Negli anni '80 Echo & The Bunnymen erano uno dei nomi di punta del nuovo
rock inglese. Anzi, della "nuova psichedelia", come usava scrivere buona
parte della stampa. Il carismatico leader e cantante Ian McCulloch era noto
anche per non risparmiarsi durante le interviste: equiparava i dischi del
gruppo alle opere di Michelangelo, dichiarava di essere l'unico vero
sex-symbol del pop inglese, osservava che Bono cercava di essere atletico
sul palco ma era troppo grasso e gli ricordava una capra di montagna. A
distanza di vent'anni, McCulloch continua a non considerare la modestia come
una virtù ma invita anche a non prenderlo troppo sul serio. Sbruffonate a
parte, ha alle spalle una serie di album spesso brillanti ed è riuscito a
risollevare in anni recenti una carriera che rischiava un inglorioso oblio.
Rimessi in pista i Bunnymen, anche se in versione rimaneggiata, il cantante
si ripresenta adesso con un nuovo album solista intitolato "Slideling". Che
abbia un po' di ragione quando proclama la sua grandezza? Hai dichiarato che i Bunnymen sono ancora in piena attività, però adesso hai ripreso la tua carriera da solista. Il nuovo album è da considerare una specie di vacanza dal gruppo oppure hai intenzione di continuare su entrambi i fronti?
No, non è una vacanza, è solo quello che faccio. Non considero le mie cose da solo come una carriera ma come un modo per esprimermi. E' qualcosa di più personale rispetto ai Bunnymen, che a volte sono difficili da portare avanti… Anzi, scrivere le canzoni e registrarle è facile, la parte dura arriva quando ti devi occupare della promozione e andare in tour. Le mie canzoni da solo sono più melodiche rispetto a quelle del gruppo e… be', mi piacciono.
La tua voce suona un po' più dura in "Slideling". E' un cambiamento naturale oppure hai cambiato impostazione?
Ho cambiato voce per questo disco, volevo che fosse più… In effetti, ho fumato parecchio durante la prima settimana di registrazioni. Non penso che sia più dura, è solo un po' velata, ma è solo perché ho fumato un milione di sigarette e ho pure bevuto molto, così ho perso la voce. E' ritornata dopo un po', anche se era ancora fragile. Ma il suono mi piaceva.
Ma hai fumato e bevuto volutamente per arrochire la voce?
No, no, è stato del tutto casuale ma ha funzionato bene.
Il primo pezzo si intitola "Love in veins". Al di là del riferimento a "Love in vain", di cosa parla?
(Canticchia la canzone) Parla del mio desiderio di fare ciò che faccio, non è una canzone d'amore. Parla di toccare il fuoco dell'ispirazione, del desiderio che si prova nella vita. Si intitola così perché l'amore e il desiderio sono nel mio sangue.
In generale, i testi di questo album sembrano essere più autobiografici del solito. "Playgrounds and city parks" è l'esempio più evidente.
Sì, parla di Liverpool e di quando ero ragazzino. "Sliding" e "Seasons" parlano del passato, ma guardano anche al futuro. Ci sono molti riferimenti alla mia vita. Come ti dicevo, si tratta di canzoni più personali rispetto a quelle che scrivo per i Bunnymen. E' un album da autore più che un disco rock.
A proposito di passato, sono curioso di sapere se sei ancora in contatto con Pete Wylie e Julian Cope. Avete cominciato come Crucial Three, siete diventati famosi in gruppi diversi e poi avete preso direzioni distanti.
Vedo Pete ogni tanto perché sta a Liverpool ma non so cosa stia facendo. E non mi interessa cosa faccia Julian Cope, non mi va nemmeno di parlarne.
Diversi musicisti più giovani hanno espresso pubblicamente la loro ammirazione per i Bunnymen e nel tuo album ci sono membri dei Coldplay come ospiti. Cosa ne pensi?
Sono passati parecchi anni dal nostro esordio e penso che i musicisti più giovani si stiano rendendo conto dell'importanza dei Bunnymen. I Coldplay sono anche degli amici. Direi che ce lo meritiamo perché abbiamo fatto grandi cose.
Ogni tanto sbuca anche qualche cover. I Pavement anni fa avevano fatto una bella versione di "The killing moon"
Sì, mi piaceva. Anche se la nostra versione rimane la migliore. Anche Courtney Love ha fatto qualcosa, i Flaming Lips… E' sempre bello quando altri musicisti riprendono le tue cose. Di solito si registrano cover in segno di ammirazione. Anch'io ho rifatto canzoni di Leonard Cohen o Lou Reed. E so che a Leonard è piaciuto quello che ho fatto.
La collaborazione coi Coldplay è nata dall'amicizia oppure hai pensato a loro per motivi più strettamente musicali?
Ci siamo incontrati a Liverpool e Chris mi ha chiesto di fargli ascoltare qualcuna delle mie canzoni da solo. Mentre suonavo, si è unito e alla fine mi ha proposto di chiamarlo al momento di entrare in studio a registrare. La collaborazione è stata un'idea di Chris. E' stato carino da parte sua perché io non avrei osato chiederlo. Ma si è fatto avanti lui e ovviamente ho accettato.
Hai sempre avuto la fama di uno piuttosto sicuro di sé e in passato ti è capitato di spararle grosse. Pensi di avere esagerato qualche volta?
Sì, ma non era una finzione per farsi notare. Non me ne pento perché erano sparate da prendere con ironia. E comunque credo davvero che siamo uno dei gruppi migliori di tutti i tempi.
Pensi che per una rockstar sia giusto andare sopra le righe?
Certo! Devi pur fare qualcosa, no?
Wayne Hussey dei Mission sostiene la stessa cosa e dice che negli anni '80 c'erano molti più musicisti capaci di calarsi nella parte della rockstar rispetto a ora.
E' vero. Sai, Wayne è un tipo simpatico ma adesso è pelato, quindi… (risata). All'epoca ho dato il via alla moda di dirle grosse durante le interviste, ma la verità è che a Liverpool tutti dicono cose del genere. Se giochi a calcio, dici di essere il migliore.
Gli Hives stanno adottando una tattica simile.
Mi piacciono, sono bravi. Ma probabilmente quest'anno verranno sostituiti da altri gruppi. Sono bravi ma non sono i Bunnymen.
Sei in una posizione di mezzo: un veterano della scena ma non sei ancora etichettabile come "classic rock". Ti crea problemi con il mondo discografico?
No, anche perché c'è gente come Chris dei Coldplay che dice al mondo che siamo grandi. Nelle ultime tre settimane ho parlato con giornalisti di tutto il mondo. Sembra che stiano tornando a interessarsi a me.
Recentemente è uscito un box di vecchio materiale dei Bunnymen con vari inediti. Ci sono piani per le ristampe dei vecchi album?
L'anno prossimo, dopo l'uscita dell'album nuovo, la Warner rimasterizzerà i primi cinque album. Ci saranno tracce video, molte foto inedite e cose del genere ma penso che non ci saranno bonus tracks, non mi piacciono. Preferisco che gli album restino com'erano. Non mi piace "Ziggy stardust" con i pezzi in più, continuo a preferirlo nella sua versione originale. Quindi ci limiteremo a video, foto, racconti su come abbiamo registrato gli album e i testi delle canzoni, che non abbiamo mai stampato sui nostri dischi.
Perché non lo avete mai fatto? Mi ricordo che spesso era difficile capire le parole che cantavi.
Non ci riesco neanche io. Mi hanno chiesto di scrivere i testi e mi sono riascoltato le canzoni ma in alcuni punti non capivo le parole.
Davvero?
No, non è vero, me le ricordo. Ma alcuni testi sono piuttosto oscuri.
Eri volutamente misterioso o c'era anche dell'improvvisazione?
Un po' di entrambe le cose. Era intenzionale ma c'era anche la voglia di giocare con le parole.
Adesso i Bunnymen siete essenzialmente tu e Will.
Sì, è sempre stato così.
Anche in passato? Direi che Pete de Freitas era un membro cruciale per il vostro suono.
Pete era il batterista migliore del mondo e Les era un grande bassista ma eravamo io e Will a scrivere le canzoni e queste erano la forza principale del gruppo. Anche adesso funziona così. Più avanti nel corso dell'anno ci metteremo a lavorare al prossimo disco dei Bunnymen.
Scrivete sempre con gli stessi metodi?
Di solito Will ha dei riff e io provo a cantarci sopra. E anche stavolta sarà così.
Dopo l'uscita di "Slideling" farai un tour da solo?
Suonerò in Inghilterra, in America, in Brasile, poi nel resto d'Europa. Partirò a giugno e penso che proseguirò nel corso dell'estate. In Gran Bretagna e in America avrò un gruppo, ma quando girerò per l'Europa saranno solo chitarre acustiche e piano, una cosa più intima.
Sono previste date in Italia?
Penso proprio di sì. Non so quando né dove, ma dovrebbe essere a giugno o luglio.
A dire la verità, l'ultima volta che ti ho visto in concerto sono rimasto un po' deluso. Era al V97 a Chelmsford…
Quello è stato il peggior concerto che ho fatto con Echo & The Bunnymen. Ero completamente fuori di testa. Ma adesso sono tornato. Quando mi verrai a vedere di nuovo, ti assicuro che sarò incredibile.
(Paolo Giovanazzi)