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NEWS   |   dalla Stampa / 04/01/2000

C.S.I., divorzio tra Ferretti e Zamboni

C.S.I., divorzio tra Ferretti e Zamboni
"Il Giorno" e "La Repubblica" dedicano ampio spazio al "divorzio" tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Su "Il Giorno", Chiara Di Clemente concede ampio spazio a Ferretti, che parla in prima persona. «Adesso non esistono più il Consorzio Produttori Indipendenti né i Dischi del Mulo, non esiste più la mia società con Massimo Zamboni, non esiste più niente. Si sono salvati di rimando i Csi, però anche i Csi sono costretti a ripensarsi, perché anche per il gruppo, dopo "Tabula rasa", un ciclo si è chiuso. (...) Con Zamboni spero di essermi comportato con dignità e onestà». Il divorzio, scrive invece il quotidiano romano, è stato «consumato nella stessa Berlino dove Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni agli inizi degli anni ‘80 avevano messo in moto il progetto Cccp-Fedeli Alla Linea, progenitori dei Csi, Consorzio Suonatori Indipendenti, sette anni insieme, cinque album, una nutritissima schiera di fan e un insperato primo posto in classifica con l'album "Tabula rasa elettrificata". Erano venuti qui insieme per un progetto da realizzare lontani dai Csi. Torneranno a casa su voli diversi. Ferretti con un disco che uscirà a proprio nome ad aprile. Zamboni con il libro del loro viaggio in Mongolia ("In Mongolia in retromarcia"). Anche quando sono due anime nobili a separarsi i termini del divorzio possono essere dolorosi. Fino all'altro giorno i Csi erano dati per spacciati, senza futuro, proprio come i Litfiba. Invece suoneranno a Firenze domani, in concerto con Goran Bregovic, e torneranno in studio per registrare il materiale di un nuovo album che uscirà alla fine del Duemila. Orfani di Zamboni. (...) "Questa storia si è chiusa da sola, è stata lei a decidere come e quando. Perché? Perché il disco non è quello che avevamo pensato insieme. Il prodotto che ho tra le mani, anzi, è l'immagine più forte di questa frattura tra noi. Mi sono ritrovato a lavorare a un prodotto che è mio, di alcune canzoni con Massimo non ne ho neppure parlato"». In un ulteriore articolo sempre su "La Repubblica", si parla del nuovo disco. «Ferretti è ancora reticente a far ascoltare le nuove canzoni. Era arrivato a Berlino con un mucchio di progetti, di parole già scritte. "L'idea era quella di mettere in cantiere un disco sintetico dopo i Csi. Ma bisognava trovare un tramite, perché io non mi sono mai seduto davanti a una macchina per lavorare" dice. "Il nostro uomo è stato Eraldo Bernocchi, un giovane artista molto apprezzato all'estero che aveva già lavorato per I Dischi del Mulo" aggiunge, e parla a plurale, a conferma del fatto che inizialmente questo disco doveva essere un progetto a due ("il progetto Zamboni-Ferretti si è trasformato in un progetto Ferretti-Ferretti con la mediazione di Bernocchi"). (...) Il risultato è un disco sintetico, a volte persino ballabile, in cui la voce di Ferretti spicca con una forza inedita, quasi audace. L'artista spiega: "Musicalmente di idee non ne ho quasi mai. Sono un po' stonato e non ho il senso del ritmo. Sono uno prestato alla musica. In concerto Ginevra (Di Marco) era la mia garanzia. In questo disco invece ho scoperto il contrario"».
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