La vita dopo i Lunapop: il cantante bolognese parla del suo esordio solista, 'Bagus'...

C’erano una volta i Lunapop. Oggi c’è Cesare Cremonini. Che pubblica l’annunciato e atteso “Bagus” come solista, dopo una lunga serie di polemiche annunci e smentite di cui vi abbiamo reso conto nelle news.
Riuscirà “Bagus” a ripetere la fortuna di “…Squerez?”? Difficile, e difficile prevederlo. Nel frattempo, Cesare ci racconta il nuovo disco, le paure e le aspettative. L’intervista è visibile in streaming a questo indirizzo: http://streaming.rockol.it.


Una domanda che ti avranno già fatto mille volte, e che ti rifacciamo per scaldarti: spiegaci il significato di “Bagus”, il titolo del tuo disco…
“Bagus” è una parola che deriva dalla lingua indonesiana. In quel paese, non hanno un linguaggio ampio come il nostro, da cui attingere migliaia di parole. Così, per descrivere tutto ciò che è bello e che supera la soglia del positivo, usano la parola “Bagus”. Per dire “che bella giornata” dicono “che giornata bagus” e se devono dire “quella ragazza ha un bel sedere” dicono “quella ragazza ha un sedere bagus” Tutto così, tutto bagus...

Questo disco esce a tuo nome, non con quello dei Lunapop, dopo un po’ di polemiche al proposito. Che effetto ti fa presentarti solo come Cesare Cremonini?
E’ una cosa da me non voluta, ma accettata con entusiasmo, devo dire… Cambierà solo una cosa: che le responsabilità saranno tutte su di me. Io cercherò di mantenere i nervi saldi e la mente lucida di fronte a questo grande impegno. Perché credo che fare un disco a proprio nome sia la prova più forte che un artista italiano, possa superare nella propria nazione. A maggior ragione dopo tutto quello che è successo in questo caso specifico.

Solo il bassista Ballo è rimasto al tuo fianco, mentre ora ci sono altri due musicisti nuovi con te. Come hai formato questa band?
Ballo è insostituibile e lo sarà sempre in futuro, a meno che non impazzisca e uccida mia madre… Allora forse quel giorno lo lascerò. Per quanto riguarda il resto può fare quello che vuole, per quanto mi riguarda!
I due nuovi arrivati, Andrea Morelli e Matteo Monti, sono due ragazzi romagnoli, perché è in Romagna che abbiamo costruito l’album ed è in Romagna che ora stiamo lavorando ed in parte anche vivendo. Avevano molto da insegnarci, nonostante noi avessimo vissuto delle esperienze musicali forti, perché la loro gavetta pluriennale ha dato a questo disco uno spessore davvero diverso. Umili al servizio dell’arte: che è quello che volevamo.

Che ne è degli altri Lunapop? Li hai più sentiti direttamente?
Li ho sentiti, li ho sentiti… Ho parlato con Mike una settimana fa e mi ha detto che è più contento e che sta meglio così…Quando le persone stanno meglio…Io personalmente sto meglio quando faccio dischi, ma non tutti siamo uguali...

Qual è stato il percorso musicale che in questi tre anni ti ha portato da “…Squerez?” a “Bagus”?
Credo sia stato un percorso abbastanza normale. Una persona che suona, che studia e che non abbandona l’argomento in quattro anni è naturalmente capace di crescere. Se non ci riesce significa che ha dei problemi ed è meglio che smetta di fare il suo mestiere... Inoltre io e il mio gruppo non siamo persone che amano ripetersi o contare sul successo passato, anche perché il successo di “Squerez” è stato tanto e tale… E non per forza lo vogliamo ripetere con questo disco, anche se è ovvio che ce lo auguriamo... Quello che ci importava era ottenere credibilità e dimostrare quello che sapevamo fare veramente.

C’è qualche artista o musica che ti ha influenzato per la composizione di questo disco? Nelle nuove canzoni si scorgono alcuni riferimenti musicali abbastanza evidenti...
A dire la verità sono del parere contrario… Credo che questo disco abbia poche o nessuna influenze musicali esterne. Forse in qualche canzone si può sentire l’influenza dei Beatles perché c’è stato un momento, durante la scrittura dei brani, in cui io di colpo sono di nuovo impazzito per John Lennon, come avevo già fatto a sedici anni. Questo mi ha influenzato nella scrittura in un paio di brani. Per il resto non trovo dei riferimenti così evidenti a questo disco, credo che abbia abbastanza personalità. Per questo sono orgoglioso.

Questo disco è forse meno immediato di “…Squerez?”. Non hai paura di perdere una fetta del pubblico conquistato in passato?
Maturare e offrire qualcosa di nuovo mi sembra obbligatorio. Dopo tutto il successo che ha avuto “…Squerez?” e dopo l’inflazionamento che hanno subito gli arrangiamenti scelti per quelle canzoni e il mio metodo di scrittura, era giusto dimostrare che c’era qualcosa di diverso, di più grande e di più maturo.

Quindi speri che il tuo pubblico sia cresciuto con te in questi tre anni?
Dopo un album come “…Squerez?”, devo dire la verità, non posso dirlo. Abbiamo costruito “Bagus” come se fosse il primo album, pur sapendo di venire da un successo enorme e pur sapendo che era il secondo, in realtà.
Non voglio che diventi subito il best di Natale per poi scomparire subito… Preferisco che questo disco cresca, pian piano, singolo dopo singolo, che possa essere conosciuto e che la gente si affezioni. Se è un fan di “Squerez” io ne sono onorato; se è nuovo, benvenuto.

In Bagus c’è “Mary seduta in un pub”, la canzone presentata dai Lunapop alle selezioni di Sanremo e bocciata… Una rivincita?
Ormai era talmente tanto che dicevamo che questa canzone sarebbe stata inclusa in “Bagus”… L’aria di rivincita e di rivalsa che avevamo appena eravamo stati esclusi da Sanremo è sparita da tempo.
Però fa sempre piacere ribaltare il giudizio di una giuria: che essa sia quella di Sanremo o di un amico che ti ha detto che “Vorrei” era una brutta canzone... E’ bello avere risultati di fronte a qualcuno che ti scredita…

…E c’è una canzone dedicata ai tuoi genitori…
“PadreMadre” è nata alla chitarra a Milano Marittima, un anno e mezzo fa. L’ho scritta sul letto in una versione più lenta, ma con un testo già molto forte. Questo testo era talmente esplicito e raccontava talmente tanto di me che avevo paura ad inserirla nell’album. Ma alla fine abbiamo deciso di realizzarne una versione più dura e forte. Fondamentalmente racconto quello che io vorrei dire ai miei genitori, ma che non sono riuscito ancora a dire da quando sono scappato di casa…

Quali pressioni ti sei sentito addosso in questo periodo? Che aspettative hai per il disco nuovo?
Le pressioni sono state tantissime, soprattutto per quanto riguarda la questione dei Lunapop. Per un giornalista è facile pensare che Cremonini se ne è andato dai Lunapop per manie di protagonismo. E’ troppo facile... E’ ovvio che io ho fatto un po’ da capro espiatorio: peccato, ma la vita è fatta anche di questo.
Per quanto riguarda il disco nuovo, quello che spero è che venga ascoltato; una volta che questo succederà sono sicuro dell’effetto che può avere e mi accontento anche di risultati inferiori a quelli ottenuti da “…Squerez?”. E questo anche se considero “Bagus” un album decisamente superiore. Senza nulla togliere a “…Squerez?” che descrive bene i miei sedici anni. Questo album, invece, descrive i miei 19-20 anni.

Ci sarà un tour?
Ci sarà un tour e vi assicuro che o muoio adesso perché non me lo fanno fare, o muoio sul palco perché è troppo che aspetto... La band nuova è brava, veniteci a sentire, saremo in tournée dal terzo singolo in avanti, per cui verso la primavera-estate prossima.

Che ne sarà del nome Lunapop? Dobbiamo metterci una croce sopra?
Non metterò mai una croce sopra la parola Lunapop: finché esiste, esisto anch’io. La band Lunapop non è sciolta, come ho già detto; semplicemente, anche telefonicamente, si è detta “stop”; ma io uno “stop” non riesco a farlo nemmeno quando sono da solo in camera: ho continuamente voglia di fare e la musica è la cosa che riesco a fare meglio.

(Gianni Sibilla/Giuseppe Fabris)

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