Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol
L'incontro con il Papa ha probabilmente ridato a Bob Dylan quella voglia di pontificare che sembrava aver smarrito da qualche anno. In questi giorni il menestrello di Duluth ha concesso infatti due interviste apparentemente tese a confutare le ultime speranze di chi lo vede nei panni del profeta. In un'intervista al settimanale francese "Les inrockuptibles", Dylan dichiara: "Non ho mai pensato che uno dei miei dischi potesse influenzare il corso delle cose, e un'altra cosa che non ho mai fatto è stata di ragionare in
termini di destra e di sinistra. Un giorno potrei difendere un'idea ritenuta conservatrice e l'indomani, rispetto a un altro problema, potrei invece appoggiare una posizione considerata di sinistra. Credo che negli anni '60 si pensasse che fosse possibile cambiare il mondo. L'idea era
considerata più importante dell'azione concreta, mentre oggi è essenzialmente questo che manca. Le idee sono una grande forza che non può essere uccisa".
Precedentemente, al giornale tedesco "Der Spiegel", aveva liquidato con tre parole il celebratissimo concerto per il Congresso Eucaristico di Bologna alla presenza di Giovanni Paolo II: "Uno show grandioso". Nessuna parola per il
Pontefice né per le trecentomila persone accorse per vedere lui (anzi, lui e il Papa), Dalla, Morandi, Bocelli e gli altri cantanti. Più accorate le parole dedicate al difficile momento da lui passato questa primavera: "Per un po' la mia salute mi ha costretto a un paio di riflessioni molto serie. Tutto, nella mia vita, ruota attorno alla musica che amo. La politica, invece, non so proprio cosa sia. Non ho mai pensato di poter fare politica
con la mia musica. Se avessi voluto farlo, sarei andato a studiare a Yale o Harvard e sarei diventato un politico". Oggi, conclude il menestrello, non esiste la possibilità di influenzare il mondo conle canzoni: solo i giornali e la televisione possono farlo. "Se la gente vuole entrare in rapporto con il mondo, deve guardare la tv. E' la stessa differenza tra guardare la partita e giocarla, ma il mondo è diventato così".
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