Bryan Ferry non ha più il mal di dandy

Bryan Ferry non ha più il mal di dandy
Scusate il gioco di parole del titolo, ma era irresistibile: perché, rispetto al nostro primo incontro con lui – che risale, oh, al 1980, direi... – e ai numerosi altri che si sono poi susseguiti negli anni, Bryan Ferry ci è apparso, stavolta, particolarmente sereno e senza più nessuno degli atteggiamenti un po’ da poseur che da sempre caratterizzavano la sua immagine pubblica. Elegante ma casual, composto ma non azzimato, l’ormai non più giovane cantante (il 26 settembre prossimo compirà 57 anni: a giugno ne saranno passati 30 dall’uscita del singolo di debutto dei Roxy Music, “Virginia Plain”) in occasione dell’uscita del suo nuovo album da solista, “Frantic”, si è concesso alla stampa italiana nella sala di un lussuoso hotel milanese: ma niente lussi e niente ostentazioni, solo il piccolo vezzo di evitare il solito, triviale tavolino da conferenza stampa con bottiglia d’acqua minerale in favore di un più disinvolto angolo-salotto sui toni del grigio.
Conversativo e disponibile, ma sempre abile nel glissare sui temi potenzialmente polemici (“Brian Eno? Intelligente, acuto, energico, è bello lavorare insieme, spero di fare altre cose con lui in futuro”), Ferry ha utilizzato da navigato media-man le domande dei giornalisti per raccontare a suo modo temi e contenuti del disco, senza dimenticare di accennare ai prossimi concerti italiani (30 luglio a Roma, 31 luglio in località da stabilire, poi un ritorno in autunno, con una band composta in buona parte dagli stessi musicisti del tour di “As time goes by”, primavera del 2000, e del recente reunion tour con i Roxy Music: compresi il batterista Paul Thompson e, per la gioia anche degli occhi del pubblico maschile, la bella violinista/sintesista Lucy Wilkins – vedi http://www.manzanera.com/RoxyArchive/RoxyMusicTour2001/lucywilkinsbiog.htm).
Poiché a Rockol è stato concesso l’onore di una conversazione privata in chiusura dell’incontro ufficiale con la stampa, rimandiamo i lettori alla prossima pubblicazione di un’ampia intervista. Qui segnaliamo soltanto le parole di ammirazione per Bob Dylan, del quale Ferry in “Frantic” riprende due brani (“It’s all over now, baby blue” e “Don’t think twice, it’s allright”): “Apprezzo specialmente il Dylan dei primi anni, anche perché le sue versioni per voce e chitarra lasciano spazio aperto a rivisitazioni personali di altri interpreti”; la nostalgica rievocazione degli anni giovanili con la scoperta del cinema (“Nella cittadina dove abitavamo, l’unico cinema era vicino a casa nostra; mia madre portava ogni pomeriggio il tè al proiezionista, così mia sorella e io avevamo sempre i biglietti omaggio, e non ci perdevamo un film...”); la dichiarata ammirazione per il mito di Marilyn Monroe (alla quale è dedicata “Goddess of love”); e, naturalmente, la diplomaticissima risposta all’inevitabile domanda su un possibile ritorno anche discografico dei Roxy Music (“per il momento non c’è un progetto preciso... certo, chissà, può darsi... intanto stiamo preparando un DVD del tour, e forse ci sarà anche un album live”).
In chiusura: qual è la sua canzone che preferisce? “Fare un solo titolo significherebbe fare un torto a tante altre canzoni che mi piacciono molto... dico ‘Mother of pearl’, da “Stranded”, ‘In every dream home a heartache’, da ‘For your pleasure’, ‘Do the strand’, dal primo album dei Roxy, e anche ‘The only face’, da ‘Mamouna’...”.
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