20 aprile 2014

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di Pop Topoi

Gli One Direction sono già arrivati al terzo album (in 24 mesi), il che li rende più longevi e costanti di gran parte delle boyband. Nel gruppo non sembra esserci aria di scioglimento né tantomeno la preoccupazione che si nasconda un ego solista tra i cinque: il loro successo è solido e globale in modi che in precedenza erano inimmaginabili. Per lanciare questo "Midnight memories", ad esempio, gli 1D hanno fatto una diretta di sette ore ininterrotte visibile da tutto il mondo: YouTube ci metteva lo streaming, Google Hangouts ci metteva le funzionalità interattive e dava ai fan la possibilità di parlare o giocare con la band e i loro ospiti (tra gli altri, il mentore Simon Cowell, Robbie Williams e Cindy Crawford). La maratona sembrava una versione per adolescenti dei recenti YouTube Music Awards: oltre alla straordinaria visibilità e facilità di fruizione di un evento simile, nessun canale televisivo poteva offrire altrettanta libertà o freschezza. Tuttavia, l'atmosfera festosa e rilassata di questo 1D Day Live non si trova nell'album che stavano promuovendo.




La longevità si guadagna con l'evoluzione e gli One Direction hanno scelto di fare le cose in modo graduale. È evidente, in "Midnight memories", la volontà di avvicinarsi a quello che gli americani chiamano Adult contemporary – dove l'enfasi è più su adult che contemporary. Come succedeva nel disco precedente, infatti, i rimandi al passato sono tanti, e quasi ogni brano si presta al giochino delle citazioni. Troviamo un attacco à la Who in "Best song ever" e i Police in "Diana", mentre per le tremende "Little black dress" e "Midnight memories" sono state individuate le influenze di Van Halen e Def Leppard. Il riferimento più moderno (si fa per dire) sono i Lumineers in "Happily" e i Mumford & Sons in "Story of my life", ed è una mossa di posizionamento molto astuta, perché se col primo album gli 1D hanno conquistato le ragazzine e col secondo le loro madri, nel terzo puntano anche a un pubblico maschile. Forse ci riusciranno, perché i brani pseudo-folk sono inaspettatamente anche i più azzeccati.
I testi, come in "Take me home", restano piuttosto innocui e privi di qualsiasi riferimento spazio-temporale (una cosa sbalorditiva, per un gruppo che vive di hashtag), ma funzionano meglio che nel precedente perché più vicini alle musiche. E nonostante non manchino parolieri esperti ("Right now" è firmata all'onnipresente Ryan Tedder, mentre l'insipida "Something great" è di Gary Lightbody degli Snow Patrol), i risultati migliori si ottengono quando a scrivere sono i ragazzi. "Story of my life", a cui hanno collaborato tutti e cinque, è di gran lunga il pezzo più sentito e coinvolgente dell'album. Stupisce che a una boyband venga dato il permesso di cantare nel singolo portante: "Quando morirò, queste parole saranno scritte sulla mia tomba", ma ben vengano gli epitaffi se riescono a tirare fuori questo trasporto nelle interpretazioni.
Eccetto qualche boccata d'aria come "Best song ever", Midnight memories non vuole divertire né sfoggiare gusti sofisticati o modaioli, ma è anche un album che, pur coi suoi difetti, rende gli One Direction molto riconoscibili e traccia una linea netta tra loro e il resto del pop internazionale.

TRACKLIST:

Best song ever
Story of my life
Diana
Midnight memories
You & I
Don't forget where you belong
Strong
Happily
Right now
Little black dress
Through the dark
Something great
Little white lies
Better than words

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