NEWS   |   Pop/Rock / 16/10/2013

Red Ronnie, il ritorno del Roxy Bar: 'Nuovo medium, stesso spirito'

Red Ronnie, il ritorno del Roxy Bar: 'Nuovo medium, stesso spirito'

"Milano Finanza ha parlato di oltre 650 mila contatti. Ma è un dato inferiore alla realtà". A tre giorni dal debutto del nuovo Roxy Bar, domenica scorsa (13 ottobre) sulla Web TV interattiva di Streamit (accessibile anche su iPad, iPhone e smartphone Android), Red Ronnie sembra decisamente soddisfatto della sua nuova scommessa: far rinascere, in ambiente 2.0, il suo show forse più famoso, andato in onda dal dicembre del 1992 all'aprile del 2001 su Videomusic e poi su TMC2. "Le cifre sono importanti, ed è andata benissimo. Ma se si ricorda che la diretta pomeridiana con Jovanotti, a settembre, aveva fatto 1 milione e 300 mila ascoltatori, è evidente che Internet ormai è una realtà enorme. Il luogo comune vuole che sia il futuro, ma io lo dico sempre a chi mi guarda mentre vado in onda: o avete la macchina del tempo, o questo è il presente".

Eppure ci sono voluti dodici anni, per resuscitare il Roxy Bar. "E' stata una scelta obbligata, quella di Internet", ammette l'ideatore/conduttore dello show. "Per anni ho sperato di poter ripartire su qualche canale televisivo. Ma poi, quando - a partire dal 12 dicembre del 2011 - ho iniziato a fare su Streamit la Roxy Bar TV, ho capito che lì c'era la soluzione definitiva ai miei problemi. Ho ricevuto numerose offerte da parte dei canali digitali terrestri ma ho detto di no a tutti. Non che io non voglia più avere niente a che fare con la tv tradizionale, ma quel che faccio adesso non è televisione: è qualcosa di diverso, anche se nella prima puntata lo si è visto poco anche a causa di alcuni contrattempi tecnici".

Il "linguaggio", in effetti, non è sembrato troppo diverso da quello televisivo tradizionale. "Io non direi. La scaletta è sintetizzata all'osso, ci sono le sorprese come l'arrivo improvviso di Gianni Morandi. Non c'è molto di tradizionale, qui, come non ce n'era nel vecchio Roxy Bar. Questo programma è il nostro trait d'union tra la televisione e il nuovo, ed è logico pensare che si trasformerà nel corso delle puntate. Di lunedì sera, nel mio altro programma 'Barone rosso', parliamo per tre ore in un salotto intimo, la diretta con Jovanotti è durata quattro ore e mezza: quale altro mezzo, oggi, ti permette di fare una cosa simile? Di prendersi tutto quel tempo per parlare, raccontarsi, ascoltare musica, suonare la chitarra, interagire con chi è a casa? Jovanotti mi aveva detto che sarebbe arrivato alle cinque meno un quarto, io mi ero preparato per iniziare il programma alle 4 con un po' di materiale d'archivio...è finita che si è presentato alle 3 e 20 e che siamo andati subito in diretta. Il tutto annunciato con un tweet".

Cambia il medium, ma il messaggio? Alla prima puntata del nuovo Roxy Bar hanno partecipato Samuele Bersani e Luca Carboni, gli stessi protagonisti di quel lontano debutto a fine '92..."Si riparte sempre da dove si è arrivati. Così, oltre a loro, ho voluto Gianni Fantoni, che con me aveva iniziato il programma, e Nina Zilli, al mio fianco come co-presentatrice dell'ultima edizione. Ho riportato in studio perfino la stessa moto di allora. Ma non l'ho fatto per scaramanzia, ma per il valore simbolico. Vado molto a istinto, e sto attento alle coincidenze: il caso vuole che proprio ora Bersani e Carboni, non proprio i tipi che fanno un disco all'anno, siano usciti con un nuovo album. Non seguo strategie, né le esigenze promozionali: Nina è venuta da noi quando il suo tour con Fabrizio Bosso era già finito. Fausto Mesolella, che sarà da noi domenica con Raiz, non ha niente da promuovere. E così Gianluca Grignani, che verrà ospite la domenica successiva. Le regole sono sovvertite, e anche la discografia dovrebbe capire che è tutto cambiato".

Cosa non è mutato? "Lo spirito con cui facciamo la trasmissione. Ai tempi della prima edizione mi chiamò Francesco De Gregori, allora un artista tutt'altro che facile da portare in televisione. E fu lui a chiedermi di venire, perché voleva suonare dal vivo da noi. Aveva intuito l'essenza del programma. Finì per fare 'Buonanotte Fiorellino" con Tom Robinson che gli storpiava le parole del testo...". Uno dei tanti ricordi che Red Ronnie non si fa pregare a sciorinare: "Ricordo Ben Harper, che convinsero a venire da me dicendogli che ero un grande fan di Jimi Hendrix e che da allora suona 'Voodoo chile' nei concerti. I Radiohead completamente sconosciuti. Pavarotti, che al Roxy Bar regalò la sua unica performance vocale in uno studio televisivo. Vincenzo Muccioli, ritenuto un mostro e accusato di omicidio, che invitai rischiando di farmi chiudere il programma. Gavin Friday, che da noi presentò 'Caruso'. I Melvins, che fecero un casino pazzesco. I Blur, che vollero esibirsi in playback per poi pentirsene. E Robert Plant, prima star internazionale che arrivò in elicottero e attaccò subito a cantare senza neanche a fare le prove". Sembra un'altra epoca. "Ma le emozioni umane sono eterne, dall'uomo della pietra all'astronauta che fa un viaggio siderale. Nei miei programmi è lo stesso: cambia solo il mezzo, e oggi ho a disposizione uno strumento che mi permette di farmi vedere in tutto il mondo: Streamit ha 100 milioni di utenti unici, mi hanno spiegato che la prima puntata di Roxy Bar è stata seguita a New York come a Bogotà. Stiamo già conquistando un profilo internazionale: la star sudamericana dei talent show Fabiola Rodas vuole venire a cantare da noi, così come i Black Angels dagli Stati Uniti. Gli artisti hanno voglia di suonare e di parlare, oggi nessuno gli dà più quello spazio". Di cos'altro ha bisogno, Roxy Bar, per decollare e restare in onda? "Che i centri media si accorgano di questa nuova realtà. Se il Roxy Bar esiste, oggi, è solo grazie a uno sponsor, Golia, all'appoggio continuo di Streamit e alle risorse che mi sono procurato vendendo la mia collezione rock. Spero che qualcun altro si accorga di noi e voglia sostenerci".

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