La regina del country-pop pubblica 'Up!': riuscirà a ripetere l'exploit di 'Come on over'?

Gentile ma decisa, Shania Twain è una furia del pop: con l’ultimo “Come on over” è diventata una delle regine multimilionarie delle classifiche internazionali. Rockol l’ha incontrata nei giorni scorsi a Milano, dove l’artista canadese ora residente in Svizzera era calata per presentare alla stampa il nuovo lavoro “Up!”; disponibile ma ferma, ci ha subito corretto quando incautamente abbiamo sbagliato il numero di copie vendute del lavoro precedente.
“Up!” è un lavoro tutt’altro che memorabile, che viaggia sulle coordinate di un pop-rock un po’ plasticoso che unisce lontane reminescenze country (il genere che le ha decretato i primi successi) ad un intervento del riconoscibilissimo “muro” tipico della mano del produttore Mutt Lange. Che, per la cronaca, è anche suo marito. Ripeterà il successo di “Come on over”? Ecco cosa ne pensa la diretta interessata, nel resoconto di questo botta e risposta. Gentile e deciso…


Sono passati cinque anni e 20 milioni di copie vendute da “Come on over”…
In realtà le copie vendute sono un po’ di più, trentaquattro milioni. E’ comunque un grosso numero… E’ passato molto tempo: nel frattempo ho scritto le mie canzoni e ci le ho lavorate quasi in isolamento. La prima cosa che mi colpisce dell’uscire da questa prigione dorata è la possibilità di confrontarsi, di avere finalmente un feedback sul lavoro.

In “Up!” ci sono ben 19 canzoni…
Abbiamo incluso tutte le canzoni che abbiamo terminato di scrivere e lavorare. Non abbiamo lasciato fuori nulla, non credo che avesse senso farlo. Certo, ci sono sempre altre idee, altri progetti che mi frullavano per la testa, ma queste canzoni sono il frutto completo di tutti questi anni di lavoro.

Non hai mai pensato che il disco fosse troppo lungo? E’ difficile ascoltarlo dall’inizio alla fine, visto che dura oltre 70 minuti…
Ci ho pensato, eccome. Ma non credo che questo sia un disco da ascoltare tutto d’un fiato. Magari qualcuno lo farà, però credo che vada affrontato come un disco da ascoltare a pezzettini, poco per volta, magari in diversi momenti della giornata. In questo modo resterà interessante più a lungo, ci sarà sempre qualcosa da ascoltare. Credo ci metterà un bel po’ ad annoiare.

Come se non bastasse, esce con un secondo CD contenente versioni remixate secondo stili diversi…
Mi rendo conto che qualcuno potrà pensare che non so fare scelte. La realtà è che è bello interpretare in modi diversi lo stesso oggetto. Voglio dire, un pittore può rappresentare la stessa scena in modi differenti, con colori e tecniche diverse. Anche Clapton ha inciso diverse versioni di “Layla”, tutte stupende. Eppure è sempre se stesso.

Il titolo del tuo disco, “Up!”, è praticamente identico a quello utilizzato dai R.E.M. nel ’98 e più recentemente da Peter Gabriel…
Non lo sapevo prima. Che i R.E.M. avessero fatto un disco intitolato “Up!” l’ho scoperto recentemente, dopo aver scelto il mio. Quanto a Peter Gabriel, il suo disco è uscito un paio di mesi prima del mio album.

Però il titolo di Gabriel si sapeva da diversi anni, visto che ha lavorato su questo album per quasi un decennio. Quando i R.E.M. pubblicarono il loro “Up”, Gabriel manifestò pure pubblicamente la sua delusione per l'omonimia.
Beh, forse lo sapevate voi giornalisti, o lo sapevano i suoi fans. Nessuno del mio entourage lo sapeva, e comunque avevamo già fatto la nostra scelta. E’ brutto modificare un titolo in corsa, anche se il disco non è ancora uscito: bisogna cambiare molte cose, dalle atmosfere che lo hanno ispirato ai piani promozionali… Ci siamo detti: perché cambiarlo? Non c’è un vero motivo…

Tu arrivi dalla musica country…
Tutti pensano che sia così, ma non è vero. Ho iniziato arrangiandomi: suonavo in band che giravano in piccoli club di provincia; ogni anno questi locali richiedevano un genere di musica diverso. Così le band si adattavano, e facevano di tutto, dal rock al soul al country. La mia educazione musicale è molto varia. Il country, però, è stato il primo ambiente musicale che mi ha adottato, dandomi le prime possibilità e attribuendomi i primi successi.

A noi europei l’ambiente della musica country sembra molto conservatore. Come ha reagito questo tuo ambiente adottivo ai tuoi successi planetari con canzoni pop-rock?
Il fatto è che, per i puristi del country, io sono sempre stata un’artista controversa: chi non mi accetta adesso, già non mi accettava agli inizi. Io ho sempre voluto essere versatile, ma sono sempre legata a queste mie origini: “Up!” è disponibile anche in una versione country, in cui le canzoni sono state remixate con l’aggiunta di strumenti tipici di quella tradizione: violino, banjo…
Comunque bisogna sfatare questo mito del country conservatore. E’ paradossale: per gli americani quella è la loro musica folkloristica, ma molti dei fondatori hanno condotto una vita da ribelli, fatta anche di alcol, droghe e trasgressioni. Pensate a Johnny Cash….

Hai registrato una parte di questo disco a Milano, alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. Come mai?
Visto che vivo in Svizzera mi è molto facile venire a Milano, ci metto poco più di due ore: mi capita spesso di passare di qua. E’ successo che alcuni musicisti che volevamo coinvolgere in “Up!” fossero già da quelle parti a lavorare, e semplicemente li abbiamo raggiunti.

Tuo marito, Mutt Lange, è uno dei più noti produttori pop-rock. Cosa ne pensi dei suoi lavori con altri artisti?
Ovviamente mi piace come lavora. Prima di conoscerlo, non avevo neanche una lontana idea di tutti gli artisti con cui ha lavorato: Def Leppard, Foreigners, Cars e AC/DC, tanto per citarne qualcuno. Ascoltavo questa musica da ragazzina, figuriamoci. Ah, già, come non citare Bryan Adams, che è canadese come me?

Siamo partiti citando i milioni di copie venduti da “Come on over”. Che tipo di aspettative hai per “Up!”?
Mi rendo conto che è molto difficile ripetere quel risultato, ma non mi interessa, e non ho intenzione di farmi schiacciare da pressioni di questo tipo. Spero solo che chi mi ascolta giudichi questo disco la mia prova migliore. Se poi venderà di meno, pazienza. Tanto, negli ultimi cinque anni, non mi risulta che nessun altro abbia ripetuto queste cifre…

(Gianni Sibilla)

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