X Factor, vince Michele Bravi - Il commento

X Factor, vince Michele Bravi - Il commento

Si è conclusa la settima edizione di X Factor. Il vincitore è Michele Bravi, che ha battuto nello scontro finale gli Ape Escape,  dopo avere eliminato, nel corso di una lunga finale al forum di Assago, Aba e Violetta. 

Il vincitore
Dalle ultime puntate sembrava che la vittoria fosse una questione a due tra Michele Bravi (bella voce, bella personalità, buono inedito) e Violetta (idem, più forte come personaggio ma con meno personalità musicale). Invece lo scontro finale è stato tra Michele e gli Ape Escape, la quota “strana” di quest’anno. Inevitabile a quel punto che vincesse Michele, comunque: una spanna sopra gli altri, la sua canzone era nettamente la più bella e la sua personalità quella che è emersa meglio nel programma. L'altro trionfatore è il suo mentore Morgan, ovviamente: quinto X Factor vinti su sette (i precedenti: Aram Quartet, Matteo Becucci, Marco Mengoni, Chiara Galiazzo).



I cantanti
Livello medio, più basso dell’anno scorso. Nessun concorrente del calibro di Chiara Galiazzo (che si sta sovraesponendo con gli spot Telecom, ma questa è un’altra storia). Violetta è partita forte, ma quel timbro di voce, quel percorso basato sull’identificazione con il suo ukulele hanno avuto, nel corso del programma, meno fiato di quanto si potesse pensare - anche perché di certo non ha il talento puro di una Francesca Michielin, per esempio. Michele è più definito, anche se non ha la potenza o la personalità di Mengoni: ricorda più una versione maschile di Noemi; sono gli unici che sembrano avere un futuro dopo X Factor: ma in entrambi i casi vedremo come verranno fatti crescere dopo il programma - il punto è sempre quello. Gli Ape Escape sono stati presentati come gli outsider, dei rocker un po' bizzarri al limite della caricatura - lo stesso ruolo ricoperto in passato da Nevruz e da Ics (che però nel frattempo è finito a fare le pubblicità delle salsicce Dakota, una delle cose più esilaranti di queste edizione) (le pubblicità fatte dai cantanti non sono necessariamente un male, ma quando sono fatte male, allora…). Aba, senza infamia e senza lode, e senza personalità. Poi, ancora: Andrea, il barbuto del beatbox non era male, meglio di Valentina (andata in calando: ai provini sembrava promettere di più). Degli altri vi ricordate qualcuno? Ecco.



I Giudici
L’unica vera novità era ovviamente Mika: bravo, divertente nei suoi svarioni, arguto, imbeccato bene dagli autori. Gli altri: Morgan si è “Eliizzato” travestendosi quasi ogni sera, e adottandone l'attegiamento scazzato; i suoi giudizi musicali ne hanno risentito: meno illuminanti del solito. Però, alla fine ha vinto di nuovo lui, e questo vorrà pur dire qualcosa. Anzi, ben più di qualcosa. Elio invece è apparso più in palla e meno annoiato dell’edizione precedente. Simona è, come sempre, quella del giudizio di pancia. Peccato che si sia lanciata in diverse analisi musicali parecchio avventurose….. La sensazione netta è che questa parte della giuria abbia dato quello che poteva dare: ci vorrebbe un bel cambiamento secco.

Le canzoni (gli inediti e le cover)
La migliore è “La vita e la felicità” di Michele - scritta da Tiziano Ferro (parole) con Zibba (parole e musica): una canzone "alla Tiziano Ferro" anche di più di quelle che canta lo stesso Tiziano; ma anche “Dimmi che non passa” di Violetta funziona: country-pop appiccicoso, in linea con l’ukulele-simbolo. Niente di memorabile negli altri inediti.
Un discorso a parte meritano le cover scelte nelle varie puntate: sono la vera identità musicale del programma, vanno scelte in maniera abbastanza universale da essere riconoscibili, ma senza scadere nel banale o nel sacrilegio del classico inarrivabile, con qualche (ri)scoperta piazzata ad arte qua e là. Invece quest’anno la scelta delle canzoni  ha lasciato parecchi dubbi. Per fare qualche esempio: “Creep”, “One”, “Smells like teen spirit”, “Everybody hurts”, cose così: il risultato era spesso di massacrare sia la canzone, sia chi la cantava. (su Deezer c'è un'app che raccoglie tutte le canzoni cantate nel programma, sia gli originali che le versioni dei concorrenti, a partire dalla 5° puntata. Fateci un giro, ve ne renderete conto).


Lo spettacolo 
X Factor è uno spettacolo. E’ intrattenimento, per la buona pace di quelli che, ancora dopo sette edizioni, pensano che debba essere altro, o dei musicofili intrasigenti non capiscono perché la gente lo guarda. Non è musica, è televisione fatta con la musica, come tante altre cose prima di X Factor e altre cose che verranno dopo.
Quest'anno lo sforzo produttivo è stato imponente, ancora più del solito sia per gli aspetti televisivi che per la parte di intrattenimento digitale: è ormai il programma simbolo di Sky. La settima edizione di X Factor è stato un spettacolo con la chiara volontà di stupire sempre di più; una iper-spettacolarizzazione che ha fatto perdere un po' il filo al programma in diversi momenti: a partire dall’invadente regia luci con laser che dominavano la X Factor Arena (di nuova costruzione) per arrivare alle scenografie di Luca Tommassini, che sconfinavano spesso nel trash e come già in passato prendevano spesso il sopravvento su cantanti e canzoni - a farne le spese è stata in diversi momenti la tensione narrativa (anche a causa della mancanza di cantanti personaggi forti). Bravo - e molto, sempre di più - Alessandro Cattelan  a tenere tutto assieme.


La finale 
A proposito di sforzi produttivi: il Forum di Assago è uno dei templi della musica dal vivo in Italia e fare la finale in quel luogo è stato simbolico (un po' come quando "Amici" ha portato la finale all'Arena di Verona). Ha trasformato la serata in una via di mezzo tra un progamma e un concerto, con una folla urlante di 8.000 persone (anche se al Forum l'audio era tutt'altro che buono - e non per le urla delle fan dei One Direction). Doveva esserci anche Woodkid, ma se n'è andato prima dell'inizio del programma ("Per ragioni legate alle prove tecniche necessarie per garantire all'artista e allo show una grande performance live, di comune accordo la produzione e l'artista hanno preferito rinunciare alla sua esibizione", recita il sito di X Factor). Vista dal vivo è sembrata una versione ancora più amplificata del programma: grande spettacolo, con punte di trash (l'omaggio iniziale a Mandela, alcune scenografie), troppe luci e troppi laser, qualche caduta di tono nel ritmo, scelte discutibili nelle canzoni e nei duetti (davvero poco riusciti quelli tra Elisa con Ape Escape e Mario Biondi con Aba) e momenti molto belli (gli altri duetti: Michele e Giorgia, Mengoni e Violetta, il duetto Mika e Morgan). I dati dicono 5 milioni e 329 mila voti, quasi quattro volte quelli della finale dell'anno scorso.
In conclusione: tutt'altro che la migliore edizione di X Factor, per qualità musicale, ma sicuramente la più spettacolare (pure troppo). Arrivederci all'anno prossimo.


(Gianni Sibilla)

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