Ricorda Linda, Janis, Otis, e ama Jeff Beck. Ecco Chrissie Hynde.

Un nuovo album, un nuovo slogan – VIVA EL AMOR! – e la pasionaria del rock Chrissie Hynde è pronta a tornare in pista. Look nero corvino per una musica che, su questo album, non conosce il passare del tempo e si ripropone, inossidabile ed elettrica, come agli esordi del gruppo. Chi ama le chitarre elettriche e la voce seducente e ironica di Chrissie non potrà non tuffarsi a capofitto in questo nuovo lavoro, che lei stessa è venuta a presentare a Milano, nel corso di una conferenza stampa come al solito arguta e divertente.

La copertina del disco e il titolo danno l’idea che tu sia diventata quasi una pasionaria dell’amore…
Ho sposato un columbiano così ho dovuto rendere omaggio alla lingua spagnola. Amo il fatto che “Viva el amor” suoni come uno slogan punk e anche la copertina sembra adottare un’immagine molto propagandistica. E’ un’idea che abbiamo avuto io e Linda McCartney. Le ho detto che volevo chiamare l’album “Viva el amor” e che volevo dare alla copertina un’immagine molto positiva. Linda si è entusiasmata all’idea e così, nonostante avesse molto da lavorare, ha deciso che avrebbe provato a seguire il lavoro. Dopo aver elaborato l’idea mi ha detto: «Sto andando in America. Ci vediamo tra due settimane». E’ stata l’ultima volta che l’ho vista. Credo che lei sapesse di essere vicina alla fine, e che questo fosse un suo modo di lasciarmi qualcosa, da amica.

Hai sostenuto delle importanti battaglie a sostegno dei vegetariani, proprio in compagnia di Linda McCartney. Qual è oggi la tua posizione a riguardo?
Sono diventata vegetariana nel 1969, quando avevo 17 anni, e per molti anni ho ritenuto che fosse molto importante parlarne, perché sia negli anni ’70 che ’80 molte persone erano assolutamente all’oscuro della situazione. Adesso, alla fine degli anni ’90, essere vegetariani è un’alternativa reale per le persone, che sanno tutto su come vengono allevati gli animali e sui rischi che mangiare carne comporta. A questo punto non posso che rispettare le decisioni di chi continua comunque a mangiare carne: è importante comunque parlarne. Quando io e Linda eravamo al telefono pensavamo di poter cambiare il mondo e trasformarlo in un pianeta in cui nessuno avrebbe mangiato carne. Realisticamente direi che le cose non stanno andando in questo modo.

Oltre a Linda McCartney, quali altre amiche hai nel mondo del rock?
Sinead O’Connor. L’ho incontrata proprio al tributo per Linda McCartney, e lei mi considera quasi una madre. E’ come una bambina, ama la musica ed è appassionata alla vita, però ha perso la mamma molto giovane ed è molto fragile. Un’altra amica è Annie Lennox. Abbiamo in comune il fatto di essere entrambe madri, oltre a essere musiciste. E’ molto confortante avere amiche che vivono i tuoi stessi problemi, perché è oltre a quelli c’è il divertimento che ci fa andare avanti. Kd Lang è un’altra buona amica, è venuta a vedere un mio concerto a 17 anni, e poi me la sono ritrovata in cucina che affettava le carote insieme alla mia cuoca vegetariana. Shirley Manson dei Garbage è un’altra persona con cui penso di avere molto in comune, e credo che per lei una band come i Pretenders sia stata moto importante. Almeno stando a quanto mi dice lei! Amo molto anche Marianne Faithfull, è una persona molto importante della scena rock; e poi mi conforta frequentare qualcuno più vecchio di me!

In uno dei brani dell’album compare Jeff Beck: com’è nata questa collaborazione?
Jeff Beck è sempre stato il mio guitar hero preferito. Anche lui è vegetariano…! Vivo in Inghilterra da 25 anni, e sono stata io a presentare a Jeff il suo attuale migliore amico, così credo che lui si senta un po’ in debito con me. Credo che lui sia il più grande chitarrista rock vivente, ma suona talmente bene che spesso svia da quel percorso per gettarsi in cose maggiormente sperimentali, come il jazz, il funk. Mi sembrava giusto provare per un attimo a portarlo fuori dal suo mondo e farlo tornare alla cara, vecchia chitarra rock. Così gli ho telefonato e molto semplicemente lui ha detto di sì. E’ arrivato con la sua Corvette, è entrato in studio dove c’eravamo solo io, il produttore e un giovane fonico, e ha chiesto di ascoltare il brano. Ha sentito qualche volta il suo passaggio, dove avrebbe dovuto fare l’assolo, e poi ha iniziato a suonare. Mentre lo registrava non riuscivo neanche a guardarlo! E’ un assolo molto semplice, molto breve, molto dolce. Ne ha registrate quattro versioni, poi ha ringraziato tutti ed è andato via. Non appena è uscito dalla porta noi tutti ci siamo abbandonati all’entusiasmo più totale, mentre il nostro fonico ripeteva: «Non ho mai ascoltato niente di simile in tutta la mia vita».

E’ vero che nei primi anni in cui sei vissuta a Londra hai dato lezioni di chitarra a Johnny Rotten?
Sono arrivata in Inghilterra nel 1973, e nel 1976 ho mostrato a Johnny qualche accordo di chitarra. Mi sembra di ricordare che fosse mancino. Cercavo di spiegargli che con tre accordi in teoria potevi scrivere molte canzoni, ma credo che Malcolm McLaren avesse altre idee su di lui. Lui vedeva Johnny più come un poeta che come un musicista, così il mio tentativo di spiegare qualche accordo a Johnny venne visto come una sorta di ingerenza negli affari del gruppo.

La prima parte dell’album sembra avere proprio il suono dei vecchi Pretenders, mentre da “One more time” in poi l’album prende un altro andazzo. In particolare quel brano sembra quasi un omaggio a Janis Joplin…
Il brano suona molto jopliniano, è vero. Credo che il mio tributo sia a Otis Redding, e credo che a lui si ispirasse anche Janis. All’inizio della carriera dei Pretenders consideravo molto importante scrivere dei singoli pop. Ora che sono cresciuta ho iniziato a ripensare alle cose che mi ispiravano quando ero giovane: Otis Redding, Janis Joplin. In passato non avrei mai cantato così, perché mi sembrava di essere più una cantante con uno stile maggiormente ‘parlato’, come Jimi Hendrix.

Che ricordi hai del periodo in cui lavoravi al negozio SEX di Malcolm McLaren?
Ricordo che ammiravo molto Malcolm e Vivienne, mi sembravano due persone molto creative e vitali, amavano la musica e gli piaceva mescolarla con altre cose. Da allora sono stati in molti a dire che Malcolm fosse una pessima persona, ma credo anche che sia un uomo molto divertente. E, al di là di quello che dice Johnny Rotten, penso che senza di lui i Sex Pistols non sarebbero mai esistiti.

Ma erano davvero una truffa?
Non lo so. Probabilmente sì. Credo anche che Vivienne fosse una persona molto umile, perché disegnava già i suoi vestiti per conto proprio e dava ogni merito per le sue creazioni a Malcolm. Poi abbiamo visto tutti che è diventata una grande artista dell’abbigliamento.

Franco Battiato, un artista italiano, ha detto di trovarsi a disagio nel vedere artisti quasi sessantenni in cime alle classifiche: quale pensi che sia il motivo per cui gli artisti già famosi negli anni ’70 stanno salvando la discografia?
Il rock’n’roll vive di mitologia. Il sesso e la droga sono dei miti ormai stanchi, anche se non mi hanno ancora stancato. La droga ha avuto un ruolo molto insidioso nella cultura rock e nella storia della società in generale. Credo che nessuno abbia bisogno di utilizzare droghe per fare rock’n’roll, né tantomeno per ispirarsi. Credo invece che le droghe psichedeliche siano necessarie per fare musica psichedelica. Questo è solo un aspetto di quello che sto cercando di dire. L’altro aspetto è nell’idea di gioventù. Negli anni ’50 il rock’n’roll era comunque la musica fatta dai giovani per i giovani. Negli anni ’60, con i Beatles e i Rolling Stones, il pubblico è diventato di ventenni. Poi la media è cresciuta ancora, e adesso tutti quelli che sono sopravvissuti a quel periodo, che si chiamino Lou Reed, John Cale, Bob Dylan, Van Morrison, io, e che continuano a fare musica, non si fermeranno certo per questioni di età. E d’altronde la gioventù è noiosa: non capisco questa idea di farne un mito. Cosa può dirti di interessante una persona di 25 anni? Sono molto più contenta adesso di quando ero giovane, e mi godo molto di più la vita. Siano benvenuti tutti i giovani che vogliono fare musica, ma credo che il suono di una chitarra elettrica sia irresistibile, e che un 14enne che non sia affascinato da una chitarra elettrica sia una creatura triste.

Che rapporto hai con le tue due figlie, visto che per un lungo periodo hai scelto di anteporre loro alla carriera?
Ottimo. Credo che le donne debbano imparare a fare molte più cose degli uomini, e questo le rende migliori. Per un uomo è molto facile diventare un lavoro-dipendente, e in definitiva questo non è che un modo per rifiutarsi di crescere e rimanere per sempre un adolescente. Per una donna non è così, perché l’avere dei figli la mette di fronte alla vita reale. Questo l’aiuta ad avere sempre una visione chiara di quello che è realmente importante. Quando le mie figlie sono andate a scuola, da piccole, ho fatto di tutto per rimanere al di fuori dell’attenzione dei media, perché non volevo metterle in imbarazzo. E poi, in definitiva, di quanto potere e denaro necessita una persona? Mi ricordo sempre delle foto di Cristina Onassis da bambina: grassa e infelice. A cosa le sono serviti tutti i soldi del padre? Forse era meglio se costruiva dei modellini, invece delle barche vere! Tutti hanno bisogno di un hobby…

Chi ti piacerebbe che fosse ancora vivo, tra i grandi musicisti del passato che ammiri?
Mi piacerebbe sapere cosa avrebbe combinato John Lennon se fosse stato ancora qui con noi. Mi mancano tutti. Chi non vorrebbe vedere Jimi Hendrix? Janis Joplin invece era talmente tormentata che forse sta meglio dov’è ora. Mi piacerebbe che ci fossero ancora in giro Otis Redding e Tim Buckley. Quando è morto aveva soltanto 27 anni.

Cosa pensi della musica inglese di oggi?
Penso che l’aspetto commerciale della cosa ha distrutto tutto. Non hai ancora scritto una canzone e già stai pensando a come ti vestirai nel video, mentre, se sei una donna, continui a guardarti allo specchio per controllare se hai le tette abbastanza grosse. Ma quali sono le cose importanti, per queste persone?

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