A pranzo da Zucchero con Irene Fornaciari

A pranzo da Zucchero con Irene Fornaciari
Dolce e amara è la vita dei figli d’arte. Dolce, perché – ammettiamolo – certe corsie diventano preferenziali; amara, perché – riconosciamolo – una figura genitoriale importante e molto visibile è anche ingombrante e a tratti diventa una barriera faticosa da superare.
Lo sa bene Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, che da quando ha iniziato l’attività artistica – prima nel musical “I dieci comandamenti”, 2003, poi come interpreti di canzoni (con gli album “Vertigini in fiore”, 2007, e con il recentissimo “Vintage baby”, uscito in concomitanza con la partecipazione al Festival di Sanremo 2009 con “Spiove il sole”) – è stata esplicitamente, e assai amorevolmente, sostenuta dal celebre babbo. Il quale babbo, essendo per carattere esplosivamente esplicito, già in passato non si è risparmiato né accalorate invettive contro chi non dava spazio alla piccola né sostegni più concreti e pratici: se l’è portata sul palco della Royal Albert Hall nel 2004, ha scritto canzoni per lei, l’ha fatta partecipare al tour di “Fly”, e domenica scorsa, per far ritornare l’attenzione dei media su Irene, ha chiesto un piccolo aiuto ai suoi amici dei media, invitando una pattuglia di giornalisti nel suo buen retiro di Pontremoli per un pranzo agreste (a base di materie prime prodotte “in casa”) e un mini-concerto.
“Nel bene o nel male, quando credo in qualcosa vado fino in fondo” ha spiegato Zucchero, “non mi tiro indietro”. E ha citato Adelmo e i suoi Sorapis, ha citato Donatella Milani, ha citato Andrea Bocelli ed Elisa e Giorgia e altri di quelli con cui ha collaborato e per i quali ha scritto.
“Il percorso che sta facendo Irene è legato al suo modo di vivere la musica: che non è quello dei talent show, benché anche da quelli siano uscite almeno tre o quattro voci meritevoli di rispetto: Noemi e Giusy Ferreri, per esempio. E non è la strada facile, quella della musica italiana melodica. Da piccola diceva di non voler fare il mio mestiere, poi ha cambiato idea...”
Sarebbe troppo lungo riferire nel dettaglio il modo affettuoso e colorito con cui Zucchero ha ripercorso le tappe finora percorse dalla figlia nella sua carriera di cantante - mentre Irene, seduta vicino a lui, contrappuntava puntualizzando e precisando i ricordi del padre.
“Insomma, mi chiedo, è un bene o un male aiutare mia figlia, anche scrivendole canzoni? Per me è un bene: anche perché i ragazzi oggi non hanno più il tempo di crescere all’interno di una casa discografica. Lo so, in Italia i figli d’arte fanno molta fatica, sono sempre molto criticati. Ma non ho mai capito perché, se uno nasce con un talento, debba rinunciare perché un genitore ha lo stesso talento. Certo, a lei piacevano Tina Turner, Janis Joplin, Aretha Franklin, Stevie Wonder, Ray Charles... le ho detto: ‘Con questi modelli di riferimento avrai una vita durissima... Non è che ti piace un po’ Laura Pausini, che facciamo meno fatica, magari?’ Oh, senza nulla togliere alla Pausini... E siccome sono convinto che Irene abbia talento, sono sicuro che non faccio brutta figura dandole una mano, aiutandola per le canzoni, per i testi, per le interpretazioni”.
L’elenco dei prossimi impegni di Irene è fitto di appuntamenti altisonanti: i Wind Music Awards il 6 giugno a Verona, il concerto “Amiche per l’Abruzzo” il 21 giugno a Milano (“Mi piacerebbe duettare con Gianna Nannini cantando ‘Proud Mary’”), duetti con Solomon Burke al Festival Jazz di Lugano (2 luglio) e allo Sweet Soul Music di Porretta Terme (25 luglio), e impegni come supporter per Anastacia e John Fogerty.
Fra luglio e settembre Irene Fornaciari sarà in tour con la sua band.
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