”Screaming for my supper” è il titolo del suo secondo album (v. Recensioni), che fa seguito ad un lungo periodo di silenzio. Le cose non erano andate bene per la Beth Hart Band, uscita qualche anno fa con l’album “Immortal” e subito dopo scioltasi. C’è voluto un lungo periodo trascorso in campagna, in Alabama, per riscoprire la voglia di fare musica e avere le idee chiare su ciò che andava detto. Adesso Beth Hart è più matura, dal punto di vista musica, e sa anche esattamente quello che vuole dalla vita: divertirsi!Mi hanno detto che sei molto brava nelle interviste…
Davvero? Beh, ottimo!
…che ti fa molto piacere parlare con i giornalisti e questa non è una cosa che capiti spesso…
E’ vero. Per me è come parlare con lo psicanalista…non è vero, sto scherzando!
Ok, iniziamo con le domande… Vorrei sapere quale secondo te è la differenza principale tra questo album e il precedente che avevi fatto, “Immortal”, e in che modo questi anni di inattività hanno cambiato il tuo modo di vedere la musica…
Il primo album era il disco di una band, e per giunta io ero molto giovane: le canzoni erano piene di sentimenti come frustrazione, rabbia e quello che provavo a quei tempi. Poi la band si è sciolta con mio grande dispiacere. Mi sono sentita orfana, senza un posto dove poter andare, e non avevo nessuna voglia di fare un altro disco, a quel punto. Così ho iniziato a scrivere cose più personali, su mia madre, mia sorella, i miei amici, a riflettere sul mio passato, e queste sono le canzoni finite su “Screamin’ for my supper”.
Ti senti maggiormente in pace con il mondo, quindi, su questo disco…
Sì, molto di più, perché riflettere sul passato mi ha dato la possibilità di tirare anche le prime somme confortanti su quello che ho fatto. Per questo disco mi sono circondata di persone che mi hanno dato un forte appoggio, e a loro devo molto, così come devo molto alle bevute e alle droghe…! Credevo che nessuno avrebbe avuto il coraggio di mettere fuori un disco del genere, e invece è piaciuto e molte persone ci si sono identificate.
La riflessione ti ha portato a conoscerti meglio, si direbbe…
Forse sì, non lo so. Sono contenta se è quella l’impressione che viene fuori dal disco. I realtà sono completamente fuori di testa come sempre, e alla perenne ricerca di qualcosa che mi dia pace mentale. Ogni giorno è un saliscendi continuo.
Quanti anni hai, Beth?
Ventisette. Ho ancora molto tempo!
A giudicare dalla copertina dei tuoi due album, sembrerebbe che ti piaccia giocare con un’immagine un po’ dark, quasi gotica…
Credo che su questo album ho più voglia di mostrare i miei veri colori, che non sono soltanto quelli scuri…sul precedente, invece, tutto quello che volevo era uccidere la vita. Avevo riflettuto molto su tutta la merda attraverso cui ero passata ed arrivata al punto in cui semplicemente non volevo soccombere. Adesso non mi interessa più dover dimostrare di essere diversa o alla moda, voglio soltanto esprimere me stessa per come sono davvero.
Da un punto di vista musicale, questo album sembra un ottimo disco di rock, e credo che non sia facile dire qualcosa di nuovo in un genere musicale così ‘classico’: si può sempre dire “oh, sì, bello, ma assomiglia un po’ troppo a quello…”. Nel tuo disco si sente l’influenza di artisti come Janis Joplin, Richie Lee Jones, ma tu sei riuscita a creare comunque qualcosa di personale…
Sì, almeno spero. Non mi interessa portare per forza nuovi elementi nella musica, sposare il mio suono con il techno-rock o con quello che va di moda oggi. Mi interessano di più le emozioni degli artisti che amo, come Tori Amos, PJ Harvey, o di vecchi nomi come Aretha Franklin, Bessie Smith. La musica è un mondo meraviglioso, perché non ha niente a che vedere con il modo in cui siamo o quello che saremo, ha una vita propria, circola di continuo. E’ come l’acqua, che c’è sempre stata e sempre ci sarà finché ci sarà vita. Così ho cercato calarmi in questa acqua e di viverci bene. Ho desideri semplici, in definitiva; non mi interessa possedere un castello, quello che voglio sono dei buoni amici, allegria, dei momenti in cui essere completamente libera e fuori di testa e altri, invece, in cui essere disciplinata e lavorare duro. Deve esserci una sorta di bilanciamento tra questi due aspetti, almeno per me.
Quanto di Los Angeles è dentro questo disco?
Credo che le uniche cose che riguardano Los Angeles in questo disco siano “L.A. song” e “Get your shit together”. Nient’altro.
E quanto ti senti una cittadina di L.A.?
Molto, naturalmente, perché è lì che sono nata e cresciuta. Ma amo viaggiare e quando vado in altri posti cerco di conoscere la realtà di quelle città. Amo New York e un altro posto che mi è piaciuto molto è Copenhagen.
Come mai proprio Copenhagen?
Perché è una città di gente vera, che non ti giudica per il lavoro che fai. Sono persone timide, che bevono per andare su di giri e fare casino insieme. Sono bellissime persone, non so se siano liberi davvero, ma comunque un posto come Christiania è splendido, non riuscivo a credere ai miei occhi.
Stai per prendere casa a Copenhagen?
Se avrò mai soldi a sufficienza, sì!
Dov ‘è che invece hai trovato la gente meno libera e desiderosa di divertirsi, tra i posti dove sei stata?
Credo proprio a Los Angeles. La gente ha ormai la testa compromessa dall’idea del danaro, del fare i soldi a tutti i costi, cercare di mostrarsi a tutti nella forma migliore o per come tutti si aspettano che tu sia. E’ un posto molto ipocrita.
Cosa ti piace ascoltare, in questo periodo?
Mi piacciono molto PJ Harvey, Tori Amos, amo i Godsmack, i Tool. Mi piacciono le vecchie cose dei Jane’s Addiction mentre i Porno for Pyros li ho apprezzati meno. Preferisco l’hard rock mischiato alla tecnologia. E amo molto i Radiohead.
Al di là della musica, hai dei modelli al femminile tra le artiste in giro adesso?
Courtney Love. Il suo ultimo album non mi piace per niente, ma adoro i vecchi dischi delle Hole.
Cosa farai dopo questo giro promozionale in Italia?
Tornerò a Los Angeles. Andrò a trovare mia madre, farò il bucato e rimetterò in sesto la mia macchina. Poi uscirò la sera con un po’ di gente simpatica, cercando di spassarmela. Berrò qualcosa, andrò fuori di testa, finirò in qualche locale e poi magari farò anche un po’ di autostop… comunque dovrò essere in tour per la fine del mese.
Quanto è importante per te suonare dal vivo?
Molto. E’ la cosa che nobilita il tutto. Cerco di capire com’è il pubblico e poi inizio a lasciarmi andare. Dovresti vedere….