Movie Star Junkies: 'Non c'è quasi logica nel nostro gruppo'. L'intervista

"Still Singles": questo il titolo dell'ultima uscita degli italiani Movie Star Junkies, in attività dal 2006 e con tre album in studio all'attivo - più una miriade di singoli, cassette, pezzi in compilation e ben due raccolte.
E infatti "Still singles" è proprio una raccolta, ossia un doppio vinile/cd che assembla brani comparsi in 7" ormai esauriti o fuori stampa, insomma materiale difficile da trovare altrimenti.

Con il loro rock-punk-blues-wave-folk i MSJ costituiscono una vera e propria fantastica anomalia nel panorama italiano; i loro live show sono catartici, i loro dischi ipnotizzano e il taglio della loro musica è - mi si passi lo stereotipo giornalistico - internazionale.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro proprio in occasione dell'uscita di "Still Singles". Ecco cosa ci siamo detti...

Una nuova raccolta – e per voi è già la seconda… è quasi un record visto che esistete da non più di sette anni. Spesso anche i gruppi su major le raccolte le sfornano più avanti! Come spiegate questa situazione tutta speciale?
Semplicemente queste raccolte non sono il frutto di una strategia, ma sono nate entrambe come proposte di amici che hanno piccole etichette e stimano il nostro lavoro. Il materiale uscito in "Still Singles" non è inedito, si tratta di brani stampati in precedenza in pochissime copie e praticamente introvabili per chi non ci segue dall'inizio e ha perduto l'occasione di comprare, ad esempio, una copia di un 7" che magari abbiamo venduto in un solo tour nel 2007.
Se c'è qualcuno che vuole ascoltare quei pezzi è giusto che possa farlo... per noi non c'è un vero e proprio ritorno economico, se non un po' più di materiale da vendere al banchetto.

Visto che non avete timore di cimentarvi in produzioni tipicamente “da catalogo” (mi riferisco alla tipologia dell’album/raccolta)… quando arriverà il disco live? Peraltro sono certo che sarebbe devastante, avendovi visto suonare dal vivo.
Sono anni che sogniamo di fare un disco live. Stiamo aspettando l'occasione giusta... ci piacerebbe per esempio registrare i concerti di un intero tour e poi selezionare le esecuzioni migliori o quelle in cui si sente di più il legame col pubblico. Speriamo di poterlo fare al più presto.

State per partire per un tour americano. Una cosa che – sebbene ora sia meno rara rispetto a 15-20 anni fa per una band italiana è sempre una tappa emozionante nella vita di un gruppo. Cosa vi aspettate, realisticamente, dal vostro raid made in USA? E quanto starete via?
Staremo via circa due settimane... sappiamo grossomodo cosa aspettarci avendo già affrontato un tour americano ben più consistente nel 2009. È una faticaccia. Speriamo di divertirci come allora e magari di trovare un'etichetta che in futuro ci stampi qualche disco laggiù.

La vostra proposta musicale la definirei un incidente ferroviario tra Birthday Party, il primo Tom Waits, i Gun Club, i Flesh Eaters, i Chrome Cranks, un po’ di wave deragliante: come nasce questo pentolone infernale? Immagino non abbiate deciso a tavolino cosa volevate suonare…
Decisamente no, non l'abbiamo mai deciso a tavolino. Sin dall'inizio abbiamo condiviso gusti e attitudine, poi ognuno ha sviluppato un gusto diverso ma complementare a quello degli altri, e ci piace pensare che il nostro sound funzioni proprio per questo motivo. Se fossimo rimasti ai Birthday Party e ai Gun Club probabilmente non sarebbe più divertente dopo sette anni, invece abbiamo cercato di incarnare altri elementi che vanno da un certo cantautorato alla black music e per il momento sembra che la miscela funzioni.

Avete una discografia nutritissima e avete inciso per diverse label, tra cui la Voodoo Rhythm: come sono andate le cose con il Beatman e come mai vi siete separati (non so se amichevolmente o meno)?
Beatman è un personaggio straordinario e i rapporti con lui non si sono mai guastati. Semplicemente il nostro contratto con Voodoo Rhythm era per due dischi e quando registrammo "Son of the Dust" ci sembrò naturale cercare delle strade alternative, quantomeno per non essere identificati per tutta la nostra carriera con una sola etichetta che, per quanto importante, non ci rispecchiava più al 100%. D'altronde quando facemmo ascoltare il disco a Beatman anche lui sembrava piuttosto perplesso.

Per chi vorreste incidere il prossimo disco, potendo scegliere?
Matador. Esiste ancora?

Ma c’è un nuovo disco in ballo? E se sì, più o meno quando uscirà?
Per la prima volta nella nostra carriera ci siamo trovati a discuterne a tavolino e abbiamo deciso che questo maledetto disco nuovo non uscirà fino a quando non saremo tutti convinti al 100% di ogni singolo brano ecc. Non uscirà mai insomma. Però per il momento abbiamo una decina di pezzi inediti che già proponiamo dal vivo e che ritocchiamo di volta in volta. Quello che possiamo anticipare è che suonerà molto diverso da "Son of the Dust", forse più incazzato.

Ve l’avranno fatta mille volte questa domanda e ora è il mio turno (con l’ultimo treno!): come conciliate la distanza geografica che separa i singoli componenti della band (tre torinesi, un cuneese e un veneto)? Come funziona la logistica per le prove e tutto il resto?
Non la conciliamo per niente. Non c'è quasi logica nel nostro gruppo, figuriamoci la logistica. C'è una serie di cose che succedono e che non capiamo bene che ci portano tutti insieme su un furgone e in giro per l'Europa. E poi a casa e qualche volta in studio. Non è solo colpa della droga, è che siamo tutti degli stecchiti. Poi quando siamo a casa cerchiamo di scriverci delle mail per capire cosa è successo e litighiamo di brutto. Io (Vincenzo) personalmente non scrivo più mail a nessuno, al massimo mando delle emoticon: o la faccina che ride o la faccina che piange o un gattino. vogliono dire: "si", "no" e "gattino". È tutto caotico, non si capisce niente.

Questa domanda fa incazzare il 90% dei gruppi a cui la faccio e non capisco perché (in realtà lo so benissimo ed è per questo che continuo, perché in realtà nessuno o quasi risponde o reagisce in maniera davvero analitica, ma tutti rovesciano il tavolo schiumando o dandomi del deficiente)… campare di musica – che non siano le cose supercommerciali da classifica o il pop da tritacarne – è possibile? Voi ce la fate? Sì, no, perché…
Sei un deficiente.
[Benissimo. Ci riproviamo dopo qualche ora, grazie al provvidenziale intervento del loro ufficio stampa, Hoodooh - ndr]
NO, non si vive di musica. Almeno, non noi... è una situazione molto complessa da analizzare, ma crediamo anche che sia inutile rifletterci troppo sopra. La musica non è più un bene che si compra e si vende, quantomeno non per il grosso pubblico che è sempre più superficiale e pronto a scaricare l'impossibile in cinque minuti. Ma, d'altronde, a noi del grosso pubblico non ce ne frega un caz*o, quindi che ci cambia in fin dei conti?





 

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