E', come dicono i britannici, una "questione di chimica". Di quel complesso insieme di fattori per i quali ci sentiamo attratti da una persona. E non è questione di vil pecunia. Questo il pensiero di Keith Richards alla vigilia del primo concerto USA dei Rolling Stones dopo sei anni; la band chiuse la tranche di date statunitensi dell'"A bigger bang" il 22 novembre 2006 al Dodger Stadium di Los Angeles. Il chitarrista ha detto: "Sono cose che facciamo per noi stessi. Soldi? Ovviamente a nessuno fa schifo essere pagato, ma non sono i soldi a fornire motivazioni alla band. Uno se ne sta a casa, dipinge o scrive o cose simili, ma poi a un certo punto arriva una strana cosa magnetica che ti dice: 'Voglio davvero suonare con Charlie Watts, con Mick e con Ronnie'. E' una forza indescrivibile. Metteteci in una stanza con un po' di microfoni e degli strumenti e vedrete che qualcosa viene fuori. Diciamoci la verità, cinque anni senza fare concerti, mi stavano prudendo le dita. Allora io e Mick abbiamo fatto un paio di canzoni. Inizialmente gli ho detto: 'Hey Mick, ma questa 'Doom and gloom' non ha un titolo un po' strano per una festa dei cinquant'anni?'. Ma è così, i Rolling Stones sono sempre stati un po' alternativi".
A proposito di soldi. Un mese fa Ron Wood, rispondendo alle accuse per il prezzo dei biglietti di Londra, che sul mercato libero avevano raggiunto prezzi siderali, aveva così replicato: "Abbiamo già speso un milione provando a Parigi. E il palco costerà qualche altro milione. E le luci...non ci sentiamo in colpa per il prezzo dei biglietti".