Le parole del giorno prima di Carla Bissi...

Trentun anni sono passati da quando Carla Bissi vinse il Festival di Castrocaro con “Tanta voglia di lei”, ed è proprio il caso di dire che non sono passati invano: oggi Carla-Alice (un disco indimenticabile come “Caponord”, un trionfo a Sanremo con “Per Elisa” e una lunga serie di progetti non sempre baciati dal successo, ma tutti indistintamente accarezzati dal vento caldo dell’Arte) è una delle poche, vere signore della musica italiana. Parafrasando la dichiarazione resa a suo tempo da un ministro della Prima Repubblica (“Volete sapere se sono dietro quel movimento politico? No, sono davanti”), bisogna ammettere che Alice non si è mai piegata a seguire le mode, ma le ha piuttosto anticipate, quando da loro non si è fatta accompagnare come una principessa dalle sue damigelle. Prendendosi una pausa dalla quasi eterna lavorazione di un progetto che le sta particolarmente a cuore come l’album intitolato “Le parole del giorno prima”, atteso per la fine dell’inverno, Alice ha preso parte il 23 novembre 2002 alla seconda edizione di “Sintonie”, il festival dei suoni al femminile organizzato dalle Acli di Verona nel teatro “Estravagario”, un nome che sembra stato scelto apposta per lei. In questa occasione “Rockol” l’ha intervistata.

Alice, perché hai deciso di partecipare a “Sintonie”?
Non vorrei sembrare banale: me l’hanno chiesto, l’ho trovata una proposta interessante, anche se per forza di cose ha coinvolto solo una piccolissima parte dell’universo musicale femminile, e così ho accettato. Detto questo, mi complimento con gli organizzatori, ma non posso fare a meno di rammaricarmi per la necessità di dare “pari opportunità” alle donne che cantano e suonano: significa che pari opportunità altrimenti non avrebbero.

In effetti non si è mai sentito di un festival dedicato ai suoni “al maschile”…
Appunto. Siamo nel 2002, e ancora ce la meniamo con queste cose.

Hai ragione, basta! Parliamo piuttosto del disco al quale stai lavorando.
È un progetto a cui ho cominciato a mettere mano almeno un anno e mezzo fa. Un album di pop d’autore, niente a che vedere quindi con dischi come "God is my Dj" (una sorta di viaggio alla ricerca del sacro nella musica, uscito su cd nel 2000). Dovrebbe essere pronto a febbraio, s’intitolerà “Le parole del giorno prima” e comprenderà brani inediti (una canzone di Fossati, per esempio), testi musicati di grandi poeti, da Yeats a Pasolini, ma anche pezzi noti, come un Battisti del periodo con Panella.

Non era certo pop d’autore quello dei tuoi esordi come Carla Bissi… Che ricordi hai di quel periodo?
Ci sarebbe stato da spararsi! Quelle cose commerciali mi disgustavano, ed ero talmente disgustata che smisi di cantare.

Poi per fortuna arrivò Battiato.
Sì…nel frattempo ero riuscita nell’impresa di riprendere a cantare (come Alice Visconti) e smettere una seconda volta: non riuscivo a fare le cose che avrei voluto, e a quelle condizioni tanto valeva darci un taglio.

Con Battiato, invece…
Franco mi ha dato fiducia, anche nella veste di compositrice, e mi ha aiutato ad approfondire aspetti della mia vocalità che a momenti io stessa non conoscevo, come se le mie corde vocali fossero state castrate.

Una castrazione solo apparente: sei “guarita” e la tua carriera è ricominciata, non proprio da zero. In poco tempo un album importante come “Caponord” e la vittoria al festival con “Per Elisa”. Sempre artisticamente legata a doppio filo con Battiato. Ma non era una presenza un po’ ingombrante, quella di Franco?
Eh, sì… come ignorare il suo magnetismo, la sua personalità, il suo successo? Un po’ l’ho patita, quella presenza ingombrante, come la chiami tu, finché mi sono ritrovata a fare altre scelte.

A proposito di scelte, che brani inseriresti in un “Personal juke box” fatto non di pezzi tuoi, ma di canzoni altrui?
Con questa domanda tocchi un nervo scoperto. Originariamente "Personal juke boxe" doveva essere un album di cover, ma la casa discografica preferì farmi incidere una selezione dei miei pezzi più famosi. Riuscii a salvare solo “This is not America” di Bowie. Peccato, perché poi altri hanno realizzato un disco così, e la loro scelta è stata premiata. Nelle “Parole del giorno prima” recupererò qualche canzone che non sono riuscita a suonare nel “Juke box”, ma vorrei che un po’ di mistero continuasse ad aleggiare su questo progetto così faticoso da portare a termine.

Ho capito, non vuoi dirmi i titoli… Allora dimmi qualcosa di un altro progetto importante come “God is my Dj”. Dal juke box al disc jockey: un passo avanti per fare un passo indietro, o forse un doppio passo. Oltretutto, non sei stata la sola affascinata dalla musica sacra, basti pensare a Mina e Antonella Ruggiero.
È vero, ma fino a un certo punto. Non sono partita dall’idea di registrare un disco dedicato alla musica sacra, ma di ricercare il sacro nella musica. Una premessa: da sempre sognavo di cantare in un progetto specifico, per cui mi ci sono buttata con entusiasmo, incoraggiata da Francesco Messina, insieme al quale lavoro dall’86. Per essere più chiara: in molta musica sacra non trovo niente di sacro, mentre avverto una grande sacralità nella musica di un David Crosby.

Vale lo stesso anche per la vita?
Assolutamente sì. Le forme e gli aspetti del sacro sono molteplici, vanno oltre la più banale delle catalogazioni.

Dal sacro al profano: si è cercato (senza successo) di creare uno scandalo a proposito di “Come un sigillo”, il tuo duetto con Battiato nel recente “Fleurs 3”…
Sì, qualche tuo collega ci ha provato, ma mi sembra un tentativo non andato a buon fine…

Anche perché, lasciamelo dire, è un po’ arduo creare un scandalo basandosi su un paio di termini parascientifici che trovi anche sul Devoto-Oli (glande e prepuzio, giusto per non dare scandalo) e che molti ragazzi magari neanche conoscono.
Infatti. E poi gli scandali sono altri, dal petrolio che inquina le acque, alla guerra a tutti i costi all’Iraq, ai bambini che muoiono di fame in ogni parte del mondo. Queste sì sono cose per le quali ci si deve scandalizzare, e purtroppo non tutti si scandalizzano.

Come canterebbe Gaber, dopo quello che hai detto chiedo scusa se parlo di Maria, ma ho ancora una curiosità musicale: hai cantato composizioni di Satie, Fauré e Ravel, ti sei esibita al Regio di Parma accompagnata dall'orchestra sinfonica “Arturo Toscanini”. Perché secondo te non pochi artisti pop (penso a Billy Joel e Sakamoto, Joe Jackson e lo stesso McCartney) si sono messi a flirtare con la musica classica?
Gli altri non lo so e al limite neanche m’interessa, io l’ho fatto per avvicinarmi alle mie radici e alle radici della musica. E poi la mia formazione è classica, ho studiato pianoforte.

Questa intervista è in Rete, ma tu che rapporto hai con Internet?
Cerco di avere meno rapporti possibile, solo se devo cercare qualcosa che non troverei altrove. Internet m’innervosisce, pensa che non ho un sito ufficiale e non ho mai visitato quelli realizzati dai miei fans: li ringrazio e spero che mi capiscano.

Per molti, soprattutto ai piani alti dell’industria discografica, Internet è sinonimo di pirateria. Nervosismo a parte, tu che idea ti sei fatta?
Che la discografia è stata passiva per anni, non si è mossa in tempo utile e adesso ne paga le spese. Capisco il discorso dell’Iva sui cd (un libro di per sé non vale più di un disco), ma mi rendo conto che per un ragazzo 20 euro sono una bella cifra.

(Ivano Rebustini)

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