I giovani irlandesi sono tornati con un nuovo disco...

C’erano una volta, tra i vari Oasis, Blur, Suede e Teenage Fanclub, quattro ragazzi che non sopportavano l’idea di essere intrappolati nella definizione di gruppo “brit pop”. Fu così che gli Ash si diedero da fare per non apparire al fianco di quegli artisti che suonavano, essenzialmente, pop di ispirazione retrò, decidendo di utilizzare sonorità più dure e una formula musicale al passo con i tempi. Il brit-pop, poco dopo, morì. Da quel giorno, Tim Wheeler e soci, dopo lo strepitoso e inaspettato successo del disco d’esordio “1977”, decisero di calibrare il colpo e continuare sulla scia della musica punk-rock che li aveva sempre affascinati e realizzare un quarto album in studio, “Free all angels”. Rockol ha incontrato, dopo diversi bloody mary sorseggiati al bar dell’Hotel Hilton di Milano, il cantante Tim Wheeler.

Ascoltando il vostro nuovo disco, “Free all angels”, si ha l’impressione che sia il risultato di una mescolanza tra i precedenti “Trailer” e ”1977”. Potete spiegare come è nato?
E’ la stessa cosa che sentiamo noi quando lo ascoltiamo, anche se per noi è difficile spiegarne i motivi. Tutti ci chiedono quali siano le differenze tra questo nuovo disco e i precedenti, e quali sia il nostro preferito. Dal canto nostro possiamo solo dire che lo riteniamo un passo avanti e che contiene molti spunti buoni. Abbiamo passato circa un anno e mezzo a scrivere e registrare demo, poi abbiamo registrato il tutto in circa tre mesi. In totale avevamo circa trenta pezzi, ma alla fine ne abbiamo usati solo tredici. Per noi è stato difficile scegliere le canzoni giuste, perché di solito siamo indecisi e ci piacciono tutte… così siamo stati aiutati dal nostro produttore, che le ha ascoltate meticolosamente. Ce n’erano parecchie lente e acustiche sulle quali abbiamo voluto concentrarci maggiormente, anche se quelle davvero rock non mancavano.

Il titolo del vostro disco è scaturito da un detto degli Hell’s Angels. Come è avvenuta questa scelta?
In tour ci è capitato di avere nel personale della sicurezza alcuni componenti degli Hell’s Angels, dei ragazzi molto simpatici con cui parlavamo spesso. Una sera uno di loro indossava una maglietta con quel detto, e ci è piaciuto talmente che abbiamo deciso di farne il titolo del disco. Il significato è molto intenso, perché racchiude in poche parole il significato di libertà. Se lo estrapoli dal discorso che uno può fare relativamente agli Hell’s Angels, ha davvero molto da dire.

…quindi avete deciso per “Free all angels” perché il tema principale del disco è quello della libertà?
Sì, è esatto. Anche se in verità non siamo partiti dal titolo per poi realizzare l’album, naturalmente è stato il contrario. Ci piaceva il suono di quelle parole e successivamente ci siamo accorti che il contenuto della nostra musica aveva davvero quel significato… crediamo che l’atmosfera generale sia proprio quella della libertà. In particolar modo questa sensazione era molto forte mentre stavamo registrando il disco. Eravamo in Spagna, lontani dall’Inghilterra, e ci siamo divertiti tantissimo. Stavamo svegli tutta la notte perché il posto era davvero bellissimo e stimolante.

Nel vostro nuovo video, “Shining light”, siete in una camera d’ospedale e sopra il letto dove giace Tim c’è un ritratto di Elvis Presley…
In effetti non capisco proprio quel riferimento… (ridono forte, n.d.r.) ma doveva per forza esserci nel video! Noi amiamo Elvis Presley!

Visto che nel vostro video avete messo un grande del passato, quali altri artisti vi hanno influenzato?
Non credo che nei nostri dischi ci siano riferimenti tanto palesi e soprattutto non credo siano così importanti per la nostra musica, però ognuno di noi ha dei gusti completamente diversi. Ascoltiamo tantissima musica e non abbiamo mai pensato di cercare una sonorità che ricordasse qualche altro artista, anche perché quello che creiamo è come un marchio che poi il pubblico più fedele riconosce come nostro. Comunque ci piacciono Abba, Beatles, Thin Lizzy e tanti altri musicisti del passato.

Al tempo di “1977” c’è stato un enorme clamore intorno a voi. Com’è cambiata la situazione dopo diversi anni di carriera?
Al tempo di “Trailer”, il nostro primo mini-album, eravamo ancora giovani e il successo per noi non solo è stato inaspettato, ma ci ha anche catapultati in un mondo che non avevamo mai visto. Adesso siamo cresciuti e ci siamo abituati: stiamo molto bene e siamo felici.

Qual è stata, secondo voi, l’evoluzione della vostra musica a distanza di 8 anni dalla nascita del gruppo?
Credo solo che siamo maturati. Si matura quasi sempre, sia nella composizione dei brani che nella loro esecuzione dal vivo. Per esempio, noi adesso ci sentiamo molto meglio sul palco, ci sentiamo più liberi nei movimenti, più capaci di comunicare con il pubblico che ci è venuto a sentire. E’ una cosa naturale, che credo capiti a tutti. Anche i nostri dischi si differenziano per maturità. “1977” era molto ingenuo, anche se i singoli sono davvero d’impatto, mentre il successivo, “Nu-clear sounds, è decisamente più cupo. E’ un’evoluzione naturale determinata dal tempo, credo.

Il vostro tour è iniziato prima che il disco venisse pubblicato, come mai avete preso questa decisione?
Si, attualmente siamo in tour in Inghilterra, per un motivo molto semplice: volevamo provare le canzoni dal vivo e vedere la reazione del pubblico. Ci sentivamo in dovere di tornare in contatto con i nostri fan, visto che per un periodo relativamente lungo siamo stati assenti dalle scene.

La scena della musica elettronica oggi è molto forte, che cose ne pensate di questo nuovo panorama musicale?
In generale non ci piace molto e non intendiamo andare verso quella direzione, anche se i Primal Scream non mi dispiacciono, perché le loro sonorità sono ciò che io definisco davvero futuristiche. Loro in effetti hanno influenzato un po’ la nostra musica, specialmente nel modo in cui assembliamo i suoni che compongono le nostre canzoni. Se dobbiamo dire cosa ascoltiamo ora, diremmo, in generale, un po’ di tutto: Dr Dre, Eminem, Red Hot Chili Peppers, Grandaddy, Queens Of The Stone Age, At The Drive In, che ci piacciono davvero molto. Sprizzano energia da ogni poro e sono davvero emozionanti dal vivo. E poi ci sono alcuni inglesi che non sono male, come ad esempio i Muse… anche se forse suonano un po’ troppo come i Radiohead.

Cosa ne pensate del potere dei media oggi, specialmente di un canale musicale come MTV che può decidere quale video passare e quale no? E cosa ne pensate di Napster?
Credo che fino a quando si può scegliere, tutto va bene. Se puoi confrontare un canale con un altro puoi scegliere cosa ti piace. Credo che Napster sia un’ottima occasione di comparazione per il fan della musica, che riesce ad ascoltare tutto ciò che lo interessa anche minimamente per capire quali sono i suoi gusti. Su Napster puoi davvero trovare di tutto, anche le demo e le B-side.

Provenite dal nord di un paese fortemente politicizzato come l’Irlanda, avete mai pensato di parlare di politica nelle vostre canzoni? Vi sentiti coinvolti?
Siamo cresciuti con i problemi politici in Irlanda. Un giorno, per esempio, sono uscito di casa e mi sono accorto che c’era della gente che guardava fuori dalla finestra, io ho continuato a camminare e ho visto che c’era un caos in mezzo alla strada e del sangue per terra, mezzi blindati e militari ovunque. E’ davvero terribile, perché certe cose proprio non puoi fare a meno di ignorarle. Ci sono posti di blocco ovunque. Io attualmente vivo a Londra, non più in Irlanda, e lì ovviamente l’atmosfera è tranquilla. Mi sento bene. La cosa terribile è che avendo vissuto in Irlanda certe cose non ti sconvolgono più, perché quasi ti ci abitui… per cui il nostro modo di fuggire da queste realtà è stato, al contrario, fare della musica che non parlasse di politica.

(Valeria Rusconi)

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