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Susan Boyle
La “Bruttina stagionata” – per parafrasare il titolo di un libro di Carmen Covito dei primi anni ’90 – non è più tanto bruttina: è questa la prima cosa che salta all’occhio vedendo la copertina di “I dreamed a dream”, il disco di debutto di Susan Boyle.
La storia di questa 48enne scozzese esplosa in tutto il mondo con la sua performance dello scorso 11 aprile alla trasmissione televisiva "Britain's got talent", è già stata raccontata tante di quelle volte che non è il caso di tornarci. Interessante ricordare semmai che la sua fama è dovuta a due vetrine "moderne", i talent show televisivi, nuova frontiera dello scouting, e soprattutto grazie a YouTube, che ha rilanciato il video di quell’esibizione.
Per cui sarà interessante vedere gli esiti di questa popolarità “moderna” nel formato tradizionale della musica: il disco.
L’approccio non è dei più incoraggianti, appunto: la copertina ritrae una donna diversa, decisamente ripulita. Per ritrovarla bisogna andare alla penultima pagina del libretto, in una minuscola foto nell’angolo in cui la Nostra è brutta come ce la ricordiamo, assieme alla madre. Guardate che non è cattiveria gratuita, è che la non-bellezza (è più “politically correct” così?) è un tratto distintivo del personaggio, uno dei motivi che ce l'hanno resa simpatica.
Poi c’è il disco, che è inevitabilmente un disco di cover. E finché la Boyle veleggia su canzoni classiche - come quella che dà il titolo all’album, che è anche quella dell’esibizione TV, e arriva dal musical “I miserabili”; oppure in standard come “Cry me a river” e “Silent night” - uno può ancora dire: non è il mio genere, però alla gente potrà piacere. Quando però attacca “Wild horses” è davvero insopportabile. Tutto “cheesy”, come direbbero gli americani: prevedibile, zuccheroso. La voce è potente, cristallina, non si discute. Ma è tutto così perfettino ed epico, con tutti quegli archi che una canzone la puoi reggere, un disco intero fai fatica.
Un certo pubblico probabilmente è più interessato al “fenomeno” che alla cantante, e questo disco non farà che rafforzare il tutto, però qua il fenomeno non c’è. Chi invece vuole musica iper classica, iper pulita, iper cristallina (ed iper noiosa) qua troverà pane per i suoi denti.
(Gianni Sibilla)
"Wild horses"
"I dreamed a dream"
"Cry me a river"
"How great thou art"
"You’ll see"
"Daydream believer"
"Up to the mountain"
"Amazing grace"
"Who I was born to be"
"Proud"
"The end of the world"
"Silent night"
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