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Lo scorso 25 gennaio, dallo Stadio Nazionale del Perù, a Lima, ha preso il via il tour 2026 dei My Chemical Romance, che passerà anche dall’Italia per un’unica data il prossimo 15 luglio 2026 alla Visarno Arena di Firenze. La nuova produzione riprende e rielabora l’immaginario narrativo legato a “The Black Parade”, l’album iconico del gruppo che quest’anno compie vent’anni, collocando la band in una scenografia che richiama un’istituzione ambigua, a metà tra carcere e ospedale psichiatrico. Il momento più scioccante e che ha attirato maggiormente l’attenzione è arrivato a metà serata, sulla ripresa di “The end” in una nuova versione più melodica, affidata soltanto a pianoforte e violino. Stando alla descrizione di “Loudwire” e visti i video, in questo passaggio intenso, il personaggio noto come The Clerk è apparso legato a un letto d’ospedale, dopo essere stato presentato come una figura apparentemente in sintonia con la band per tutta la serata, a differenza del tour del 2025, quando, come parte della storia, “uccideva” il frontman Gerard Way ogni sera. Il primo concerto del 2026 ha ribaltato completamente la situazione, con il frontman che è saltato sopra il letto d’ospedale, pugnalando The Clerk mentre il sangue schizzava dal suo corpo. Il cantante ha poi estratto alcune delle viscere di The Clerk, mentre partiva una registrazione del brano “Blood”, regalando una performance sopra le righe, tra teatralità macabra e gesti estremi, che conferma la volontà del gruppo di spingere ancora una volta sul lato più disturbante e provocatorio dell’universo di “The Black Parade”. Racconto e scaletta completa sono al LINK IN BIO! #mychemicalromance #live #concerti
Gianni Sibilla ha ascoltato in anteprima per Rockol le canzoni di Sanremo 2026 e le prime impressioni non sono entusiasmanti. Il primo ascolto racconta un Festival molto tradizionale e nostalgico: tante ballad, voce-piano-orchestra, qualche tentativo di minimalismo che però a Sanremo resta sempre un minimalismo “relativo”. C’è nostalgia nei testi, ma anche nostalgia sonora: pop che guarda indietro, generi diversi (rock, rap, country) che arrivano sul palco normalizzati e popizzati. I colori? Più sbiaditi che esplosivi. L’unico vero segno di contemporaneità è la caccia al meme e alla viralità, con artisti che provano a replicare formule già viste. Qualcosa però si salva: buone interpretazioni, un cantautorato solido, qualche rap ben arrangiato, una traccia elettronica davvero interessante che osa di più. Come sempre, però, sarà il palco a dire l’ultima parola: la messa in scena televisiva può cambiare tutto.
Nel 2017, la 59esima edizione dei Grammy Awards ha regalato una delle collaborazioni live più improbabili nella storia dei premi. Per alcuni, lunghi secondi, però, tutto sembrava sul punto di deragliare. Eppure quella performance, che ha visto sul palco insieme i Metallica con Lady Gaga, era nata nel modo più informale e amichevole possibile. Con l’avvicinarsi della cerimonia della 68esima edizione dei Grammy, in proramma l’1 febbraio prossimo presso la Crypto.com Arena di Los Angeles, ripercorriamo la storia del duetto tra i Four Horsemen e la popstar di “Bad romance” su “Moth into flame”, singolo dal decimo album in studio della band heavy metal del 2016, “Hardwired... to self-destruct”. Visti i problemi del live, con il permesso dei Grammy e della CBS, entrambi gli artisti hanno potuto caricare online sia la versione delle prove, priva di difficoltà tecniche, sia una versione “corretta” dell’esibizione originale, nella quale l’audio del banco di registrazione è stato mixato con quello della trasmissione televisiva.

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