Meg, O ‘Zulu e Pezz8, ovvero i 99 Posse. Il gruppo napoletano, in quest’intervista di Rockol, parte dall’ultimo disco “La vida que vendrà” per arrivare ad affrontare questioni poco musicali e molto politiche. Come l’ultima iniziativa: la donazione di una turbina ad un villaggio del Chapas, consegnata personalmente nei primi giorni di dicembre.Partiamo dalla cover di “El publo unido” che dà il titolo al vostro ultimo disco, “La vida que vendrà”… come l’avete scelta?
O’ ZULU’: “El pueblo unido” è una canzone alla quale siamo sempre stati molto legati, ancora prima di avere coscienza di cosa significasse… Alcuni di noi si ricordano di essere stati portati ad un concerto degli Inti Illimani sulle spalle dei propri papà, quando ancora non sapevamo parlare. Avevamo già iniziato a farla dal vivo e non l’avevamo mai registrata perché sentivamo un grosso peso nei confronti di questo capolavoro. Quest’anno abbiamo deciso di farlo; non so se è perché ci siamo montati la testa e ci sentivamo in grado di sostenere il confronto o perché ci è sembrato di averne fatta una versione accettabile. Comunque, ne abbiamo registrate sei versioni, la sesta ci ha convinti e così abbiamo deciso di pubblicarla. Lo abbiamo fatto fondamentalmente per tre motivi: il primo è che è una bellissima canzone, il secondo che è un brano che si sta imponendo tra i giovani che frequentano i centri sociali, il terzo è che nella fase attuale della politica extra-parlamentare in Italia, fatta di problemi ed insulti, una canzone come questa spiega molto bene la situazione.
Uno dei temi che emergono con più forza dal vostro disco è la critica all’attuale mondo del lavoro
PEZZ8: Era da tempo che ne volevamo parlare. Siamo partiti dalla considerazione che se, venti anni, fa un uomo che faceva parte del mercato del lavoro combatteva per migliorare la propria situazione, oggi si combatte invece per avere uno, di lavoro…. Le persone hanno perso la dignità, a volte accettano compromessi durissimi pur di ottenere un lavoro… Per un ragazzo di trent’anni che non ha una prospettiva per il futuro capisco che possa essere facile cadere nella trappola del lavoro interinale, atipico, etc.. Però se c’è questo ricatto, bisogna anche avere la consapevolezza del fatto che sei obbligato a lavorare in certe condizioni, senza contributi, senza protezione etc… Il nostro obiettivo comunque era quello di far capire che, anche se molti ragazzi sono costretti ad accettare questo ricatto, comunque le condizioni di normalità in un paese democratico, dovrebbero essere assicurate.
I 99 Posse si sono esposti direttamente nelle manifestazioni contro la globalizzazione a Praga quest’estate. Com’è andata, esattamente?
MEG: Andare a Praga è stato quasi un obbligo, e non andarci avrebbe significato accettare tutta una serie di cose che non ci stanno bene. Il fatto che la Banca Mondiale si sia incontrata a Praga per decidere a chi dare i soldoni e a chi le briciole ci sembrava una cosa da contrastare, anche se non pensiamo che tutte quelle persone che sono scese insieme a noi in piazza a manifestare possano cambiare la situazione da un giorno all’altro… Però crediamo nel fatto che una quotidiana mobilitazione per strada possa far cambiare le cose. Noi eravamo con il gruppo che ha contrastato la polizia sul ponte, la cui funzione era di bloccare l’accesso al palazzo dei congressi dove c’era il raduno. Erano armati con con scudi e elmetti, sembravano dei Robocop… Era ridicolo, perché noi eravamo tutti colorati, agguerriti si, ma con il sorriso sulla faccia. E, comunque, eravamo lì perché volevamo dire cose che ci sembravano ovvie… Combattere quelli che hanno soldi e vogliono sfruttare coloro che non li hanno solo per ottenerne di più. Purtroppo viviamo in questo mondo, “E’ un mondo difficile”, tanto per rubare la battuta al nostro santone Tonino Carotone. Ognuno con i propri mezzi è stato lì a manifestare, ricordo ancora le facce di certi ragazzi che se la sono vista proprio brutta per manifestare il proprio malcontento.
Avete avuto l’impressione che i mass media abbiano riportato la cosa in modo distorto?
O’ ZULU’: Parlando della stampa “manipolata”, ogni volta che succede una cosa come quella che è successa a Praga, la stampa non ne parla, oppure si concentra su singoli particolari, come per esempio è successo con la storia del Mc Donald’s… qui in Italia hanno ridotto la questione ad una vetrina sfasciata, perché semplicemente faceva più notizia quello che il vero succo dell’accaduto; ma così facendo non fanno altro che confermare che la globalizzazione, e quindi la libera circolazione dei capitali e delle merci, è inversamente proporzionale alla libertà di circolazione delle idee…
Mi pare di capire che, secondo voi, il problema risiede nel meccanismo adottato dalle multinazionali…
Ogni qual volta un’azienda multinazionale apre degli uffici in un paese povero è lungi dall’aiutare l’economia di quel paese o creare nuove opportunità, tutto questo per una serie di motivi e comunque dimostrabile nei fatti: se il paese è povero, è per quel motivo che la manodopera costa poco e se il paese si arricchisce, anche la manodopera non rimane a basso costo. Il primo obiettivo delle multinazionali, quindi, è che il paese rimanga povero. Per cui, se ci sono due aziende che funzionano, succede che la multinazionale le compra e butta via tutti i lavoratori mettendoci i suoi… quindi altro che occupati, nuovi disoccupati. Per cui, vaff**** le tradizioni locali, vaff***** le ricette tradizionali, vaff****** i vestiti tipici, vaff***** tutto. La globalizzazione vuole far si che ognuno possa avere il suo paio di Nike, dal Sud Africa al Polo Sud, in maniera tale che le calzature tipiche spariranno. Questo è un fatto. Il secondo è che non si può più manifestare. I potenti si stanno organizzando sempre di più per organizzare delle contro-manifestazioni in modo illegale: è diritto delle persone andare a dimostrare le proprie idee, i cittadini italiani avevano il diritto di partire ed andare a Praga e poi ritornare per fare il resoconto ai compagni. Invece i ragazzi sono stati fermati anche se con i documenti in regola, solo perché considerati cittadini “indesiderabili” dalla Repubblica Ceca. Questo è la dimostrazione che quando dietro le cose ci sono i potenti, i soldi e gli interessi delle multinazionali, le cose “illegali” funzionano.
La vostra iniziativa più recente riguarda invece il vostro ultimo viaggio in Messico: avete portato una turbina per l’elettricità, comprata con i soldi dei vostri concerti, ad un villaggio del Chapas…
O’ ZULU’: Abbiamo portato la luce in posti che non hanno mai avuto la luce, e siamo alla fine del 2000… a pochi chilometri di distanza dai pozzi dai quali estraggono petrolio da destinare ai paesi ricchi, non c’è nemmeno la corrente elettrica… Non abbiamo voluto spedirla perché abbiamo immaginato che problemi burocratici l’avrebbero bloccata da qualche parte. Per cui si è creato un drappello di compagni che si occupano di controllare che la turbina arrivi effettivamente a destinazione… tra questi ci siamo appunto noi. L’altra fortuna che abbiamo avuto è stata quella di fare due concerti a Città del Messico, in uno dei quali abbiamo suonato insieme a Manu Chao... Una bella soddisfazione, davvero…