Soundgarden, l'intervista: 'Non abbiamo dovuto reinventarci'

Soundgarden, l'intervista: 'Non abbiamo dovuto reinventarci'

I peli della barbetta di Chris Cornell sono venati di bianco, ma fa sempre impazzire le donne - dovreste vedere come le giornaliste si impappinano quando devono fargli una domanda. Ben Sheperd ha un po’ di pancetta, ma lo sguardo è sempre un po' da fuori di testa. Sono due quarti dei Soundgarden e sono tornati.

Non da ieri, perché la band è stata in tour nell’estate del 2011 e del 2012, pubblicando un live e una raccolta a celebraere il ritorno. Il 12 novembre, però, uscirà “King animal”, il primo album di inediti da 16 anni a questa parte. E Cornell - che vive buona parte dell’anno a Roma - ha voluto presentarsi alla stampa accompagnato almeno da un altro membro della band, a suggellare che di questo si tratta. .
Quello che traspare dalla chiacchierata è una grande serenità: una band che non ha mai perso la chimica, ha esperienza, sa quello che vuole, sa come ottenerlo. “King animal” (che abbiamo ascoltato in anteprima), ne è la dimostrazione: non è così lontano dagli album passati - come i membri della band avevano lasciato intendere in diverse interviste, come quella telefonica che avevamo fatto a Matt Cameron la scorsa estate. E’ un disco riconoscibile, che recupera il suono migliore della band, lasciando spazio a soluzioni sonore e sperimentazioni. Una band che si diverte.
“Quando siamo tornati assieme abbiamo pensato di fare qualcosa per attirare attenzione sul nostro catalogo, ricollegarci con i nostri fan, far loro sapere che eravamo tornati”, spiega Cornell, nascosto dietro un paio di occhiali da sole e senza mai guardare in faccia chi fa la domanda. Gentile e preciso, racconta la genesi del disco: “E’ difficile per me spiegare il processo creativo. Ci siamo ritrovati per discutere dei progetti e siamo finiti in una stanza a suonare. I nostri dischi nascono così. Non avevamo un programma, l’abbiamo fatto in mezzo a tante altre cose, a tour, progetti solisti. Non c’è nulla che non abbiamo oggi, non abbiamo dovuto reinventarci. Il bello del suonare con i Soundgarden è che non devo spiegare nulla, non ho bisogno di parole. Matt, Kim e Ben sanno esattamente dove sto andando, e questo porta ad un processo davvero collaborativo. Non è come quando lavoro ad un disco solista dove devo spiegare sempre a chi lavora con me cosa voglio”.



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Cornell spiega che non ha nessuna intenzione di interrompere la sua carriera solista ("Chris, ti prego non fare più dischi da solo!", lo prende in giro Sheperd). E che così come non c'è bisogno di parlare in studio, così come non c'è stato bisogno di un annuncio quando 15 anni fa la band ha interrotto le attività, ora non c'è bisogno di affermazioni per confermare che questa è una reunion destinata a durare.

Si, ma in cosa sono diversi i Soundgarden di oggi da quelli di 16 anni fa? “Le nostra esperienza, accumulata nei progetto solisti. Sappiamo esattamente cosa vogliamo e cosa ottenere i suoni in studio”. Interviene Ben Sheperd: “Se senti i dischi precedenti, te ne rendi conto: ‘Superunkown’ è molto prodotto. ‘Down on the upside’ è molto crudo. Finalmente ora sappiamo come catturare il suono di noi quattro che suoniamo in una stanza. Anche per questo abbiamo scelto di lavorare ancora con Adam Kasper, che sapeva come lavirare con noi”, dice, riferendosi al produttore di "King animal", già al lavoro sugli ultimi album della band. “La nostra esperienza con i produttori prima di Adam era: litigare con loro per i primi tre giorni e poi non ascoltarlo più. Ci sono diversi tipi di produttori”, continua Cornell. “Quelli che impongono il loro suono alla band, convinti che sia quello che serve in quel momento. O quelli che pensano di aver capito cosa vuoi tu. Adam cerca solo di rendere il nostro suono. Ogni disco che abbiamo fatto era diverso dal precedente e anche questa volta si sente”.
“King animal” include, nella deluxe edition, tre canzoni registrate dal vivo 
a Rho questa estate.

“E’ stato il concerto più bello della nostra estate.

Abbiamo fatto soprattuto festival, quello era il primo concerto da headliner in Europa dopo il nostro ritorno. Il pubblico non ha mai smesso di cantare: noi stavamo suonando una canzone e la gente era ancora lì che urlava quella prima”. La tranquillità dei Soundgarden si capisce soprattutto dall’atteggiamento: Sentiamo di avere ancora delle cose da dire. E abbiamo più autonomia, non siamo dei competitor nel mercato, ma possiamo fare quello che ci piace”, dice Cornell, che poi ricorda il ruolo dei Soundgarden nell’epoca d’oro di Seattle: “L’aspetto più incredibile di quel periodo è come diverse band provenienti dallo stesso posto riuscirono ad influenzare i media mainstream e i Soundgarden ebbero una grande parte. Quando le radio commerciali suonarono le nostre canzoni, brani senza ritornello come ‘Get on the snake’, allora lì si capi che poteva succedere di tutto. Poi è arrivata 'Smells like teen spirit'. Ma non è durato molto perché vennimmo sostituiti da band da tutto il mondo che volevano suonare come noi”. La band sarà in tour ma non prima del 2012. E Cornell continuerà la sua carriera solista, così come gli altri membri della band continueranno i loro percorsi: “Ormai siamo abituati a non avere più Chris a Seattle”, dice Sheperd. “A vederlo sbarcare da un aereo. Così come è normale che Matt suoni la batteria un po’ con noi, un po’ con quell’altra band di cui non ricordo il nome”, scherza, riferendosi ai Pearl Jam. .

Rockol, per l'occasione, ha realizzato una videointervista ai Soundgarden che pubblicheremo nei prossimi giorni.

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