Botta e risposta con Marisa Monte, con Arnaldo Antunes e con Carlinos Brown. Se avete sentito in radio “Ja sei Namorare”, o se ne avete visto il videoclip, non sarà mancato di restarvi impresso. Ecco l’occasione per conoscere una delle band più cool dell’estate 2003un “supergruppo” nato dall’unione di tre superstar della musica latina.Il vostro disco omonimo sembra realizzato in un’atmosfera familiare, senza fretta né pressioni. Questo si riflette sul risultato. Oggi siamo qui per parlare apertamente di tutto ciò che riguarda questo disco. Come avete cominciato? Chi ha chiamato chi? Come vi è venuta questa idea?
Marisa – Il disco non è nato da un’idea. L’anno scorso ho registrato un brano con Arnaldo per il suo album prodotto da Brown. Siamo stati insieme per una settimana, e come succede ogni volta che ci incontriamo, abbiamo composto tantissime canzoni. Al momento non pensavamo di fare qualcosa insieme.
Come era successo altre volte...
Marisa – Come non avevamo mai fatto... Abitiamo tutti in città diverse; è raro che ci incontriamo tutti e tre per comporre. È successo una volta, quando abbiamo fatto “Água Também é Mar”.
Arnaldo – Non solo “Água Também é Mar”. Abbiamo composto altri tre o quattro brani qui a casa tua.
Brown – Non solo il Brasile ma il mondo intero sembra voler riscoprire il proprio ambiente nel suo insieme, non solo l'ambiente della città, non solo quello che la circonda, ma quello in cui si vive effettivamente. E i tribalisti trasmettono questo messaggio. Nelle loro canzoni seminano fertilità, come chi semina grano....
È una musica urbana con molti elementi rurali.
Brown – Il fatto che esista questo grande affiatamento tra i tribalisti, questa armonia completa e "chimica" fa sì che i nostri singoli contributi rafforzino lo spirito di squadra dal quale prende forma un nuovo artista che non è formato da noi tre insieme e nemmeno da ciascuno di noi preso singolarmente. È la somma di noi tre, che dà uno… il tribalista. Ma Marisa questa cosa l'aveva già capita. Infatti, alla fine è diventata la nostra leader, dato che aveva il ruolo di produttrice. Ha finito per guidarci e anche per fare qualcosa che forse è difficile, se si considera l’intera personalità del suo e del nostro lavoro. Abbiamo scelto Marisa come coordinatrice e produttrice dell’intero progetto per cui abbiamo ascoltato sinceramente quello che aveva da dirci e poi ci ha accolto cosi bene a casa sua…..Ciò di cui parlavo prima a proposito dell'ambiente: ha dato sapore ai biscotti, un sapore autentico, ha dato sapore al "pão de queijo" (una specie di pane fatto con il formaggio), alle torte, al cibo, un sapore che è venuto fuori anche nei contatti che abbiamo avuto con il cane...
Vi sono due aspetti dell’album che hanno attirano l’attenzione: quella sonorità prodotta dall'associazione fra una chitarra con corde di nylon e una con corde metalliche che costituisce la base ritmica/armonica e quelle percussioni leggere che intervengono con delicatezza, senza appesantire il tutto, semplicemente scorrendo.
Brown – Le percussioni di questo album sono state estratte da Marisa e Arnaldo. Malgrado fossi io a suonare, ho provato a immaginarmi come potesse suonare Arnaldo se fosse stato al mio posto. Quindi ho imitato i suoi gesti...
Sei entrato nel corpo di Arnaldo? Come se stessi celebrando un rito religioso afro-brasiliano?
Brown - Esattamente. Dato che lo conosco bene, posso intuire facilmente i movimenti che fa di solito. Oppure il modo di suonare di Marisa, più delicato, cerco di immaginarmi come suonerebbe in quel momento. Per cui, in un certo senso, le percussioni sono state il riflesso di quegli artisti, perché mi riesce più facile immaginare loro che suonano piuttosto che pensare a me in quel ruolo.
Arnaldo – Secondo me Brown ha fatto uno splendido lavoro con le percussioni nel disco, perché ha considerato l’album nel suo insieme, per cui, in ogni canzone, stava attento a non ripetere le stesse espressioni che aveva usato in precedenza.
In un momento come questo in cui si tende a esaltare eccessivamente la figura della star, la personalità, la celebrità, l'individualità, tre artisti importanti che si riuniscono per un progetto significa …
Marisa – Parlare del declino dell’individualismo, che si percepisce già non solo nella musica ma anche in molti altri campi. Credo che alcuni dei risultati più belli che possiamo ottenere nel corso della nostra esistenza siano frutto di un lavoro di gruppo, capace di dare una svolta alla nostra vita.
Arnaldo – E penso che questo album non faccia che confermarlo… il concetto di tribù… l'idea di lavorare insieme, di credere sempre di più nella gioia quotidiana data dal vivere insieme...
Marisa -... nell’espressione collettiva...
Avete deciso di documentare la realizzazione di questo disco attimo per attimo, di registrare suoni e immagini per tutto il processo, e le avete pubblicate in un DVD. Di solito si prendono solo alcune cose, ma voi invece pensate di lasciare tutto così come è, mostrando realmente com'è stata questa esperienza, come vi siete sentiti quel giorno, stando a casa, come se steste tutti scherzando……come in un reality show (risata). Tutti voi senza trucco, senza luci artificiali, si vede la lampada, il miscelatore, qualcosa di veramente casalingo. Gli artisti sono riluttanti a mostrare nella sua intimità il processo creativo, anche se lo desidererebbero, e invece voi lo fate. Questo disco verrà distribuito ma non ci sarà una tournée, né ci saranno promozioni in televisione, non avrà quello che i dischi normali “devono” avere. Anche questo è assolutamente atipico, ma allo stesso tempo coerente con lo spirito con cui è stato realizzato.
Arnaldo - Vedi, penso che l’industria musicale abbia imposto un modo particolare di gestire questo genere di cose, il modo in cui lavorano i media, ma non dobbiamo adeguarci per forza.
Marisa – Si può essere creativi anche in questo senso.
Arnaldo – Va bene anche così, perché no? Non siamo obbligati a seguire quel percorso specifico. Si può anche seguire una strada diversa.
Quando avete iniziato a registrare, avevate già avuto l’idea dei tribalisti?
Arnaldo – Avevamo già la canzone “Tribalistas”. Stavamo pensando, cercando un nome, come se fossimo un complesso, per non attirare l’attenzione su ognuno di noi singolarmente. Poi abbiamo pensato ai tribalisti... e abbiamo, per così dire, scritto la canzone sulla base di questa idea....
Marisa – La canzone è stata composta dopo aver trovato il nome. Prima abbiamo cercato di trovare un nome che venisse da tre, trio, tribù.
È un’idea molto curiosa, questo concetto di assenza di movimento… è come se fosse uno scherzo “dadaista”...
Marisa – Non ci riconosciamo in nessuna ideologia, movimento o cose del genere. Cerchiamo soltanto il piacere e la gioia nell’essere quello che siamo e nell’accettare noi stessi.
Arnaldo – È strano, oggi mi sono ricordato di un mio brano che Marisa ha inciso, “Volte para o seu Lar”, e che inizia così: "Qui nella tribù nessuno vuole essere catechizzato." A dire il vero è un altro modo di dire “Credi in Dio e vai avanti”. Voglio dire, esisteva già, c’era già questa idea.
Quando scrivete una canzone, avete già una parte del testo pronta, avete già un’idea o un concetto in mente? Oppure dovete discutere l’argomento della canzone?
Brown – Ci si viene incontro. È il suono che ci guida, che ci guida più di ogni altra cosa.
Marisa – Troviamo una melodia, poi dalla melodia nasce un’idea e a metà strada incominciamo a renderci conto che...
Brown - ... esiste, sto prendendo questa strada...
Marisa - "Já sei namorar" (So già come amare) conteneva già il verso "Tô te querendo como ninguém" (Ti voglio come nessun'altra). A volte abbiamo già qualcosa di pronto, altre volte no. Non c’è una regola.
È più facile prendere una decisione su una canzone o su un testo? Già è difficile con un’altra persona.... Ma in tre è più facile che in due?
Arnaldo – Secondo me non conta quante sono le persone, ma piuttosto chi sono. Per noi è indifferente in quanti siamo: che si tratti di me e Brown, di me e Marisa, di Marisa e Brown o di tutti e tre, possiamo stare insieme senza problemi perché abbiamo la stessa sensibilità.
Marisa – Ma dobbiamo essere tutti d’accordo, accogliere bene un’opinione o un’idea.
Arnaldo – Dobbiamo essere tutti soddisfatti. A dire il vero, dipende anche dal fatto che non abbiamo paura di buttare via qualcosa, è da lì che deriva il nostro coraggio.
Marisa – Non importa dove arriviamo, ciò che importa è il percorso che seguiamo per arrivarci. Se ci arriviamo, bene, altrimenti continuiamo a camminare finché non raggiungiamo la meta.
Arnaldo – A volte togliamo una parte di una canzone perché lì non sta bene, ma può sempre risultare utile in un’altra.
Marisa – E non lo facciamo mai in modo arido. Quando le cose si complicano, passiamo semplicemente a un’altra canzone e successivamente ci torniamo sopra. Ma è sempre piacevole. Ci stiamo proprio divertendo. Quando incominciamo ad annoiarci, ci dedichiamo a un’altra canzone, facciamo altro, usciamo a fare una passeggiata, ci prendiamo una pausa, andiamo a berci qualcosa. Hai presente quando sei bloccato e non trovi un modo per andare avanti?
Arnaldo – A volte siamo bloccati ma è bello cercare qualcosa finché non lo si trova.
Marisa – Ma a volte rinunciamo, anche se solo temporaneamente.
Arnaldo – Sì, sono d’accordo, a volte bisogna soltanto prendere le distanze da una certa cosa per poi guardarla con un certo distacco.
Questo album è già stato terminato, realizzato, ogni cosa è stata registrata. D’ora in poi cosa farete? Tu Brown?
Brown – Posso dirlo? Veramente? C’è ancora spazio sul nastro? Un sacco di cose... Inciderò il mio nuovo album in modo che la BMG spagnola possa distribuirlo in tutto il mondo. E ho appena prodotto il nuovo disco di Timbalada: '' Matumbà Bless ''.
Arnaldo – Io continuerò la tournée del mio album "Paradeiro" fino alla fine dell’anno.
E tu Marisa?
Marisa – Sono incinta e mi sto preparando a diventare mamma.