TAGS: Chieftains,
Folk,
SAN PATRICIO
Se cercate un antidoto all’ascolto distratto e frammentato che è diventata la norma in tempi di “musica digitale”, eccovi serviti. “San Patricio” non è un disco da ascoltare sull’iPod, una sequenza di file da scaricare furtivamente da Internet. E’ un album da cuffie e da poltrona. Un racconto, una pagina di storia rivisitata, un viaggio, una ricostruzione scenografica e sentimentale. Come piace a Paddy Moloney, il settantunenne spiritato leader dei Chieftains. Come piace a Ry Cooder, che qui lo affianca in veste di coproduttore e guest star in una manciata di brani. I due si sono messi in testa di raccontare un episodio volutamente dimenticato di storia americana: l’arruolamento dei “San Patricios”, irlandesi emigrati oltre Atlantico per sfuggire alla carestia delle patate, da parte dell’esercito statunitense durante la guerra con il Messico scoppiata nel 1846; e il loro repentino passaggio dall’altra parte del Rio Grande, a combattere al fianco dei cugini poveri, sfruttati, perseguitati e cattolici come loro. Finì male: nessuno vide più casa, molti vennero impiccati per altro tradimento, altri marchiati a fuoco con le stimmate infamanti del disertore. Una pagina scura e triste di storia, eppure “San Patricio” è un disco vitale, effervescente, coloratissimo, tutt’altro che depresso e deprimente. Sarà che gli irlandesi sono i latini delle isole britanniche, sarà che i messicani trovano nella musica un motivo perenne di conforto: ma questo incontro di culture svela sorprendentemente un’anima condivisa, gettando un ponte ardito tra Dublino e Città del Messico, passando per la Galizia e la Los Angeles di oggi dove l’80 per cento della popolazione parla spagnolo a dispetto del filo spinato, della polizia di frontiera e dei muri di confine. Cornamuse irlandesi e fisarmonica, arpe e congas, tin whistles e guitarron: “La iguana”, cantata dalla effervescente star latina Lila Downs, apre le danze (letteralmente) in un’accozzaglia di suoni multietnici che all’inizio lasciano persino frastornati. Ma tutto ha un senso: polke, mazurke e valzer della tradizione messicana (“Canción mixteca”, celebre lamento dell’esilio che Cooder aveva già affrontato in una colonna sonora e che qui è ravvivato dalle voci e dalle chitarre dei ruggenti Los Tigres del Norte) hanno origini austrogermaniche e ritmi analoghi alle gighe dell’Isola Verde (“Sailing to Mexico”, un originale di Moloney). La piccola cornamusa galiziana suonata dallo spagnolo Carlos Nuñez è identica a quelle impugnate dalla Banda de Gaita de Batallón de San Patricio. E la melodia della “rebel song” messicana “Persecución de Villa” assomiglia a quella dell’irlandese “Kevin Barry” perché i sentimenti umani sono uguali a tutte le latitudini del mondo. Per questo alla festa partecipa gente da tutto il mondo: Linda Ronstadt recupera lo spirito di “Canciones de mi padre” (1987) per la placida e nostalgica “A la orilla de un palmar”, la voce rotta e arrugginita della novantenne regina della canción ranchera Chavela Vargas regala una pagina struggente con “Luz de luna”. E “San Patricio” vive di inediti incontri culturali e generazionali: i giovani Los Cenzontles della Bay Area nell’a cappella di “Ojitos negros”, il sussurro recitato dell’attore Liam Neeson in “March to battle” (che ha un forte sapore cinematografico), il fragore festoso dei Los Folkloristas, il Messico profondo di La Negra Graciana e il profumo celtico della voce dei Clannad, Moya Brennan. Moloney e i Chieftains (ridotti a un quartetto) si ritagliano un ruolo da registi lasciando generosamente il proscenio agli illustri ospiti, Cooder regala un duetto strumentale con Van Dyke Parks e un’assolata ballatona di frontiera delle sue, “The sands of Mexico”, che fa da architrave al resto dell’edificio sonoro, alle pipes e alle orchestre mariachi, alle marcette militari e ai lamenti funebri. Magari l’effetto sorpresa svanisce presto. Ma alla fine bisogna riconoscere che Moloney e Cooder, globe trotter attaccatissimi alle loro radici, sono riusciti ancora una volta nell’intento: recuperare la Memoria, portare la Storia nel presente.
(Alfredo Marziano)
TRACKLIST:
1. “La iguana” (with Lila Downs)
2. “La golondrina” (with Los Folkloristas)
3. “A la orilla de un palmar” (with Linda Ronstadt)
4. “Danza de concheros” (with Los Folkloristas)
5. “El chivo” (with Los Cenzontles)
6. “San Campio” (with Carlos Nuñez )
7. “The sands Of Mexico” (with Ry Cooder)
8. “Sailing to Mexico (with Carlos Nuñez )
9. “El caballo” (with Los Camperos de Valles)
10. “March to battle (Across the Rio Grande)”(with Banda de Gaita de Batallón de San Patricio, Liam Neeson, Los Cenzontles and L.A. Juvenil)
11. “Lullaby for the dead”(wth Moya Brennan)
12. “Luz de luna” (with Chavela Vargas)
13. “Persecución de Villa” (with Mariachi Santa Fe de Jesus (Chuy) Guzman)
14. “Canción mixteca (Intro)” (with Ry Cooder)
15. “Canción mixteca”(with Los Tigres del Norte)
16. “Ojitos negros” (with Los Cenzontles)
17. “El relampago” (with Lila Downs)
18. “El pájaro cu” (with La Negra Graciana)
19. “Finale” (with Los Cenzontles, Carlos Nuñez, Los Folkloristas, Banda de Gaita de Batallón de San Patricio and L.A. Juvenil)
-
-
Air
LE VOYAGE DANS LA LUNE -
Van Halen
A DIFFERENT KIND OF TRUTH -
Mark Lanegan
BLUES FUNERAL -
Ringo Starr
RINGO 2012 -
Il Teatro degli Orrori
IL MONDO NUOVO -
Lacuna Coil
DARK ADRENALINE -
Lana Del Rey
BORN TO DIE -
Leonard Cohen
OLD IDEAS -
Anthony Hamilton
BACK TO LOVE -
Cloud Nothings
ATTACK ON MEMORY
-
Air
-
-
Rapstar
NON E' GRATIS -
Doors
L.A. WOMAN - 40TH ANNIVERSARY -
Paul McCartney
KISSES ON THE BOTTOM -
Artisti Vari
I MUPPET -
Babylonia
THE ETHEREAL COLLECTION -
Ben Howard
EVERY KINGDOM -
Bologna Violenta
UTOPIE E PICCOLE SODDISFAZIONI -
Cisco
FUORI I SECONDI -
Emis Killa
L'ERBA CATTIVA -
Prinzhorn Dance School
CLAY CLASS
-
Rapstar








