Amy Winehouse: ad uccidere non fu un'overdose

Amy Winehouse: ad uccidere non fu un'overdose

Non è stato l'abuso di sostanze stupefacenti ad uccidere Amy Winehouse, giovane diva del soul-jazz trovata morta lo scorso 23 luglio nella sua casa di Camden, nella zona nord di Londra: questo, almeno, è il risultato degli esami tossicologici compiuti sulle spoglie della sfortunata artista. Secondo il medico legale, infatti, nel sangue dalla voce di "Back to black" non sono state trovate tracce di sostanze illegali: e benché le analisi abbiano confermato l'assuzione di bevande alcoliche poche ore prima della morte, i risultati degli esami non sono stati giudicati sufficienti per stabilire se l'ingestione delle stesse possa anche solo aver concorso al decesso. "Gli esiti degli esami tossicologici hanno escluso la presenza di droghe nel corpo di Amy al momento della sua morte", si legge in un comunicato diramato nel pomeriggio di oggi dalla famiglia della cantante: "L'alcol era presente, ma non è stato possibile stabilire se in quantità tali da porter causare la sua scomparsa. La sua famiglia vuole ringraziare le autorità e lo staff di medicina legale per l'eccellente lavoro di indagine sulla sua scomparsa, aspettando fiduciosa gli esiti definitivi attesi per il prossimo mese di ottobre".

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Intanto non sembrano destinate a placarsi le polemiche sull'appropriazione del dominio Web Amywinehousefoundation.com, che ha costretto il padre della cantante, Mitch, a restituire le donazioni effettuate in favore della fondazione. Registrato dall'imprenditore londinese Martin McCann poche ore dopo la scomparsa dell'artista, il dominio è ora oggetto di una battaglia tra i familiari della vittima, che lo reclamano, e l'imprenditore, che - al momento - non ha nessuna intenzione di cederlo, nemmeno a pagamento. "Non sto speculando su nulla", si è difeso McCann: "Ho solo registrato un dominio Internet, una cosa che chiunque può fare con due semplici click da casa propria. Non sono né imbarazzato, né credo di dovermi vergognare. Proviamo a staccarci dall'aspetto emotivo della faccenda e ragioniamo sugli affari. Mitch Winehouse sta compiendo ogni sforzo per dirottare qualsiasi donazione sulla sua fondazione, ma non è l'unico ad avere il diritto di intitolare una fondazione a sua figlia. Lui mi ha chiamato 'testa di cazzo'? Non sono io la testa di cazzo. L'unica testa di cazzo in questa storia è quella là fuori che non ha intestato il dominio Amywinehousefoundation.com".

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