Patty Pravo pronta per Sanremo: 'Il palcoscenico è la mia casa'

Patty Pravo pronta per Sanremo: 'Il palcoscenico è la mia casa'

“Radio station”, il titolo che Patty Pravo ha scelto per rappresentare la natura volutamente ondivaga e la varietà stilistica della sua nuova raccolta di canzoni, calzerebbe a pennello anche a lei e al suo modo di comunicare in pubblico.

Nel botta e risposta con i giornalisti che oggi, 27 febbraio, l’hanno incontrata a Milano per ascoltare l’album in anteprima, la biondissima diva sembra viaggiare su una lunghezza d’onda tutta sua, spostandosi continuamente di frequenza in un gioco allusivo ed elusivo fra detto e non detto, interruzioni e riprese del filo del discorso, scarti improvvisi da un aneddoto appena accennato ad un pensiero ad alta voce subito abbandonato a se stesso. Difficile, quasi impossibile, restare sintonizzati dall’inizio alla fine. Meglio, allora, stare al gioco, raccogliendo frammenti sparsi nel flusso di parole, tanto più che oggi la signora Strambelli appare molto ben disposta, sfoggiando sorrisi luminosi, squillanti risate e un nuovo, regale “hairstyling” a cura (informano i crediti del disco) di Antonio Castelli. .


Complice il clima uggioso (“peccato”, chiosa lei, “questo disco avrebbe meritato un’accoglienza più solare e giocosa”), l’inizio è un po’ farraginoso, ma poi la Patty si scioglie, esternando soddisfazione per un lavoro che, dice, “trasuda amore ed energia da tutti i pori: merito dei musicisti che hanno collaborato con me, e della loro freschezza giovanile”.

Inutile però cercare di strapparle qualche riflessione più meditata sulla genesi del lavoro e sulle collaborazioni che lo arricchiscono. Le canzoni sono lì da ascoltare, è la sua risposta, e ognuno dia loro il significato che più gli aggrada. “Captivity”, l’ultimo pezzo in scaletta, ha una qualche valenza politica? “Per carità, lo sapete che non vado neanche a votare. Né lo farò mai, finché i politici godranno dell’immunità parlamentare”. E come mai quel rimando insistente al sesso estremo, in canzoni come “Fammi male che mi fai bene”, cover dei nipponici Supercar? “Nel disco c’è molto altro, e quel che mi interessava era mettere in luce il modo che i giapponesi hanno di rapportarsi con il sesso: più algido, meno animalesco del nostro”. Come mai la scelta di registrare a Londra, e anche a Rio de Janeiro? “Ho amici in Brasile, e il pezzo di Carlinhos Brown (“Lagoinha”, tradotto in “Noi di là”) mi è subito piaciuto, tanto che stiamo pensando di farne un remix da dieci minuti di durata. E poi i brasiliani lavorano come matti: sedici ore al giorno, senza interruzioni”. E perché andare a ripescare proprio i Cugini di Campagna, ospiti in “Lontano”? “Perché hanno delle voci fantastiche: nel missaggio finale si sentono poco, ma sapeste cosa hanno fatto in studio. Avrei voluto dedicar loro una ghost track del disco”. .


Una Patty Pravo così salutista e “workaholic” non la si vedeva da parecchio tempo, insomma (anche se non rinuncia ad accendersi una sigaretta): “E’ un po’ che mi sono rimessa in sesto. Dopo avere finito ‘Ideogrammi’ (l’album del 1994) mi ero rintanata a Venezia. Volevo partire per l’India, ma poi ho subito un intervento chirurgico delicato che mi ha dato una scossa. Nell’ultimo anno ho lavorato 18-19 ore al giorno: sono stanchissima, ma sono sicura che non ve ne siete accorti”.
Di “Radio station”, si vede, è molto orgogliosa, come del fatto di avere coinvolto nelle registrazioni accompagnatori di lusso: “Peppe Servillo abita nelle mie vicinanze, a Roma, ed è stato lui a propormi un pezzo per il disco (“A me gli occhi”). Per me, gli Avion Travel sono i numeri uno: persone deliziose, e sanno suonare di tutto”. Non c’è Vasco, questa volta (“E perché doveva esserci? Mica l’ho sposato!”); c’è, invece, spalmata sulle canzoni, una vernice di suoni e ritmiche elettroniche aggiornate, courtesy, fra gli altri, del produttore Roberto Vernetti. “Elettronica sì, ma come piace a me”, spiega lei: “dentro deve pulsare la vita, e per questo ci vogliono anche gli strumenti veri”.

Inevitabili le domande su Sanremo, dove Patty presenterà il primo pezzo dell’album, “L’immenso”: “Tensione? Ma no, il palcoscenico è la mia casa, e con Pippo ci vogliamo bene. Certo che tutto questo parlare di me come probabile vincitrice mi infastidisce. Tocco ferro, compreso quello che ho ancora incorporato nel piede infortunato”.
E siccome cantare dal vivo le piace molto più che stare in uno studio di registrazione, sogna già il prossimo tour, in partenza a maggio con tappe in Italia e all’estero (partenza probabile dal Forum di Assago). C’è anche in ballo un musical autobiografico, un vecchio progetto accarezzato per tanti anni: “Beh, proprio autobiografico non è, perché la protagonista è una star intergalattica. Però stavolta ci siamo, e ne riparleremo presto”. Dopo aver assimilato “Radio station”, in uscita l’8 marzo. “Ma la festa della donna non c’entra. Uomini e donne, siamo tutti esseri viventi: condividiamo lo stesso spazio vitale, bontà e cattiverie”. Così parlo Patty, regina designata del primo Festival della nuova era Baudo.
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