Valentina Giovagnini, dal medioevo alla musica moderna

Valentina Giovagnini, come ci è già capitato di dire, è stata una delle poche reali sorprese dell’ultimo Festival di Sanremo. La sua inclusione in Sanremo Top (il programma di Raiuno che andrà in onda questa sera, 18 aprile e che celebrerà i vincitori delle vendite post-festival), in fin dei conti è il minore degli indicatori della sua consistenza come personaggio musicale. Basta invece l’ascolto di “Creatura nuda”, disco d’esordio (vedo lo spazio recensioni), per capire che Valentina Giovagnini non è una “one-hit wonder”, una cantante da una canzone.
“Sanremo è stata un’esperienza positiva”, riflette ora Valentina. “Abbiamo portato un progetto particolare e complesso, che non era basato su una singola canzone, ma su un intero album, per cui non sapevamo cosa potesse venire fuori. Non credo di avere avuto paura, ma sicuramente ero emozionantissima: ‘Il passo silenzioso della neve’ era un pezzo che sentivo davvero mio, ed è arrivato pure il secondo posto tra i giovani…”
“La partecipazione a Sanremo è nata per caso”, spiega a Rockol. “Tra le varie strade per far conoscere il progetto a cui stavo lavorando con Vincenzo Incenzo e Davide Pinelli c’era anche questa: abbiamo inviato il provino della canzone –l’album a quel tempo non era ancora pronto- tramite una piccola etichetta, la D. People. Ci hanno accettato e dopo è arrivato pure il contratto discografico con la Virgin”.
“Creatura nuda”, infatti. è un album con idee forti (anche se non sempre originalissime, per la verità), ambizioso e, per molti versi, riuscito: unire le tradizioni musicali medievali e celtiche con sonorità moderne. “L’idea è nata dalle mie origini e da una mia passione. Io vivo in Toscana, in un paesino della Val di Chiana che come altri di questa zona è molto legato al medioevo, di cui conserva tradizioni e ricordi. Questo periodo è diventato una passione che ho approfondito con studi musicali in conservatorio. Quindi mi sono interessata alla diverse etnie, in particolare a quella celtica: ho studiato il whistle, il flauto irlandese, che poi ho suonato anche nel disco”. Il contemporaneo revival della cultura medievale celtica, nato grazie alla riattualizzazione di Tolkien grazie all’uscita del film tratto da “Il signore degli anelli, è stato casuale, spiega: il progetto era già in lavorazione.
A seguire Valentina in questo percorso sono stati Davide Pinelli (che ha curato gli arrangiamenti) e Vincenzo Incenzo (testi). “L’incontro con Davide è stato casuale, come molte cose nella mia vita: ci siamo trovati ad un concorso, al quale lui portava un cantante; ci siamo conosciuti e ritrovati su un po’ di idee sulle quali abbiamo iniziato a lavorare. Lui, in seguito ha coinvolto Vincenzo. Con loro mi sono trovata in sintonia sul modo di scrivere, su dove volevamo andare”.
Al di là di promozione e apparizioni televisive (Valentina è apparsa un po’ ovunque, da “Domenica In” a “Quelli che il calcio” a “Top of the pops”), il progetto va avanti in una direzione più musicale: “Ci sarà un prossimo singolo”, conclude, “ma dobbiamo ancore decidere di canzone si tratterà. In questo momento stiamo lavorando allo spettacolo dal vivo, che sarà pronto per quest’estate. Le canzoni del disco non sono facilissime da portare su un palco, ma punteremo sulla dimensione etnica, più che sui ritmi elettronici. Sarò accompagnata dagli Ogam, un gruppo che ha già pubblicato alcuni album, e con me ci saranno un violoncello, un violoncello mongolo, un’arpa, il whistle, batteria e tastiera. Oltre ai brani del disco farò un paio di cover, forse una di Enya”. s
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