Coldplay live a Milano: poco cold e molto ‘Yellow’

Coldplay live a Milano: poco cold e molto ‘Yellow’
Dopo essersi esibiti nel nuovo spazio della Fnac di Milano e aver inaugurato la nuova serie di Sonic (trasmissione live di MTV), per i Coldplay è arrivato il vero e proprio battesimo dal vivo, con il concerto milanese – unica data italiana - che si è svolto martedì 7 novembre all’Alcatraz. “Ci fa effetto suonare in posti come questo”, ha dichiarato Chris Martin nel pomeriggio. “Neanche in Inghilterra suoniamo in locali così grandi”. Eppure, quando il concerto è iniziato con un quarto d’ora abbondante di ritardo e qualche fischio da parte dei più spazientiti, il frontman dei Coldplay è riuscito senza troppa fatica a conquistare il pubblico. Su un palco dove in un angolo faceva bella mostra di sé il mappamondo protagonista della copertina di “Parachutes” - l’album di debutto della band - Chris Martin – maglietta arancione e capelli tagliati a spazzola – con il suo scomposto e un po’ buffo agitarsi e una sorprendente parlantina in italiano ha intrattenuto senza troppe timidezze i suoi fan. “Ciao, siamo i Coldplay. Veniamo dall’Inghilterra. Speriamo di farvi passare una bella serata,” ha esordito, dopo l’introduzione musicale di “Spies”. Un brano che, nella sua esecuzione live, rivela sonorità più inquiete e ruvide rispetto a quelle del disco, complice anche la voce di Chris Martin, meno vellutata che nelle registrazioni, un po’ fredda nei primi brani ma non sgradevole. Solo diversa. Dal vivo si capisce ancora meglio che le canzoni di “Parachutes” sono solo apparentemente semplici ma in realtà mescolano melodia e voli vocali a tratti da vertigine, che sono quello che poi fanno la differenza. I Coldplay hanno un suono ben riconoscibile e personale, ma questo non impedisce di cogliere qua e là, nell’esecuzione dal vivo con ancora maggiore chiarezza, il richiamo ai modelli: “Shiver” dal vivo suona ancora più Radiohead di come ce la ricordavamo, “Sparks” fa venire in mente nella sua essenzialità certe cose di Neil Young. Nella scaletta i Coldplay inseriscono anche un inedito, “Animals”, dall’attacco ritmato e un po’ cupo, con una successiva apertura melodica, ancora una volta con una strizzata d’occhio a Thom Yorke e compagni.
Se l’esecuzione di “Don’t panic” viene movimentata dall’inconveniente della rottura del manico della chitarra, rimpiazzata al volo da un’armonica, “Yellow” segna il punto più alto di questa esibizione dal vivo, con le luci gialle che inondano il pubblico, la gente che canta in coro il ritornello e la voce finalmente calda e morbida di Chris Martin. Tra continue dediche e intermezzi in italiano, il concerto si conclude proprio nel momento in cui sembrava che il gruppo avesse davvero iniziato a ingranare, trovando il suo suono.
I Coldplay concedono solo due bis che chiudono un concerto prevedibilmente breve (poco più di un’ora) e meno prevedibilmente seguito con interesse da un pubblico più sulla trentina che sulla ventina, con ospite d’eccezione Fernanda Pivano e qualche musicista nostrano (Irene Grandi, Edoardo Bennato) curioso di questo fenomeno made in England.
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