Avviso ai naviganti: questo non è il nuovo album dei Daft Punk. Occorre dirlo subito, senza tentennamenti. Perché "Tron legacy", ultima fatica del duo elettronico più influente del globo, è soprattutto la colonna sonora dell'omonimo film di fantascienza prodotto dalla Disney. Può sembrare una premessa scontata, ma non la è affatto. Perché i cinque anni di distanza dal bellissimo "Human after all" e tutta l'attesa che è nata in questi anni tra i fan della band potrebbero ingannare. Non bisogna dimenticarlo: i Daft Punk, pur avendo pubblicato pochissimo, non hanno mai sbagliato un disco. Però all'uscita di questo nuovo lavoro sono già venuti fuori i primi malumori. Forse da parte di chi si aspettava qualcos'altro, magari una nuova raccolta di hit in pieno stile "Harder better faster stronger".
Ma il duo francese, non senza un pizzico di furbizia, ha invece scelto di cambiare radicalmente il proprio approccio alla composizione, trasformandosi in una coppia di direttori d'orchestra più che di DJ. "Tron legacy" è dunque una classica colonna sonora, dove sono gli archi a farla da padrone rispetto ai beat elettronici. Le atmosfere sono molto meno futuristiche ed elettroniche di quello che ci si aspetterebbe. Prendete "Outlands" e "Nocturne" ad esempio, veri e proprio frammenti sinfonici che potrebbero essere state composti da Philip Glass e non hanno nemmeno una percussione elettronica, oppure "Adagio for Tron", che già dal titolo non sembrerebbe certo musica dei Daft Punk.
In realtà l'elettronica c'è eccome, ma rimane sempre in sottofondo come nella felice "The game has changed", bellissimo affresco di quattro minuti dove un tappeto orchestrale viene sostenuto da bassi pulsanti e distorti. L'ennesima dimostrazione della classe innata di Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter.
Tutti i suoni sono molto cupi, come probabilmente sarà il film in uscita a Natale, in realtà un remake del cult degli anni Ottanta firmato da Steven Lisberger. Le ispirazioni del duo francese per affrontare questa nuova esperienza sono state varie: si va dai maestri dell'elettronica strumentale Brian Eno e Jean Michel Jarre fino alle colonne sonore di genere, una su tutte quella che Vangelis ha realizzato per il capolavoro di Ridley Scott "Blade Runner". Non ci sono solo spunti d'atmosfera comunque: in due o tre tracce, quasi come se non riuscisse a trattenersi, il duo francese tira fuori anche la sua veste danzereccia. "End of line" e "Derezzed" ad esempio regalano una doppietta da brividi. Soprattutto la seconda, guidata da un tagliente riff di sintetizzatore che ricorda in parte le atmosfere di "Human after all", fa molto ben sperare per il futuro.
Insomma i Daft Punk, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, dimostrano di essere dei musicisti a tutto tondo, in grado di intendere la musica elettronica non solo in chiave clubbing, ma anche ad un livello più complesso. E chissà che questa esperienza nel mondo del cinema non dia loro nuove ispirazioni per il tanto atteso nuovo album.
(Giovanni Ansaldo)
TRACKLIST:
“Overture”
“The grid”
“The son of Flynn”
“Recognizer”
“Armory”
“Arena”
“Rinzler”
“The game has changed”
“Outlands”
“Adagio for Tron”
“Nocturne”
“End of line”
“Derezzed”
“Fall”
“Solar sailer”
“Disc wars”
“C.L.U”
“Arrival”
“Flynn lives”
“Tron Legacy (End Titles)”
“Finale”
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BLOOM -
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THE TEMPER TRAP
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