'If' di Mario Biondi: 'Come dice Vasco, 'Le mie canzoni nascono da sole...''

'If' di Mario Biondi: 'Come dice Vasco, 'Le mie canzoni nascono da sole...''

Dalla pubblicazione del singolo “This is what you are”, brano che lo ha reso famoso alla massa, sono passati cinque anni. Tre ne sono trascorsi dall’album “Handful of soul” e ora Mario Biondi è pronto a pubblicare il suo nuovo disco dal titolo “If” in uscita domani, venerdì 6 novembre: “C’è una sostanziale differenza dal mio disco precedente a questo”, racconta l’artista catanese a Rockol, “‘Handful of soul’ è stato un progetto nato intorno al singolo, un lavoro fatto bene, certo, ma messo insieme in un solo mese. Per ‘If’ invece, ci sono voluti due anni di composizioni, un anno di arrangiamenti, sei mesi di studio e tanto tanto lavoro. Le armonizzazioni, le linee, le idee, sono tutte situazioni nate dalla mia testa ma supportate dal Maestro Peppe Vessicchio. Sono un artista che segue nel minimo dettaglio tutta la produzione dei brani, e per quanto poi non poi riesca a sentirlo subito, a mente serena, una volta pubblicato, sono davvero molto soddisfatto del risultato".
Nell’album, che contiene quindici brani, sono presenti canzoni inedite e anche tre cover:  “Quando ho deciso di realizzare la cover di ‘E se domani’- brano del 1964 scritto da Giorgio Calabrese e Carlo Alberto Rossi, ma portato al successo da Mina - mi sono voluto ascoltare tutte le versioni possibili ed immaginabili della canzone. Ho notato che tutte erano molto simili tra di loro, per cui mi è venuto in mente di ispirarmi a Israel Kamakawiwo'ole e farne una versione quasi caraibica, con un po' di rimandi rocksteady e calypso. E' così che è nata 'I know it's over'".
Alla realizzazione di "If" hanno partecipato anche diversi musicisti, dal brasiliano Ricardo Silveira al figlio d'arte nostrano Giovanni Baglioni: "Con Silveira è stato straordinario", spiega Mario Biondi, "Mi era venuta la linea vocale e melodica di questo brano e non so spiegarmi come ma mi sono messo a canticchiarlo in portoghese. Ho contattato Ricardo e gli ho spedito il file con la prima linea vocale. Lui l'ha sentita e ne è rimasto da subito colpito, tanto che ha voluto scrivere tutto il testo e anche dagli un altro titolo rispetto a quello iniziale. L'ha chiamata 'Bon de doer' che in portoghese significa 'Bello da fare male'. Come dice Vasco Rossi, e nulla c'è di più vero, 'le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole'... Ecco, ho provato la stessa sensazione anche con 'I wanna make it': durante un sound check ho fatto scivolare le mani su un pianoforte ancora scordato e dai cinque accordi che conosco è nato il brano. Quello con Giovanni Baglioni", prosegue il cantante, "è stato invece un incontro risolutivo. L'ho visto in studio e gli ho domandato di suonare una parte di chitarra per me. Lui, da persona modesta com'è, quasi non voleva, non credeva nemmeno il suo lavoro sarebbe stato iserito nel disco. Insomma, ha suonato sul brano che da il titolo all'album, 'If', un  tormentato che non ero nemmeno sicuro di inserire perché non
riuscivo a finirlo, a registrarlo, a suonarlo... Stava per essere scartato quando Giovanni ha fatto la sua parte di chitarra e mi ha dato una nuova chiave di lettura. Da lì, aiutato anche dalla mia testardaggine, sono riuscito a chiudere il brano, e visto che introno a questo album c'erano molti 'se', ho deciso di usarlo anche come titolo".
Un'altra illustre collaborazione presente nel disco è quella con Burt Bacharach, autore per Mario Biondi del brano "Something that was beautiful": "Ho conosciuto Bucharach durante le tre date che avevamo fatto insieme in Italia. L'ultima volta che ci siamo visti ha seguito il mio set stando in disparte e annuendo a fine esibizione. Gli ho parlato, ma senza malizia, del mio nuovo album", conclude Biondi, "e due mesi dopo mi ha fatto avere due brani scritti da lui dai quali poi ho scelto quella da inserire nel disco. Quell'uomo ha grinta da vendere, è stato un grande onore per me".

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