Successo di Santana a Milano

Successo di Santana a Milano
Toni entusiasti sulla stampa di oggi per il primo concerto italiano di Carlos Santana, ieri sera a Milano. Scrive Giacomo Pellicciotti sulla "Repubblica": "Atmosfera incendiaria, una festa danzante per 13mila, forse 14mila persone elettrizzate e felici ieri sera al Filaforum di Assago per il grande ritorno di Carlos Santana. Era ‘tutto esaurito’ da tempo, come non si trova un biglietto per il secondo dei due concerti italiani previsto per domani sera a Bologna (...) La prima cosa che si notava ieri era l’insolita eterogeneità del pubblico. Un uditorio molto variegato, con gli aficionados sulla cinquantina che amavano la musica del messicano di San Francisco fin dai primi album ormai storici, ‘Santana’, ‘Abraxas’ e ‘Santana III’ (1969-71) confusi ai più giovani che l’hanno scoperto solo l’anno scorso con ‘Supernatural’. In platea molti spettatori eccellenti: da Jovanotti a Eros Ramazzotti, da Miuccia Prada a Chicco Testa. Cominciano i Tourè Kunda, la famiglia dei grandi elefanti, senegalesi di Parigi che hanno tirato un po' la volata alle fortune attuali della ‘world music’. Africani non per caso. Aveva detto Carlos a Milano solo qualche mese fa : ‘Il successo di Jennifer Lopez, Ricky Martin e degli altri musicisti latini, me compreso, è un segnale, anche se in realtà suoniamo musica africana’ (...)Il ritmo molto elevato è assicurato da un'ampia banda di musicisti sul palco, dieci in tutto, con l'inaffondabile Chester Thompson alle tastiere e Benny Reitveld al basso, che fu uno degli ultimi collaboratori di Miles Davis. Due i vocalisti, uno bianco un po' alla Ricky Martin e uno nero con voce più potente e bluesy, più tromba, trombone e un'orgia di percussioni". Le scenografie dello spettacolo di Santana, a differenza di altri show visti di recente, sono piuttosto sobrie, come sottolinea Gloria Pozzi sul "Corriere della Sera": "Santana sul palco appare (di nero vestito con in testa un cappellaccio dello stesso colore) per quel che è: un artista universale e ormai ai confini dell’eternità. Un artista che non ha bisogno di effetti speciali per colpire al cuore, come invece fanno i nuovi idoli del rock latino che seguono le orme che lui ha lasciato ben trent’anni fa (...) Ormai ben lontani i tempi (’77) che lo videro coinvolto al Vigorelli di Milano in una contestazione d’autonomi a suon di molotov (anche se ieri qualche punk ha spintonato all’ingresso per entrare senza biglietto), sta su un palco semplicissimo: alle spalle un telone nero, un grande schermo circolare dove scorrono varie immagini: all’inizio è una colomba, poi mandala buddisti, ovvero rappresentazioni geometriche dell’universo, maschere africane, segni astratti con richiami alla psicadelia". A completamento dell’articolo, un breve commento di un fan d’eccezione, il presidente dell’Enel Chicco Testa, che confessa: "Ho passato ore, agli inizi degli anni ’70, nella casa che avevo con altri studenti in corso i Porta Romana a Milano, con il sottofondo della sua musica (...) Lo ascolto dall’inizio della sua carriera. Soprattutto quando ho bisogno di energia. Mi mette allegria". Praticamente identici i titoli del "Giorno" ("Santana, un fascino ‘supernatural’") e del Messaggero ("Santana, fascino ‘supernatural’"), il cui inviato, dopo aver elencato la serie di hit riproposti da Santana commenta: "Ce ne sarebbe abbastanza per ricoverare tutti alla più vicina clinica neurodeliri ma sul palco se la spassano. Come il pubblico". Marco Mangiarotti per il "Giorno" conclude invece scrivendo: "Qui non c’è nulla di finto (fiction), questo non è un concerto pop. Tranne che nella breve scarica di contemporanei superbi superhit: ‘Maria Maria’ e ‘Corazon Espinado’, l’inno di oggi e di ieri".
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