Il ritorno dei Dead Can Dance: 'L'Occidente è spento, guardiamo al Mediterraneo'

Il ritorno dei Dead Can Dance: 'L'Occidente è spento, guardiamo al Mediterraneo'

E' il momento delle "reunion" (Beach Boys, Blur, Stone Roses, P.I.L., ecc.), e il pubblico dei fan risponde quasi sempre con entusiasmo. Anche il ritorno dei Dead Can Dance, silenti dal lontano 1996 di "Spirit chaser", ha provocato reazioni incontrollate: sold out subitanei (compreso il concerto in programma il prossimo 19 ottobre all'Arcimboldi di Milano), e un tour mondiale che è già diventato il più lungo di sempre per il duo australiano. Se lo aspettavano, Lisa Gerrard e Brendan Perry? "Direi di sì", risponde lo yin maschile della band, uomo di poche parole che preferisce far parlare la sua musica ricca di echi ancestrali. "Ci contavamo, di fare quasi ovunque il tutto esaurito. Anche perché in ogni grande città toccata dal tour terremo un unico concerto".



Viene banalmente da chiedergli perché avessero smesso, a un certo punto, di fare musica insieme. "Perché era diventato meno piacevole di prima, tutto qui. Non ci frequentavamo più e  avevamo smesso di collaborare. Così decidemmo di andare oltre, di dedicarci ai nostri progetti personali".  Sedici anni dopo, tornano insieme con un disco in uscita oggi, 13 agosto, evocativo fin dal simbolico titolo di "Anastasis": parola greca che significa resurrezione, ma anche "ciò che accade nel mezzo", e che ben si attaglia tanto alle vicende personali del duo che alle atmosfere mediterranee di cui il disco è pregno.  "C'è un legame fonetico tra la nostra cultura, il Mediterraneo e la parte di Oriente più vicina all'Europa", conferma Perry. "La lingua greca è uno dei fondamenti dell'idioma inglese. E io, da sempre, sono affascinato dall'etimologia, dall'origine delle parole. Inoltre, molti dei fondamenti scientifici e filosofici del nostro sistema di pensiero hanno origini elleniche".



Influenze evidentissime in brani come "Anabasis" e "Agape", che a tutto rimandano meno che a un'immaginario anglosassone. Frutto di viaggi, di ascolti o di voli pindarici della fantasia? "Un po' di tutto questo. Ho visitato quelle terre, ascolto molta musica greca e turca e in questo album, per la prima volta, abbiamo utilizzato un bouzouki greco elettrificato. Mi affascinano, quei Paesi, perché rappresentano tuttora la porta di passaggio tra Oriente e Occidente. Mi hanno sempre interessato le fusioni tra culture differenti, i luoghi in cui diversi  stili di vita e sistemi di pensiero si coagulano e si mescolano tra di loro. I crossover e gli ibridi mi intrigano assai più delle culture monotematiche e delle musiche insulari, separate dal resto del mondo: e credo che la musica che i Dean Can Dance hanno prodotto nel corso degli anni rifletta bene questo atteggiamento. L'Occidente, in questo momento, non sta creando nulla di particolarmente originale. I migranti portano con sé le loro culture ma da questa collisione, al momento, sta nascendo poco o nulla di nuovo. Ricordiamoci che le tradizioni più genuine, le canzoni e le danze tramandate nei secoli sono storicamente nate nelle campagne e non nelle città, all'interno di comunità tribali. Oggi le cose sono molto diverse, non è più questa la realtà".  



In tutto il disco il marchio dei Dead Can Dance resta inconfondibile ("anche se", precisa Perry, "stavolta abbiamo voluto essere più minimali, restringendo la gamma dei colori strumentali"). Epppure brani come "Children of the sun" ne mostrano un lato nuovo, più luminoso: quei "girasoli tra i capelli" di cui parla il testo sono un omaggio alla Woodstock generation? "No, non direi. Il pezzo parla della nascita dell'uomo,  dell'evoluzione della specie intesa come un viaggio.  C'è una parte di basso piuttosto ritmica e trascinante, è vero, ma anche una sezione centrale piuttosto dark". Con le altre tracce del disco il brano d'apertura condivide le suggestioni cinematografiche, quella inconfondibile qualità ipnotica che induce quasi a uno stato di trance... "L'obiettivo è sempre quello di permettere il raggiungimento di stati alterati di coscienza, che è poi ciò che la musica produce ogni volta che ti colpisce nel profondo. Ti distoglie dal luogo in cui ti trovi per trasportarti in un posto differente".   



Ma a volte viaggiare di fantasia non basta: Brendan e Lisa hanno dovuto incontrarsi fisicamente per colmare il gap geografico che li distanzia, lei rimasta in Australia, lui trasferitosi da molti anni in Irlanda. "Alla fine dell'anno scorso, tra novembre e dicembre, avevo cominciato a spedirle dei provini  delle canzoni che avevo scritto. Da quel momento tra  noi si è sviluppata una fitta corrispondenza. Poi Lisa è venuta due mesi in Irlanda per lavorare in studio con me, in quell'arco di tempo abbiamo registrato tutte le parti vocali e mixato l'album". Solo in una canzone, "Return of the old she-king", le due voci si intrecciano... "E' andata così, non c'è un motivo particolare. Lisa, come sempre, ha cantato nella sua lingua immaginaria che le consente maggiore libertà e le permette di esplorare più a fondo la sua vocalità. Le influenze folk del pezzo rappresentano in un certo senso il mio addio all'Irlanda: ho venduto casa e sto per trasferirmi con la famiglia nella Francia occidentale,  tra Nantes e la Linguadoca. E' una scelta che non ha a che fare con la musica ma con lo stile e la qualità della vita".



Un altro taglio con il passato, dopo quello con la 4AD, l'etichetta che aveva visto nascere e crescere i Dead Can Dance. "Storia vecchia, ormai. Credo che il dinamismo che agli inizi caratterizzava il nostro rapporto  fosse scomparso del tutto. Ormai andavamo avanti d'inerzia. Non eravamo più contenti della direzione che aveva preso la casa discografica e alla scadenza del contratto ci siamo lasciati di comune accordo. Poi il gruppo si è sciolto".



Per rinascere indipendente, e con la libertà di fare ciò che vuole: ad esempio pubblicare sul suo sito  una serie di Ep digitali scaricabili gratuitamente ("E' musica piuttosto antica, concerti del 2005. Lo facciamo, ovviamente, per rinsaldare il rapporto con i nostri fan e la reazione finora è stata molto positiva. Abbiamo una fan base molto numerosa e attraverso Internet il rapporto è diretto"). Fino ad un eventuale prossimo disco di studio: avrà un seguito, "Anastasis"?  "Penso proprio di sì. Vedremo che succederà, dopo questo tour che dura quasi un anno e che se non ricordo male si chiude il prossimo mese di maggio. Ci sono ottime  probabilità che finiti i concerti si torni a lavorare su del materiale nuovo". Intanto, qualche giorno fa a  Vancouver (Canada), ha debuttato il nuovo show..."Sul palco siamo in sei, oltre a me e Lisa ci sono due percussionisti e due tastieristi. Eseguiamo tutto il nuovo album, anche se non nella stessa sequenza, accanto a brani ripresi dai dischi precedenti.  E usiamo proiezioni ed effetti, anche se la produzione varia a seconda del tipo di venue . Ma il nostro rimane un concerto musicale, non una fantasmagoria di luci".

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