Da 'Il Sig. Domani' a 'Gattomatto': il cantante romano torna sulle scene con una musica nuova...

Qualcuno si ricorderà al festival di Sanremo 2001 "Il Sig. Domani”, canzone “impegnata” su un disoccupato ridotto alla disperazione ma che continua a sperare nel futuro. Quella canzone era interpretata da un cantautore, Roberto Angelini, e vinse il premio della critica nella sezione giovani. A quella canzone segui un ottimo album eponimo (vedi le recensioni).
Dopo due anni e mezzo, il musicista romano è tornato: si fa chiamare semplicemente Angelini, e il suo nuovo singolo si intitola “Gattomatto”. Una canzone “scanzonata”, se ci passate la ripetizione, allegramente elettronica e lontana dalle atmosfere cantautorali degli esordi. In attesa del disco, che uscirà dopo l’estate, ci siamo fatti spiegare dal diretto interessato i motivi di questa “svolta”.


Come sei arrivato da “Il sig. Domani” a “Gattomatto”?
Stavo scrivendo le canzoni chitarra e voce, come al solito, ma avevo voglia di produrre il disco in modo diverso. Mi hanno presentato una serie di produttori che potevano vestire queste canzoni e quindi dare un’identità all’album. Uno di questi produttori era Giuliano Borsier, e mi ha arrangiato “Gattomatto” in un maniera per me nuova, elettronica. Inizialmente mi sono detto “che cosa sta facendo? Questi suoni non li conosco”. Poi ho provato un brivido strano sul collo sentendo quel provino. Nel momento in cui ho dovuto scegliere dove andare, mi sono fidato di quel brivido. Oggi è passato un anno da quel giorno e sono contentissimo di essermi fidato, perché ho fatto un disco che mi sorprende. Avevo voglia di giocare, di divertirmi, di essere più autoironico, e il “Gattomatto” è tutto questo. Ho avuto la possibilità di fare un disco pop, con suoni attuali. Io mi annoio spesso, e ho voluto fare un disco che non mi annoiasse.

Questo “salto” ti ha spaventato?
Cavolo se mi ha spaventato… Per registrare il disco sono stato sei mesi in provincia di Varese, lontano dalla mia Roma. Un conto è lavorare vedendo gli amici la sera, facendogli sentire qualcosa, sentendo qualche commento...Un conto è stare sei mesi chiuso in una villa lontano da casa…
I primi due tre mesi, quando ancora non capivo bene dove stessi andando con la mia musica, non dormivo bene: ci pensavo la notte, rimuginavo… Però mi ha temprato confrontarmi con una persona nuova, devo dire. Giuliano è l’opposto da me, ma questo disco è nato da questo scontro fatto anche di litigi e trasformatosi in un’amicizia . Da due anime diverse che si uniscono: quella di un cantautore e quella di un produttore che ama i suoni elettronici.

Ti sei fatto conoscere con “Il sig. Domani”, che era una canzone “impegnata”. “Gattomatto” è decisamente più scanzonata… Anche a livello di testi è stato un bel salto…
Quando ho scritto “Il sig. Domani” non intendevo essere “impegnato”. Scrivo quello che vedo e provo e ho la fortuna di poterlo trasporre in parole e musica. Se tre anni fa ho scritto “il Sig. Domani” non intendevo fare una denuncia sociale. Mi dava fastidio che la gente si aspettasse da me che fossi cupo e triste perché avevo scritto quella canzone… Forse ho scritto “Gattomatto” per reazione, per dimostrare che per la mia musica è a 360° gradi. Posso cantare storie profonde e storie che sembrano cartoni animati. Non me ne vergogno, anzi…

“Gattomatto” segna anche un cambiamento nell’immagine, sottolineata da un video particolare.
Fa tutto parte di questo mio percorso folle e lucido. Mi sono ritrovato a fare un disco con delle canzoni diverse e mi sono detto che non mi potevo presentare nella stessa identica maniera. Mi ero rotto le palle di stare seduto su uno sgabello con una chitarra. Voglio trasmettere energia, non soltanto riflessione.
Per il video di “Gattomatto”, ho pensato a questa canzone che aveva dei suoni hip-hop e a questi video di rapper pieni di belle donne… E ho pensato che potevo farlo anch’io, a condizione che fosse ironico, che non ci si prendesse sul serio. Consiglio a tutti di fare un video del genere: passerete una giornata con 30 belle ragazze… Il video voleva trasmettere questom e credo ci riesca.

Il disco che uscirà a settembre seguirà la linea di “Gattomatto”?
Ci sono cose diverse da “Gattomatto”, questo è sicuro. Mentro lo registravo, la mia più grande soddisfazione era quando tornavo a Roma con i provini, li facevo ascoltare agli amici, e vedevo cascargli la mandibola…Il primo impatto con il disco è forte, perché canto anche in una maniera diversa. Ma sono sempre io, con le mie storie, magari arrangiate in maniera diversa. C’è la mia vita, c’è il racconto della mia prima esperienza, c’è la mia prima canzone d’amore felice, “La gioia del risveglio”, che ho scritto in un momento in cui ero davvero contento. Le canzoni si scrivono più facilmente quando stai male; quando stai bene invece vai al mare. In questa canzone ho cercato un punto di vista diverso, nuovo, che è quello dello svegliarsi insieme alla persona che ami…

Quindi dato una nuova veste elettronica alle tue canzoni. Ascoltavi già questa musica, e se si, c’è qualche nome che ti ha ispirato?
Io ho sempre ascoltato di tutto, a parte quando avevo 16 anni che ascoltavo solo i Metallica…. Se sei un musicista, ascolti la bella musica, e la trovi in una canzone pop come in tante altre cose.
In questo anno e mezzo in cui ho lavorato al disco mi è arrivato molto Eminem, con questi arrangiamenti scarni e queste chitarre che entravano su dei groove. Mi ha stimolato molto il mondo dell’hip-hop, non tanto per il cantato perché non faccio free style, ma perché volevo unire i groove con la musica italiana. Il nuovo album è un’altra cosa rispetto a “Il Sig. Domani”, nel quale c’era un grande amore per la musica inglese, per il suono live. Qui c’è la passione per il fare una canzone che “tira”; Giuliano mi ha dato una mano fondamentale nel trasformare le mie canzoni un po’ folli in canzoni più giuste, più attente alla metrica. Questo album è un po’ il mio biglietto da visita nel mondo del pop. Mi sono trovato in questa nicchia in questi due anni, ed è stato bello, ma ora mi sono detto che volevo giocare. Io non mi sento un intellettuale, mi sento solo un ragazzo che vuole fare musica...

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