Pescata “al volo” in una camera d’albergo di Londra, Skin al telefono sembra di buon umore. Pochi giorni fa il gruppo ha annunciato le nuove date italiane, in programma ad aprile: cinque concerti a pochi mesi dallo scorso tour italiano, dopo quattro “tutto esaurito” a novembre. Una nuova testimonianza dello straordinario feeling tra il quartetto e il Belpaese, dove il gruppo sembrerebbe persino più popolare che in patria.
Sicuramente l’Italia è molto importante per noi. Siete gente molto simpatica. Comunque anche in Inghilterra abbiamo un buon seguito; ma è vero che è meno evidente perché qui da noi il rock non piace alle radio. Non passano canzoni che non siano pop. Quando mettono un pezzo di Lenny Kravitz, gli sembra di aver esagerato.
So che non hai una grandissima opinione della musica pop inglese.
E’ quanto di peggio sia stato prodotto a livello mondiale. Trovo che gli ultimi vent’anni di pop britannico siano soprattutto imbarazzanti. E gli ultimi dieci, agghiaccianti.
Una teoria piuttosto in voga è quella secondo cui, con la Thatcher al governo, la musica era più vitale, mentre i laburisti non trovano “opposizione” da parte dei musicisti.
No, trovo che chi ha una coscienza politica dovrebbe essere indifferente al colore di un governo, ma guardare a quanto fa di giusto o di sbagliato. Il partito laburista è forse fin troppo facile da criticare: il desiderio di compiacere tutti e non essere impopolare lo induce a non sbilanciarsi.
Ma c’è qualche gruppo recente che ti piace?
Mi piacciono i Flaming Lips. E le Destiny’s Child: le trovo divertenti. E devo ammettere che “Go let it out” degli Oasis mi piace.
Approfitterete di questo tour trionfale per fare un live?
Penso proprio di no. Non mi piacciono i dischi dal vivo. Non credo che rappresentino niente.
E i musical? Tu hai cantato una canzone per “Rent”... in italiano, per di più.
Sì, andrà sul disco della colonna sonora. E’ stato complicatissimo. Specie il video.
Come si chiama il pezzo?
Ah, me lo ricordassi! In inglese è “Season of love”.
“La stagione dell’amore”?
Sì, ecco. Stah-gio-neh... eccetera.
“Post orgasmic chill” è uscito da più o meno un anno. Avete cominciato a scrivere nuove canzoni?
Sì, certo. Abbiamo approfittato di un periodo di pausa di 6-7 settimane che ci siamo presi tra dicembre e gennaio. Volevamo riposare e soprattutto sfuggire a qualsiasi tipo di celebrazione del millennio... Così abbiamo messo giù qualche idea, approfittando della calma. Scrivere canzoni in pieno tour può anche dare buoni frutti, e anche ispirare cose come “On my hotel tv”, ma “staccare” è fondamentale per capire cosa vuoi fare.
E voi cosa volete fare?
Un netto cambiamento di direzione musicale.
Davvero? Pure, sembrate in “stato di grazia”.
Grazie, devo dire che un pochino lo pensiamo anche noi.
Se il paragone non ti suona un po’ ruffiano, direi che un cambiamento netto per voi, ora, sarebbe un po’ come se i Led Zeppelin o i Rolling Stones nel pieno delle rispettive epoche d’oro avessero deciso di voltare bruscamente pagina. Voglio dire, penso che a chi vi ama andrebbe benissimo un disco scritto con la stessa ispirazione dell’ultimo. Il che non vuol dire fare le stesse cose, ovviamente, ma l’impressione è che abbiate trovato la vostra “formula”.
Questa può essere un’impressione ingannevole. Oggi la gente si annoia più facilmente: la musica riflette il fatto che la gente guarda in avanti. Quindi, siamo tenuti a farlo anche noi. E d’altra parte, a noi piace farlo: noi vogliamo essere dei leader, e non dei seguaci.
Credo che Prince - The Artist, volevo dire - abbia usato la medesima espressione qualche mese fa.
Non lo sapevo, ma non mi meraviglia: anche se ultimamente la sua musica è un po’ involuta, è un personaggio notevole. Si vede che condividiamo una buona filosofia.
Si può sapere che tipo di cambiamento avete in mente?
No.
Dài, almeno a grandi linee.
No, è troppo presto per parlarne.
E va bene... Comunque, parlando di cambiamenti: pensate di variare in qualche modo gli show che terrete in Italia ad aprile, visto che siete stati qui da poco?
Pochissimo. Non cambieremo molto rispetto ai concerti che abbiamo tenuto in Italia, anche perché stiamo andando in città come Napoli che non abbiamo toccato l’ultima volta che siamo stati da voi.
E se qualcuno che vi ha già visti torna a vedervi?
Vuol dire che è rimasto soddisfatto da quello che ha visto, e vuole rivederlo. Quando un film ti piace e vai a rivederlo, ti aspetti dei cambiamenti?