Bruce Springsteen e la E Street Band, il ritorno (seconda parte)

Bruce Springsteen e la E Street Band, il ritorno (seconda parte)
Terminata la gag, Bruce imbraccia nuovamente la chitarra e guida la formazione in un trittico niente male, con "Tougher than the rest", "Lucky town" e "Spirit in the night", interrotto da un nuovo momento confessionale: per la seconda volta chiede esplicitamente al pubblico di fare silenzio e, inizialmente armato di acustica e armonica e accompagnato solo da Tallent al contrabbasso, comincia "The ghost of Tom Joad". Pian piano, in modo impercettibile, la band si riaggrega intorno al suo leader e finisce accompagnandolo al completo nel finale della canzone, facendo proprio uno degli episodi più marcatamente solisti e intimisti di Bruce. Un’ottima risposta a quella domanda che aleggiava...

Visibilmente soddisfatto, Springsteen torna a pigiare sull’acceleratore e lancia in successione "Promised land" (osannata dalla folla), "She’s the one" (iniziata da un "loop" di batteria e voce che ricorda pezzi di Bo Diddley) e "Backstreets". Sono trascorse quasi due ore e, da copione, la E Street Band esegue l’ultimo brano previsto prima dei bis: "Light of the day" è il migliore momento vocale per un Bruce tornato istrionico e che si sottopone coraggiosamente a un tour de force interpretativo che romperebbe la voce di più di una rockstar. E’ una versione lunghissima della canzone, inframezzata da un piccolo medley, in cui tutto il gruppo passa con disinvoltura dal rock autentico a echi rap e rockabilly.

Richiamati a gran voce, dopo nemmeno un minuto trascorso dietro le quinte, i musicisti tornano in scena e Bruce propone "The streets of Philadelphia", perfetta e commovente; seguiranno "Bobby Jean", sempre amatissima dai suoi fans, e "Born to run", su cui non è possibile aggiungere più nulla, se non che senza di lei lo show non può finire.

E, comunque, non finisce qui: una seconda serie di "encore" deflagra con "Thunder road", l’apice della seconda metà del concerto, per poi placarsi in "If I should fall behind", che per Springsteen è un inno all’amicizia ed ai buoni sentimenti, se è vero che - dopo la prima strofa - ne affida una a testa a Little Steven, a Nils Lofgren, a Patti Scialfa e a Clarence Clemons (che si auto-precede con un intervento al sax): i cinque la concludono abbracciati, cantandola in coro. .


Ora siamo veramente giunti al termine e, come ad ogni concerto di questi generosi ormai cinquantenni, ognuno di noi avrebbe almeno una decina di seri reclami da esporre per ‘pezzi preferiti non eseguiti’. Ma, sospinti all’evento da aspettative alte per il ritorno di una band che è una pietra miliare del rock, non possiamo che restare appagati e felici. Come lo stesso Springsteen aveva previsto lo scorso inverno rispondendo ai giornalisti italiani, suonare insieme non sarebbe stato come dieci anni fa, perché non poteva semplicemente accadere - e nessuno voleva che accadesse. Tutti, al contrario, erano curiosi di scoprire come sarebbe andata, come e quanto sarebbe stato diverso ma, ovviamente, possibilmente, altrettanto bello (e mitico): enfasi a gaudio a parte, tecnicamente siamo al cospetto della ‘reunion’ che tutti vorrebbero portare a casa. Se è vero che la E Street Band ha dovuto concedere all’anagrafe cospicue dosi di fisicità, niente e nessuno potranno toglierle l’energia, l’anima e l’amalgama di una squadra di onesti lavoratori che, uniti, ottengono un risultato spettacolare.
‘Vi salutiamo con una canzone nuova, che per me significa la resurrezione di questa band. Si intitola "Land of hopes and dreams"’.


La scaletta:
"My love will not let you down"
"Prove it all night"
"Two hearts"
"Darkness on the edge of town"
"Mansion on the hill"
"The river"
"Youngstown"
"Murder incorporated"
"Badlands"
"Out in the streets"
"10th avenue freeze out"
"Tougher than the rest"
"Lucky town"
"Spirit in the night"
"The ghost of Tom Joad"
"Promised land"

"She’s the one"
"Backstreets"
"Light of the day"
"The streets of Philadelphia"
"Bobby Jean"
"Born to run"
"Thunder road"
"If I should fall behind"
"Land of hopes and dreams".
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