Franco Battiato,
un disco pop nato sotto l’incudine

Franco Battiato, un disco pop nato sotto l’incudine
Esce domani 13 aprile “Ferro battuto”, il nuovo disco “pop” di Franco Battiato. Come al solito, il cantautore catanese non ha perso la voglia di giocare: non solo nell’assonanza tra il suo nome e il titolo del disco, non solo nell’iconografia “sovietica” che lo accompagna. Soprattutto nella musica: “Ferro battuto” segna infatti una svolta in netta controtendenza con i dischi precedenti. Battiato si è rivolto al pop, come si può constatare già dall’ascolto del singolo “Running against the grain”. C'è sperimentazione e contaminazione nelle canzoni che compongono il lavoro, scritte come di consueto con la collaborazione di Manlio Sgalambro, a cui, secondo lo stesso Battiato, va attribuita l'idea originaria di fare un disco pop.
“Dicono che questo disco è pop per distinguerlo da ‘Campi magnetici’, che ho inciso per la Sony Classical e che è uscito lo scorso anno: quelle erano le musiche di un balletto, commissionate dal Maggio Musicale Fiorentino…”, spiega Battiato a Rockol, aggiungendo che "pop" è soprattutto un’etichetta, ma con un suo significato: “E’ un po’ come quando si sente usare il termine ‘cantautore’, che adesso è diventato ancora più raccapricciante che un tempo… Ma, comunque, ancora oggi, abbiamo bisogno di distinguere una musica di non-comunicazione da una di comunicazione”. E, in quanto a comunicazione, “Ferro Battuto”, non si tira indietro: dalle commistioni linguistiche (inglese, il tedesco di Bist du bei mir” - e il siciliano de “Il cammino interminabile”) a quelle musicali, come la collaborazione con Natacha Atlas e Jim Kerr dei Simple Minds. Quest’ultimo fa la seconda voce proprio in “Running against the grain”. “E’ nato tutto da un incontro a Milo, dove abito”, spiega Battiato. “Lui è passato di lì a trovarmi, siamo andati a pranzo e mi ha chiesto un pezzo per il suo disco, che però non gli ho potuto dare perché stavo lavorando al mio. Alla fine gli interessava “Shock in my town”, di cui gli ho dato i campioni sonori, che probabilmente userà nel suo prossimo lavoro, e lui ha partecipato vocalmente al mio album.
E, sempre in tema di contaminazioni, spicca nel disco una bella e stravolta versione di “Hey Joe”: “Inizialmente volevo riprendere 'Stone free', di Jimi Hendrix. Registrando i provini mi sono reso conto che non funzionava. Così ho pensato a “Hey Joe”. Ho cambiato un paio di accordi della canzone da maggiore in minore, fino a farla diventare quella che è sul disco. Non è un omaggio al brano musicale, ma al musicista”. In quanto alle contaminazioni tecnologiche, di cui “Ferro Battuto” fa largo uso, Battiato spiega: “Devo dire che già negli anni ’70 ho avuto delle previsioni strane: nel 1972 arrangiai un pezzo di Juri Camisasca, che si chiamava 'La musica muore', compiendo un lavoro immane. Presi cinque dischi, tra cui album dei Free e Jimi Hendrix, accelerandoli, rallentandoli e sovrapponendoli al pezzo originario. Era un campionamento con vent’anni d’anticipo: avevo queste esigenze musicali già allora. Oggi ho molta più tecnologia a disposizione per realizzarle: una volta dovevo arrangiarmi, oggi vivo per le macchine…”
Battiato porterà "Ferro battuto" in tour nel mese di luglio: partenza il 2 a Firenze, in Piazza Michelangelo, per proseguire per una quindicina di date all'aperto in cui verrà accompagnato dall'Orchestra di Padova e del Veneto.
Il testo completo dell'intervista esclusiva di Rockol a Franco Battiato verrà pubblicato domani 13 aprile.
Dall'archivio di Rockol - La storia di "Fetus" di Franco Battiato
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