervista: “La riedizione di Hai paura del buio? Una festa"

Il rock non è una roba da museo, anche se il luogo che gli Afterhours p hanno scelto per incontrare la stampa è la sala Fontana del Museo del ‘900 di Milano: uno dei posti più belli e suggestivi di Milano per per presentare la riedizione di uno dei dischi più importanti del rock e della musica italiana tutta, “Hai paura del buio?”, originariamente uscito nel 1997. Un progetto ambizioso, più di una semplice ristampa, per un disco che fu una svolta per la band, “In quel periodo, nel nostro piccolo, la vita è cambiata parecchio”, ricorda Manuel Agnelli. “Avevamo tutti dei lavoretti. Avevamo iniziato a cantare in Italiano, un sacco di belle recensioni, un sacco di pacche sulle spalle, ma nessuno che credesse davvero nel nostro progetto. Su questo album ci investimmo direttamente noi, lavorandoci per un anno: così il master arrivò a costare parecchio: e questo complicò la situazione nel trovare un contratto discografico. Era pure il periodo in cui i Litfiba erano al massimo delle popolarità, le case discografiche cercavano i Litfiba bis e noi non eravamo adatti al ruolo”, ricorda. “Poi arrivò la Mescal che ci propose un contratto - capestro, va detto - ma ci rilanciò perché credevano in noi. Da quel punto in poi ci è cambiata la vita: abbiamo iniziato ad avere non 15 paganti ma 800-1000, non una data all’anno ma decine”.

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L’ importanza del disco meritava un progetto ambizioso, appunto: l’originale rimasterizzato e un secondo CD con l’album reinciso con Eugenio Finardi, Mark Lanegan, Joan as Policewoman, Piero Pelù, Il Teatro degli Orrori e Marta sui Tubi, Afghan Whigs, Robert Wyatt tra gli altr. “Ne abbiamo invitati troppi: abbiamo fatto una festa pensando non venisse nessuno - invece sono venuti tutti e avevamo finito le tartine”, scherza Agnelli. “Non siamo i Rolling Stones e avere questo rispetto da gente che ha fatto anche la storia del rock era tutt’altro che scontato. Abbiamo fatto una lista lunga, ognuno di noi ha sparato le sue cazzate, e molte si sono concretizzate. E’ stata anche un’occasione vanitosa per vedere se questi pezzi avevano un’attitudine al di là di noi. Per noi era un disco morto, uno zombie: l’avevamo suonato in ogni modo. Abbiamo provato a riportarlo in vita”. Una ristampa che arriva 17 anni dopo, senza una data “rotonda” da celebrare: “Siamo pigri e disorganizzati. Doveva uscire due anni fa, è uscito adesso e abbiamo trovato un motivo per far festa. Siamo un po’ allergici all’autocelebrazione - ma quando c’è l’occasione è giusto farlo e lo stiamo facendo. Gli Afterhours sono un megafono, una possibilità creativa: facciamo dischi quando abbiamo qualcosa da dire e nel mezzo facciamo tante altre cose, come questa o altre ancora”.

Si finisce inevitabilmente a parlare delle differenza tra gli anni ’90 e oggi nella musica, e non solo: “Oggi fare il musicista in Italia è molto difficile, 15 anni fa era un’idiozia, era una situazione medievale. Oggi ci sono più spazi, la situazione è migliorata, siamo meno provinciali, si suona meglio. Ma dal punto di vista creativo non posso dire la stesa cosa: sento delle copie molto accurata di quello che si sente in giro, con una paura fottuta di essere originali. Ci sono meno freak”, dice Agnelli. Il disco verrà portato in tour, a partire da venerdì 14. “I concerti riproporranno non solo la scaletta del disco ma per quanto possibile anche gli arrangiamenti”, spiega Giorgio Prette. “Sarà uno spettacolo quasi teatrale, senza soluzione di continuità. Ci saranno ospiti occasionali, ma solo nei bis, per non spezzare questa dimensione teatrale”, dice Agnelli. Queste le date.

14.03 Mantova, Palabam
15.03 Rimini, Velvet
18.03 Torino, Teatro Della Concordia
21.03 Bologna, Estragon
22.03 S.Biagio Callata (TV), Supersonic Arena
24.03 Milano, Alcatraz
25.03 Milano, Alcatraz
26.03 Firenze, Obihall
28.03 Roma, Orion
29.03 Bari, Demodè

 

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