M. Ward, il nuovo disco: 'La musica è un dialogo, un divertimento senza sforzo'

M. Ward, il nuovo disco: 'La musica è un dialogo, un divertimento senza sforzo'

Non è solo Jack White, il prototipo del moderno musicista multitasking capace di distribuire sforzi, idee e creatività su progetti diversi e paralleli. L'indie rocker di Portland (Oregon) Matthew Stephen Ward, meglio noto come M. Ward, non è da meno: lo abbiamo ascoltato duettare con Zooey Deschanel sotto la sigla She & Him, lo abbiamo visto in azione nel supergruppo Monsters Of Folk con Jim James (My Morning Jacket), Mike Mogis e Conor Oberst (Bright Eyes), ora lo ritroviamo riannodare il filo della produzione solista (si fa per dire) con "A wasteland companion", un nuovo album che Bella Union e Cooperative Music pubblicano in Italia tra una settimana esatta, il 10 aprile.

Un disco nomade, registrato in sei città, in otto studi e con la bellezza di diciotto musicisti diversi: vecchi sodali (il primo mentore Howe Gelb, Mogis e la Deschanel) e nuovi compagni di viaggio come Steve Shelley, percussionista dei Sonic Youth, o il musicista/produttore inglese John Parish, noto soprattutto per la collaborazione con PJ Harvey. "E' il riflesso di ciò che la mia vita è stata in questi ultimi tre anni, un susseguirsi di  viaggi", ci spiega. "Ogni volta che mi trovo in giro per il mondo ricevo inviti a recarmi presso qualche studio di registrazione e a incidere qualcosa. Spesso non ne ho  trovato il tempo,  ma stavolta mi sono programmato per farlo.  Avevo voglia di sperimentare e di togliermi di dosso la mia coperta. Vedere che cosa sarebbe successo se mi fossi messo a far musica in posti nuovi, e con gente nuova. Mi sembrava più rappresentativo di ciò che sono in questo momento,  piuttosto che andare in uno studio di Los Angeles e registrare un nuovo disco in un paio di settimane. Così, credo, l'album ha acquisito molta più personalità, molto più carattere".

E stati d'animo, panorami, mood differenti: "A wasteland companion"  inizia con un brano acustico, vira verso il pop e il rock'n'roll, assume poi sfumature più dark e si chiude su atmosfere sognanti. "Credo che un disco debba sempre riservare sorprese", commenta Ward. "Quelli che si assestano su un tempo, un ritmo o un'atmosfera uniforme di solito risultano noiosi. L'esatto opposto del  'White album' dei Beatles, che resta un mio modello di riferimento".  A dispetto della varietà, sottolinea Matthew, "tutte le canzoni hanno qualcosa in comune tra loro, sia musicalmente che sotto il profilo dei testi. Da anni mi sono messo a riflettere sull'ispirazione e sulle sue origini".  

Il coinvolgimento di tanti musicisti è, a sua volta, il frutto di quell'eclettismo e di quel nomadismo: "Non avevo mai lavorato prima con Steve Shelley ma i Sonic Youth sono una delle mie band preferite dai tempi in cui frequentavo il liceo: farlo è stato trasformare un sogno in realtà. John Parish, invece, è un vecchio amico, ma prima d'ora non avevo mai avuto  occasione di andare a registrare nel suo studio a Bristol, in Inghilterra. E' molto eccitante entrare in uno studio che non conosci e affidarti a un tecnico che ci lavora da una vita. Uno che sa come manipolare i suoni e gestirne architettura. Con Howe Gelb ci frequentiamo dai tempi in cui, a Seattle, gli diedi una copia del mio primo disco. Ci eravamo incontrati grazie a un amico comune, Jason Lytle dei Grandaddy, da allora mi ha sempre incoraggiato e siamo rimasti amici. Continuiamo a fare musica insieme, di tanto in tanto. Abbiamo fatto un piccolo tour in Spagna l'estate scorsa, è stato fantastico e speriamo di ripetere l'esperienza". In che modo hanno contribuito al risultato finale?  "Normalmente fornisco qualche informazione essenziale sulla direzione che intendo dare a una canzone, ma spesso si tratta di suggerimenti piuttosto astratti. Mi aspetto che i musicisti seguano il loro cuore e la loro ispirazione. Cerco di lasciare loro libera interpretazione, di trovare un punto di incontro con l'improvvisazione. Ma allo stesso tempo trovo utile far ascoltare in studio vecchi dischi da cui traggo ispirazione. Quali? Sono centinaia, ma mi interesso soprattutto al suono. Alle produzioni di gente come George Martin, Phil Spector e Brian Wilson".
 
M. Ward  è un ascoltatore attento e onnivoro, e molti dei suoi idoli musicali affiorano anche in "Wasteland companion": "Clean slate", ad esempio, è dedicata ad Alex Chilton:"Non sono mai riuscito a incontrarlo, ma sono un fan di vecchia data. Proprio la settimana che è morto, i Big Star avrebbero dovuto suonare al South By Southwest di Austin. Mi trovavo lì anch'io, così mi hanno invitato a indossare i suoi panni per una canzone. E' stato un momento confuso e commovente per tutti, ma è stupefacente come la musica possa rappresentare in un certo senso il modo migliore per dire addio a una persona. Da quell'episodio è nata l'ispirazione per la canzone". "Sweetheart", invece, è firmata da Daniel Johnston, indie rocker americano di culto con un'esistenza travagliata da problemi mentali... "Un'altra delle mie scoperte ai tempi del liceo, adoro le sue prime cassette. Lo ritengo  un songwriter fantastico...per me alcune delle sue canzoni valgono quanto quelle di John Lennon. 'Jump music' è probabilmente il suo disco che preferisco, ne raccomando l'ascolto a tutti. E lì che ho trovato 'Sweetheart' ". Di tutt'altra origine "I get ideas", un vecchio standard jazz..."L'avevo ascoltata molti anni fa nella versione di Louis Armstrong, poi ho cominciato a suonarla dal vivo con la mia band e siccome la reazione del pubblico era sempre positiva abbiamo deciso di inciderla e di metterla sul disco. Ci sono canzoni che suoni dal vivo ma la cui energia non riesci a trasmettere su disco. Con questa crediamo di esserci riusciti".


E "Primitive girl", il brano più pop del disco? "Alcune delle canzoni che compongo al piano o alla chitarra sembrano dare il meglio se accompagnate da una parte vigorosa di batteria. Sapevo che John Parish avrebbe fatto un gran lavoro, sedendosi alla batteria, così questa è una delle canzoni che gli ho portato a Bristol. Ce n'erano un'altro paio, ma questa è l'unica che è finita sul disco". Di cui rappresenta sicuramente una delle "highlight" accanto a "The first time I ran away", in cui sembra di cogliere reminiscenze di Jimmy Webb o Fred Neil. "Mi piacciono molto entrambi, ma quel pezzo non è nato pensando a loro. Mi trovo spesso a sperimentare accordature differenti di chitarra, e questa canzone è nata da uno di quegli esperimenti". Il brano è promosso da un bel video animato: non una novità per M. Ward. "Infatti. Nell'album 'Post-war' c'era una canzone intitolata 'Chinese translation', e il video di quel brano ha inaugurato la mia collaborazione con Joel Trussell, un disegnatore che sembra riuscire a catturare perfettamente l'essenza delle mie canzoni. Le reazioni a quel primo esperimento erano state molto positive, così ho voluto riprovarci. E' andata benissimo anche stavolta, spero che continueremo a lavorare insieme". E i Monsters Of Folk, gli She & Him?  "Sono progetti che vanno avanti, anche se al momento non ci sono cose nuove in cantiere. Ognuno di noi è impegnato in un sacco di altre cose". Appunto: M. Ward è un workaholic ? "No, direi piuttosto un playaholic perché non considero ciò che faccio un lavoro. Non c'è niente di difficile o di pesante nel suonare e fare musica. E' come intrattenere un dialogo con un amico, o con un estraneo".
 

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