NEWS   |   Underground/Dance / 09/07/2001

Armand Van Helden: il B-boy prestato all'house

Armand Van Helden: il B-boy prestato all'house
È stato definito il guru dell’house moderna, ma lui preferisce l’etichetta di B-boy. Armand Van Helden, ricorda la sua infanzia trascorsa tra diverse basi militari Usa di tutto il mondo (suo padre è un ufficiale dell’esercito) e non sembra rimpiangere i luoghi dove ha vissuto: “Quando ti metti a fare hip-hop, quella diventa la tua caratteristica principale. Essere un rapper ti segna nel profondo e finisce per diventare la tua vera identità” ha spiegato il cantante a Rockol nel corso Lynx, l’evento che ha visto salire sul palco dei Black Island Studios di Londra, Ian Brown, Fun Lovin’ Criminals e Groove Armada. Van Helden, dopo essere diventato un DJ di culto della scena newyorchese con il singolo “Witch doktor” del 1994, ha legato il suo nome ai remix di molti artisti tra cui Rolling Stones, Puff Daddy, Faithless e Janet Jackson. Poi un’altra collaborazione con Fatboy Slim e finalmente nel ’99 esce “U don’t know me” che arriva alla posizione n.1 della classifica inglese. A Van Helden però non basta ancora, i suoi obbiettivi non si esauriscono con un hit: “Negli ultimi tempi trovo che nessun disco sia riuscito a lasciare un’impronta indelebile nel mondo della musica. Vorrei dare alla gente l’ispirazione per partire con un nuovo trend, di costruire assieme uno stile davvero riconoscibile rispetto agli altri”. D’altra parte il suo rifiuto di curare il remix per un brano degli ‘N Sync e il fermo no detto a chi voleva cambiare la copertina del suo LP “Killing puritans”, bandito da alcuni negozi Usa (vedi news), dimostra come ci si trovi di fronte a un artista con le idee chiare: “Certo che c’è dello ‘sporco’ nei miei dischi, a volte sembra che non siano neanche completi. Non ho mai fatto un disco pulito e non credo francamente di esserne capace. Ho una mentalità hip-hop e la applico alla house-music. Nessun altro lo sta facendo” spiega il DJ. Per quanto riguarda i suoi progetti futuri, sarà sempre più difficile vederlo mixare brani di altri: “Ho fatto tantissimi remix. Ho corso parecchio perché ti fanno lavorare sempre di fretta. Ora, però, mi voglio concentrare sulla mia roba. Ho già un sacco di idee, anche se in questo momento sono impegnato a suonare in giro. Non voglio comunque fossilizzarmi su un unico genere. Mi piacerebbe lavorare con un’etichetta europea specializzata in house e poi ritornare negli States a pubblicare le mie rime hip-hop”.
Lo scorso marzo, il musicista era stato licenziato dalla London Records in un taglio di musicisti “a basso rendimento” (e basse vendite) che aveva coinvolto anche Goldie e Asian Dub Foundation (vedi news).
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